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La gioia dei giovani

La Bulgaria nell’Unione europea

Il 1 gennaio 2007 è una data importante per la storia della Bulgaria: il Paese, uno tra gli Stati più antichi d’Europa (più di 1300 anni di storia), è ritornato a pieno titolo nella famiglia europea. Molti sono stati gli ostacoli verso il cammino europeo del Paese nel corso dei secoli, basti ricordare i 200 anni di dominazione bizantina, i 500 anni di dominazione turca e i 50 anni di comunismo. Dopo 16 anni di democrazia, l’ingresso nella Comunità europea è stato il solo scopo che ha tenuto insieme i diversi partiti, persone di tutti i ceti sociali, i rappresentati delle religioni, gli intellettuali, gli artisti. E ora i bulgari sono lieti di sentirsi europei, perché in questo modo vedono un riconoscimento ai propri sforzi di raggiungere i criteri necessari per il consolidamento ed il rafforzamento delle istituzioni democratiche e l’incremento dello sviluppo economico e sociale. Perché non si può descrivere la gioia di varcare il confine di un Paese europeo e sentirsi dire “benvenuto” invece di esser sottoposto ai soliti interminabili controlli. A Capodanno Sofia era immersa di luci e suoni che hanno segnato l’ingresso del Paese nell’Unione europea. Molti erano contenti e dicevano: “Siamo finalmente europei”, nella speranza che la ricchezza e la prosperità arrivino anche in Bulgaria; altri chiedono che le regole europee aiutino i bulgari nella lotta alla criminalità organizzata, al traffico di persone e al commercio di organi. Un punto di arrivo questo, ma anche un punto di partenza. Per questo c’è ancora tanta strada da fare. Ci sono anche le persone scettiche, paurose della concorrenza, soprattutto nel settore agricolo dove tante imprese potrebbero chiudere. Dall’altra parte c’erano anche le paure dei vecchi europei, che si aspettavano migliaia di immigrati dopo l’apertura delle frontiere. Addirittura i giornalisti inglesi erano all’aeroporto di Londra per incontrare ondate di lavoratori bulgari e romeni che però non sono arrivati. Perché almeno per ora si spera che gli investimenti stranieri in loco creeranno posti di lavoro a casa, dove i bulgari e i romeni certamente preferiscono stare. I più entusiasti sono i giovani, che a differenza dei loro coetanei occidentali sembrano molto più maturi perché i loro genitori non avevano né i mezzi, né il tempo di viziarli. “I giovani – ha detto al Sir il commissario europeo bulgaro Melena Kuneva, sono il nostro patrimonio più grande”. Sarà questo il primo punto nell’agenda del Governo per creare le opportunità necessarie per il loro futuro. Portatore di lunghe tradizioni culturali, la Bulgaria almeno in parte ha mantenuto i valori tradizionali. Da noi non esiste ancora la questione delle coppie omosessuali. Si inizia ora a parlare dei Pacs e si sentono voci dal partito socialista che chiedono di regolarizzare questo tipo di unioni. “Questo e il consumismo sono le nostre paure più grandi”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale bulgara mons. Hristo Projkov. I due nuovi Paesi (Bulgaria e Romania, ndr ), di lunga tradizione cristiana, come ha ricordato il Papa nel discorso al corpo diplomatico, sono un punto di riferimento per tutta l’area dei Balcani dove da secoli convivono ortodossi, cattolici, musulmani ed ebrei. Possa questa esperienza di pace e tolleranza religiosa aiutare gli altri Paesi della regione a raggiungere la stabilità e l’integrazione nelle strutture europee.