La FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG (1/2) così commenta la recente notizia della scoperta in Gran Bretagna di un piano per rapire e decapitare un soldato britannico: “ Se le informazioni… sono corrette, si tratta di una nuova prova di quanto continui ad essere precaria la situazione della sicurezza nel Paese, e quanto un islamismo radicale e criminale abbia distrutto il multiculturalismo britannico: fra poco non sarà più che un ideale del passato. I giovani islamici, come quelli che ad esempio sono di casa a Birmingham e i cui genitori provengono dal Pakistan, prendono ad esempio gli eccidi televisivi di Baghdad; la loro fedeltà politico-religiosa non è per la Gran Bretagna ma per la Jihad; contro l’Occidente, contro Israele, per vendicarsi contro le presunte ingiustizie perpetrate a danno degli islamici”. A questa situazione “ non esiste una risposta univoca”, ma “è chiaro che gli ambienti che propugnano lo “scontro delle culture” non meritano alcuna indulgenza socialpedagogica“. Sul settimanale DER SPIEGEL (29/1), il servizio di copertina viene dedicato alle proposte di accordare la grazia ad ex terroristi della Raf. “ Il presidente federale Köhler sta ponderando la possibilità di graziare l’ex-terrorista Christian Klar. Così facendo, si chiuderebbe un capitolo sanguinoso della storia tedesca. Ma ancora oggi, a trent’anni di distanza dall'”Autunno tedesco”, il rapporto con la Raf divide politica e società“. Sui vantaggi che il presidente iraniano Ahmadinejad, la cui popolarità è in calo nel Paese, trae dalle tensioni sempre maggiori con il presidente Usa Bush, interviene il quotidiano britannico THE GUARDIAN (30/01). In un commento di politica internazionale, Ali Ansari, esperto di questioni iraniane, osserva che, “ironicamente, è proprio l’attuale crisi internazionale ciò che serve per salvare la presidenza di Ahmadinejad… Man mano che aumentano le difficoltà interne, la crisi internazionale può servire come punto di convergenza o, alla peggiore, può convincere l’élite iraniana che un cambio di guardia potrebbe trasmettere all’esterno un’idea di debolezza”. Per Ansari, “mentre Ahmadinejad è stato il peggior nemico di se stesso, i falchi Usa sono” paradossalmente “i suoi migliori amici”. Nella sua situazione di “totale insicurezza”, anche “se il governo sudanese si oppone”, “il Darfur ha bisogno di caschi blu ben addestrati” perché “i 7mila soldati dell’Unione africana non sono né formati né equipaggiati per questa missione” osserva Dominique Gerbaud nell’editoriale del quotidiano cattolico francese LA CROIX (31/01). “Occorre che l’Onu sia all’altezza delle sue promesse e dell’impegno, ma l’Unione africana deve ottenere dal governo di Khartum l’autorizzazione a far entrare le forze di pace. Diversamente, il mondo di risveglierà per accorgersi – ma sarà troppo tardi – che gli abitanti del Darfur sono stati cancellati dalla carta”. La nuova strategia irachena di Bush è al centro di un forum ospitato dal quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (01/02). Per l’islamista Massimo Campanili “ il governo del premier iracheno Maliki è dominato dagli sciiti e voluto dagli Usa, per cui i sunniti non lo accettano. A questo punto bisogna capire fino a che punto Maliki e gli americani sono disposti a far tornate i sunniti sulla scena”. “Credo che, alla fine, gli americani faranno un pacifico colpo di Stato – afferma Younis Tawfik , docente di lingua araba all’Università di Genova -. Faranno sì che cada il governo Maliki per crearne uno guidato da un uomo forte e a loro fedelissimo… che potrà, senza indire elezioni, combattere il terrorismo e ricostruire le infrastrutture di base”. “L’errore fondamentale nel dopoguerra – conclude – è stato quello di ricorrere subito ad elezioni benché il Paese non fosse assolutamente pronto”. Il quotidiano polacco ZYCIE WARSZAWY (31/1) riferisce della lettera aperta indirizzata da vari politici al presidente e premier polacco per chiedere l’introduzione di una legge che tuteli il clero quale gruppo di persone che svolgono le funzioni pubbliche equiparandolo di fatto ai funzionari dell’apparato statale. “La legge è necessaria per difendere la nostra Chiesa dagli attacchi di quegli ambienti che la considerano un ostacolo alla costruzione della democrazia priva di valori”‘ ha affermato Urszula Krupa , eurodeputata e una dei firmatari della lettera. Il quotidiano cita l’opinione del gruppo dei firmatari che dopo la vicenda Wielgus accusano: “Gli imperi mediatici, nemici della Chiesa, hanno dimostrato un particolare accanimento e malignità, cercando di screditare ingiustamente mons. Wielgus.” Anche “prima, a vessazioni simili sono stati sottoposti altri presuli” che “ non hanno la possibilità di difendersi dagli attacchi dei media” . I firmatari sostengono che “proprio per questo è urgente introdurre la legge che faccia sì che i giornalisti non possano più rimanere impuniti” . Il quotidiano aggiunge che i rappresentanti della sinistra all’opposizione affermano che “l’equiparazione del clero ai funzionari pubblici sotto il profilo dei loro diritti significherebbe l’introduzione in Polonia dello Stato confessionale“.