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Chi c’é dietro ai media?

Polonia: continua “l’ondata di giustizialismo”

Diciassette anni dopo le trasformazioni politiche e la caduta del comunismo sembra che i media polacchi tirino fuori dagli armadi degli spiriti del passato regime. Si parla sempre più spesso dei documenti che avrebbero dovuto comprovare la collaborazione con i servizi di sicurezza dei sacerdoti, dei vescovi, come mons. Wielgus, dei giornalisti. Tutto questo serve per distogliere l’attenzione delle questioni veramente importanti per la Polonia. Vale la pena ricordare che 17 anni fa, proprio ai tempi del cambiamento del regime mons. Tadeusz Pieronek disse che i documenti dei servizi segreti sarebbero dovuti essere rinchiusi in un bunker di cemento. E che questo bunker avrebbe dovuto essere riaperto non prima che passassero un centinaio di anni. Solo allora gli storici avrebbero dovuto esaminare questi documenti, cercando di trarne delle conclusioni più o meno vere. Non penso che i media cerchino delle storie sensazionali. Credo che questo fenomeno, quest’ondata di “giustizialismo”, sia stato provocato da qualcosa o da qualcuno. Non sono stati i media a far sì che in Polonia vada di moda verificare se una persona sia stata o meno legata al precedente regime comunista. Tale fenomeno è in un certo senso la conseguenza dell’arrivo al potere di un nuovo gruppo politico cui molti membri sono convinti di aver subito nel passato dei torti. Bisogna considerare però anche il fatto che il gruppo professionale dei giornalisti, nonostante io faccia questo lavoro da una vita, è particolarmente cinico e quindi pronto a sfruttare tali situazioni. Bisogna anche dire che i media polacchi oggi non hanno piena indipendenza e spesso sono diventati dei “media di corte”. È chiaro, che alcuni giornali hanno accesso a dei documenti riservati. E questo è un fatto a dir poco stupefacente. Come mai riescono ad avere in mano dei carteggi contro alcuni personaggi di spicco, contro questo o quell’altro vescovo? Sappiamo bene che i giornalisti non possono essere arrivati a questi documenti da soli. Succede molto spesso poi, che quelli che sono stati accusati dai giornali di aver collaborato con il regime comunista non hanno nessuna possibilità di difendersi. La legge in vigore stabilisce che solo le persone aventi degli incarichi pubblici di spicco sono soggetti alle procedure legali di verifica: per gli altri che cercano di comprovare la loro innocenza davanti ad un tribunale, come per esempio il noto giornalista Daniel Passent, non si da luogo a procedere. Bisogna ricordare che tra i carteggi custoditi presso l’Istituto di memoria nazionale solo pochi documenti possono costituire delle vere prove. La maggior parte di questa documentazione sono delle note redatte dai funzionari dei servizi di sicurezza, che mettevano per iscritto quello che volevano loro. Numerosi sacerdoti hanno parlato degli attacchi sproporzionati contro il clero rispetto ad altri gruppi sociali soprattutto dopo la morte di Giovanni Paolo II. La Polonia è un paese strano. Si parla di Giovanni Paolo II con grande amore in occasione di vari anniversari, ma dopo si dimentica di molte cose. Perché la generazione detta di Giovanni Paolo II fa così fatica a farsi a sentire? Perché le accuse contro la Chiesa sono opera, nella maggior parte di quarantenni? I giovani non hanno voglia di aspettare ma vogliono sapere la verità subito.Questo “giustizialismo” non è, forse, anche una questione generazionale?