POLONIA
21 febbraio, Le Ceneri, giorno di preghiera e penitenza per i sacerdoti polacchi
“La Chiesa in Polonia ha sempre condiviso gli animi della nazione, come ne ha sempre condiviso le sorti, anche nei tempi più bui della nostra storia. I casi di debolezza e infedeltà di alcuni tra i suoi membri, anche fra i sacerdoti, portate alla luce dopo tanti anni, non possono alterarlo. Che per tutti noi il momento presente sia l’occasione di penitenza e di riconciliazione, per ripristinare giustizia violata e riconquistare fiducia reciproca e speranza” auspicano i vescovi polacchi nella lettera ai fedeli, letta in tutte le chiese domenica 14 gennaio scorso e redatta dopo la sessione straordinaria del Consiglio permanente dell’episcopato e dei vescovi diocesani, del 12 gennaio. “Desideriamo che il Mercoledì delle Ceneri, 21 febbraio, sia il giorno di preghiera e penitenza per tutti i sacerdoti di Polonia. Desideriamo che in tutte le chiese nelle nostre diocesi si elevino preghiere alla Divina Misericordia chiedendo perdono per gli errori e le debolezze commessi nell’annuncio del Vangelo nella sua interezza. Noi sacerdoti siamo provenienti dal popolo, siamo parte della società polacca, che nella sua totalità ha bisogno di voltare le spalle al male nella pienezza della conversione”. “PRONTI ALLA VERIFICA”. “I vescovi polacchi vogliono una piena verifica della verità che li riguarda e che riguarda tutti gli uomini di Chiesa”- ha dichiarato il presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep) mons. Józef Michalik, affermando che l’episcopato all’unanimità si è detto pronto a sottoporsi alla verifica della documentazione che lo riguarda depositata presso l’Istituto di memoria nazionale (Ipn), e cioè di documenti scritti dai servizi segreti del regime comunista. Il compito di esaminare i vari dossier verrà svolto dalla Commissione storica ecclesiale, costituita di recente. I risultati saranno comunicati alla Conferenza episcopale che, se necessario, prenderà provvedimenti. Il lavoro della Commissione sarà coordinato dall’arcivescovo di Varsavia-Praga Slawoj Leszek Glódz. “IL DRAMMATICO EVENTO”. Nella lettera i vescovi ricordano “il drammatico evento” della rinuncia dell’arcivescovo metropolita di Varsavia, mons. Wielgus, in passato collaboratore del regime comunista, e affermano che “il 5 gennaio scorso nell’appello rivolto alla comunità ecclesiale di Varsavia mons. Wielgus ha confermato la sua collaborazione, confessando di aver così danneggiato la Chiesa, come pure di averle recato danno negando, aggredito dai media, di aver collaborato con i servizi di sicurezza”. Constatano inoltre che in seguito a questi eventi dolorosi che hanno provocato “un’ondata di preoccupazione e addirittura di sfiducia nei riguardi del nuovo pastore” si sono “resi visibili divisioni nella comunità dei fedeli”. L’episcopato polacco esprime nella lettera la gratitudine verso Benedetto XVI “per il suo aiuto paterno nell’evangelico misurarsi con la difficile situazione di fronte alla quale ci troviamo”. I vescovi affermano che in questo modo sono “meglio preparati a vivere in modo coraggioso e fruttuoso questo tempo insolito”. “NON ABBIAMO PAURA”. “La Chiesa non ha paura della verità, anche se è dura, vergognosa e se la sua ricerca è talvolta molto dolorosa. Crediamo che la verità ci rende liberi, perché lo stesso Gesù è verità che ci libererà tutti” affermano i vescovi. Ricordando il Vangelo del Battesimo di Gesù, che solidale con i peccatori sulla riva del Giordano riceveva il battesimo di penitenza” i vescovi affermano “Crediamo fortemente che Gesù sta con tutti noi sulla riva di questo Giordano polacco.” Nella lettera ai fedeli viene citato il Memoriale sottoscritto dall’episcopato polacco il 25 agosto 2006. “Ancora una volta siamo testimoni che il tenebroso passato del sistema totalitario per decine d’anni al potere nel nostro Paese continua a farsi sentire”. Come scritto nel Memoriale riguardo alla collaborazione di alcuni sacerdoti con gli organi di sicurezza in Polonia negli anni 1944-1989, “la documentazione conservata negli archivi dell’Ipn rivela solo una parte degli ampi spazi di sopraffazione e di annientamento della società polacca da parte degli organi di sicurezza dello stato totalitario. Non è però una completa ed unica documentazione dei tempi passati”. Solo un esame accurato e critico di tutte le fonti disponibili ci permetterà di avvicinarci alla verità”. “La Chiesa in Polonia, oltre a stare davanti a Dio nella verità, ha davanti a sé un difficile compito di riconciliazione. Il passato non possiamo cambiarlo, sia quello glorioso che quello per il quale proviamo vergogna. Con l’aiuto di Dio possiamo inserirlo nel nostro presente e nel nostro futuro in modo che sul volto della Chiesa possa manifestarsi la forza di Cristo” scrivono i vescovi rivolgendosi “a tutte le persone della Chiesa, sacerdoti e laici, perché continuino l’esame di coscienza sul proprio comportamento durante il periodo del totalitarismo” e chiedendo “ai governanti e ai parlamentari di assicurare l’uso dei materiali trovati negli archivi provenienti dai tempi della Polonia comunista, nel modo da non ledere i diritti della persona, da non degradare la dignità dell’uomo, e di rendere possibile la verifica di tali materiali da parte di un tribunale indipendente”. “Non si può dimenticare che questi materiali accusano soprattutto i loro autori” concludono i vescovi polacchi.