L’intervento di Angela Merkel al Parlamento europeo viene analizzato con attenzione dai commentatori tedeschi. La FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG (18/1) osserva: “ Ciò che la Sig.ra Merkel ha fatto a Strasburgo è più di una presentazione del proprio pensiero europolitico: è l’inizio del tentativo di riconciliare i cittadini con l’opera di unificazione europea, il passato con il futuro. Nel momento della crisi di politica costituzionale e in considerazione dello scetticismo diffuso, ha ricordato i motivi fondamentali e il nucleo dell’unificazione . […] E col pragmatismo che la contraddistingue, Merkel ha unito questo accertamento storico, la scoperta della tolleranza quale anima dell’Europa dopo le tremende esperienze del contrario ai compiti di politica estera ed economica che spettano agli europei. Questi compiti… sono dietro l’angolo, vedi il Kosovo, e arrivano fino agli obiettivi strategici a lungo termine della politica energetica e climatica .[…] Non tutti potranno essere realizzati: Merkel non è una guaritrice, nel migliore dei casi è una protagonista di convinzioni di politica europea. Una di queste è non portare agli estremi le opposizioni nell’Unione per motivi di potere. È bello lo slogan scelto dalla presidenza tedesca: l’Europa riesce se si è insieme. Solo se si è insieme“. Sul discorso di Merkel, nella FRANKFURTER RUNDSCHAU si legge: “ Si riconosce uno stile sebbene per via del poco tempo trascorso, manchino necessariamente i contenuti: si tratta del metodo Merkel, che vuole giungere al colpo grosso con piccoli passi riusciti – in modo pragmatico, quasi scientifico, senza grandi gesti e pathos retorico . […] La via imboccata da Angela Merkel è convincente. È giusto discutere il futuro della carta costituzionale innanzitutto in via privata con i governi coinvolti. Ed è abile esercitare la pressione, ritenendo incapace di agire un’Unione europea che non abbia varato le riforme costituzionali. Sicuramente è anche efficace sottolineare ai britannici e ai polacchi entusiasti dell’allargamento che l’Ue senza costituzione non può ingrandirsi. Se c’è un modo per portare avanti la riforma dell’Unione, è questo: sebbene nel discorso di Merkel sia rimasto pienamente oscuro che aspetto avrà il risultato“. “Mai una presidenza dell’Europa avrà tanti atout in mano. Dall’inizio dell’anno, la Germania è la regina dell’Unione” si legge nell’editoriale del quotidiano cattolico francese LA CROIX (17/01). “Leader al Consiglio dei ministri; potente nella Commissione europea nella persona di Günter Verheugen, vicepresidente; presidente del Parlamento europeo dopo l’elezione di Hans-Gert Pöttering, la Repubblica federale beneficia di una configurazione inedita nella storia dal Trattato di Roma”. Una forza che, tuttavia, secondo l’autore dell’editoriale, “non sarà priva di debolezze”.Esse “si trovano soprattutto in Francia” nel cui dibattito pubblico ed elettorale “ l’Unione è la grande assente”. L’unica speranza è che “al termine della campagna elettorale, almeno, la posizione della Francia sull’Europa sia più definita”; per ora “nulla indica una forte volontà” in questa direzione. Eppure “l’Europa è un compromesso, nel quale conta anche il parere della Francia. E invece manca. Ecco perché la Germania, nonostante la sua buona volontà, resterà, nei prossimi sei mesi, un gigante impedito nei movimenti”.”Dolore e speranza”, così il settimanale cattolico GOÆ NIEDZIELNY intitola tutto il numero (2/2007) dedicato agli ultimi avvenimenti nella diocesi di Varsavia il cui arcivescovo, mons. Stanis³aw Wielgus, nominato di recente da Benedetto XVI, a causa della sua passata collaborazione con il regime comunista ha rassegnato le dimissioni. “Questi sono stati i giorni difficili per tutta la Chiesa. Ci siamo sentiti semplicemente smarriti”, scrive nell’articolo di fondo p. Tomasz Jaklewicz mentre p. Andrzej Szostek, già rettore dell’Università cattolica di Lublino, attualmente a capo della cattedra di Etica dello stesso ateneo sostiene che “C’è bisogno di un esame di coscienza”. L’arcivescovo di Lublin mons. Józef Zyciñski nell’intervista rilasciata allo stesso settimanale afferma: “Gli eventi di queste ultime settimane costituiscono un’esperienza molto dolorosa per tutti noi. E’ un’esperienza dolorosa, quanto sarebbe, se partecipassimo agli eventi della notte che precede il Venerdì Santo. La vicenda non è chiusa. Alcune domande ritorneranno. Rimarrà il dolore, e anch’esso ritornerà. Abbiamo però la speranza che dopo il Venerdì Santo arriva la Domenica della Risurrezione”. “Non c’è e non ci dovrebbe essere nella Chiesa il consenso per una verifica (dei collaboratori con il passato regime) fatta nello spirito di vendetta, di odio e di caccia alle streghe. Nella Chiesa non c’è posto per i giudici impietosi e dei boia fai da te” ammonisce Lukasz Kaymierczak dalle pagine del settimanale PRZEWODNIK KATOLICKI (2/2007). Invece i settimanali (come WPROST del 15/01) e i quotidiani polacchi (come RZECZPOSPOLITA del 17/01) continuano a denunciare altri collaboratori del regime comunista tra i politici di primo piano e noti giornalisti.