SPAGNA
Le origini del terrorismo basco
Il governo spagnolo ha rotto nei giorni scorsi le trattative di pace con l’organizzazione terroristica basca Eta, dopo l’attentato del 30 dicembre all’aeroporto di Madrid, che ha causato la morte di due cittadini ecuadoriani, numerosi feriti e gravi danni materiali. Anche i vescovi spagnoli, che hanno già pubblicato una istruzione pastorale in materia, hanno espresso in una nota “affetto e solidarietà con le vittime” e condanna del terrorismo, considerato “struttura di peccato”. I vescovi hanno ricordato che il terrorismo è “intrinsecamente perverso, del tutto incompatibile con una visione morale della vita”. “Il governo, i partiti politici e tutte le istituzioni statali – hanno scritto – devono lavorare congiuntamente, con tutti i mezzi legittimi alla loro portata, affinché si metta fine quanto prima al terrorismo. Tutti sono obbligati ad anteporre l’unità contro il terrorismo alle legittime differenze politiche o strategiche”. Pubblichiamo una scheda che ripercorre la storia del terrorismo basco e le difficili trattative con le autorità politiche. LA FINE DI NOVE MESI DI TREGUA . È durato appena nove mesi il terzo tentativo di chiudere la quasi quarantennale storia del terrorismo basco. La tregua annunciata da Eta il 22 marzo 2006 si è interrotta il 30 dicembre con una spaventosa bomba al parcheggio del Terminal 4 dell’Aeroporto di Madrid-Barajas, costata la vita a due operai ecuadoriani che dormivano nelle loro auto. Il 2 gennaio, il ministro degli Interni spagnolo, Alfredo Pérez Rubalcaba, ha annunciato che il processo di pacificazione e il dialogo con Eta erano interrotti, dato che la banda terroristica era tornata ad uccidere dopo quasi quattro anni. LE ORIGINI . La storia del terrorismo basco ha origine negli anni sessanta, quando Euskadi ta askatasuna (Patria Basca e Libertà), nata nel 1959 da una scissione a sinistra dell’organizzazione giovanile Partido Nacionalista Vasco , diventa un movimento armato che lotta per il riconoscimento dell’identità basca. Quest’ultima era rinata (o, secondo alcuni, era stata “inventata” più o meno artificialmente) alla fine dell’ottocento ed era stata duramente conculcata sin dagli anni trenta dal regime franchista. Le imprese di Eta si intrecciarono con il crepuscolo del franchismo e raggiunsero l’apice con lo spettacolare assassinio del primo ministro di Franco, Ammiraglio Carrero Blanco, la cui vettura fu fatta volare all’altezza di cinque piani il 20 dicembre 1973. Il regime franchista non finì certo per la violenza basca, ma per consunzione all’indomani della morte dell’anziano dittatore. Ma la violenza terroristica non cessò neanche dopo la fine del regime e si prolungò come un’ombra cupa sulla nuova Spagna democratica, anche dopo che lo Statuto di Guernica riconobbe alle tre province basche di Alava, Guipozcoa e Vizcaya un’ampia autonomia regionale sin dal 1978. Al contrario: i morti di Eta sono arrivati al numero di 868, cui si aggiungono i due ecuadoriani rimasti vittime della bomba di Barajas del 30 dicembre. TENTATIVI DI PACE . Il processo di pace ora interrottosi era iniziato il 22 marzo 2006 con l’annuncio da parte di Eta di un cessate il fuoco permanente. Dopo i colloqui di Algeri con Eta, voluti da Felipe Gonzales nel 1989 e la tregua sotto Aznar nel 1998-99, anche Zapatero ha cercato una via d’uscita al lungo conflitto basco dall’inizio del 2006. Ma il suo tentativo non è stato sostenuto dalla principale forza di opposizione, il Partito popolare, ed ha incontrato una forte ostilità nell’Avt, l’associazione delle vittime del terrorismo. Sia il Pp che l’Avt hanno più volte accusato Zapatero di accettare da Eta condizioni impossibili, di cedere senza che la violenza cessasse. Ed in effetti il cessate il fuoco di Eta è stato negli scorsi nove mesi quantomai ambiguo. Se si erano interrotti gli omicidi, non era cessata né la Kale borroka , ovvero la guerriglia urbana quotidiana posta in essere da Eta contro vari obiettivi (sedi di partito, uffici pubblici, bancomat, abitazioni di leaders politici), né la prassi delle estorsioni agli imprenditori baschi, con finalità di autofinanziamento. Il furto di armi realizzato a Nimes il 22 ottobre 2006 aveva poi fatto crescere ulteriormente i dubbi sulla disponibilità di Eta a rinunciare davvero alla violenza, proprio mentre la “consorella” Ira sembrava deporre definitivamente le armi in Irlanda del Nord. L’INCOGNITA DEL FUTURO. Oltre alle vite spezzate dei due ecuadoriani morti a Barajas, l’ultima impresa dei terroristi baschi lascia aperto uno dei più vecchi conflitti europei. Ora la patata bollente del conflitto basco torna nelle mani dell’intera classe politica spagnola, che dovrà chiedersi se la via della repressione sia di per se un percorso sufficiente. Ed i giochi potrebbero riaprirsi anche dentro Eta, ove, secondo alcuni, è in corso una battaglia fra un’ala favorevole alla fine della violenza – facente capo al leader della banda Josu Ternera – e una componente irriducibile, cui alcuni attribuiscono l’attentato di fine anno.