REPUBBLICA CECA

C’è qualcosa di strano

I vescovi sulle accuse di collaborazionismo

La collaborazione di alcuni membri della Chiesa cattolica con i servizi segreti comunisti è un tema che riguarda diverse Chiese dei Paesi dell’Est, facenti un tempo parte dell’ex blocco sovietico. La caduta del Muro e del comunismo ha portato alla apertura degli archivi dei vecchi regimi con la diffusione di rapporti segreti relativi anche ad uomini di Chiesa. In molti casi non si tratta, però, di una completa ed unica documentazione. Solo un esame accurato e critico di tutte le fonti disponibili permetterà di avvicinare la verità. Un auspicio espresso recentemente dai vescovi polacchi, dopo il caso mons. Wielgus. “Non si può dimenticare che questi materiali accusano soprattutto i loro autori” sottolineano i vescovi della Polonia. Il tema è stato affrontato durante la loro 67ma plenaria, (Praga 23-24 gennaio), dai vescovi della Repubblica Ceca che hanno diffuso una dichiarazione di cui presentiamo una sintesi. RIEVOCARE LA SITUAZIONE. “Per considerare in modo veritiero la questione, abbiamo rievocato la situazione sotto il regime totalitario comunista, quando tutti noi siamo stati perseguitati dal servizio segreto (StB) o arrestati. Abbiamo vissuto quei tempi e sappiamo molto bene che nei periodi di persecuzione, i sacerdoti sono rimasti soli. La Chiesa cattolica era perseguitata in quanto alleato di “centri stranieri”. I vescovi di tutte le diocesi furono rimossi, imprigionati. Le persone ritenute scomode per il regime vennero perseguitate dal partito comunista. Persone che ne rappresentano la contiuità fanno ora parte del Parlamento senza alcuna inibizione o obiezione da parte dell’opinione pubblica. Coloro che perseguirono, torturarono o persino liquidarono le loro vittime continuano nell’anonimato a ricoprire le proprie posizioni. La società non ha ancora affrontato questo fatto e ciò sembra persino essere tollerato dall’opinione pubblica. Gli attacchi verso le vittime dell’oppressione e del ricatto sono ancora più strani”. COSA HA FATTO LA CHIESA. “Desideriamo rammentare un fatto che si sta completamente dimenticando in relazione al collaborazionismo: la Chiesa cattolica ha iniziato ad affrontare la collaborazione di sacerdoti con lo StB prima che venisse elaborato alcun ‘Lustration Act’ (legge di epurazione dopo la caduta del regime) e che fossero impiegati i mezzi ad essa idonei: il riconoscimento delle proprie colpe, il pentimento, la penitenza e la riparazione. Venne rimosso chi occupava posizioni vantaggiose per il proprio impegno. Nel 1990, i vescovi e i sacerdoti compirono un pellegrinaggio penitenziale a Velehrad per pregare per coloro che erano caduti, rivolgendo loro un appello affinché riconoscessero le proprie responsabilità, tornassero indietro sui propri passi e si scusassero. Nel 1993, la Conferenza episcopale ceca pubblicò una lettera letta in tutte le chiese – un appello alla penitenza e una formulazione di scuse per le colpe dei sacerdoti. I vescovi esortarono altresì i sacerdoti coinvolti negli intrighi dello StB affinché discutessero con loro la situazione e tutte le circostanze della loro collaborazione. Venne diffuso un articolo di commento sulla vicenda e una richiesta di accogliere le scuse. Esiste una qualsiasi altra comunità di persone che abbia fatto qualcosa si simile e così precocemente?” AFFRONTARE CASI NON CHIARITI. “A quei tempi non avevamo la possibilità di consultare i documenti dello StB. Avendo parlato con i sacerdoti eravamo decisi e non intendevamo condannare alcuno solo perché inserito nella lista di collaboratori, senza che si svolgesse alcun accertamento della verità. Sappiamo che i documenti del servizio segreto sono convincenti circa la collaborazione di alcuni sacerdoti con lo StB. Se esistono evidenze autentiche circa il coinvolgimento di un sacerdote, questi merita la condanna, tanto più se avesse fatto ciò per carriera, per denaro o se avesse fatto del male a qualcuno. Qualora sia stato costretto a collaborare per via della sua imperfezione o della sua debolezza, merita la nostra deplorazione. Se ha accettato di collaborare a causa di una persecuzione a lungo termine, della paura, del ricatto, egli merita la nostra compassione. Ma se il sacerdote non ha alcuna idea di come mai il proprio nome sia stato inserito nella lista dei collaboratori dello StB, se vi sono prove del fatto che egli non abbia mai siglato una collaborazione e non abbia mai fornito informazioni contro alcuno, egli non può essere criminalizzato. Siamo pronti ad affrontare i casi non chiariti”. RISPETTARE TUTTI. “Chiediamo a tutti di non giudicare alcuno sulla base di accuse superficiali e non verificate. Chiediamo a tutti coloro che lavorano nei media di promuovere la verità, rispettare la dignità dell’essere umano e il suo diritto al buon nome. Chiediamo di non condannare alcuno senza che venga appurata la sua reale colpa. Chiediamo a tutti gli interessati di assicurare che la diffusione dei documenti dello StB avvenga senza consentirne l’abuso ai fini della vendetta personale”.