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Un futuro libero

Benedetto XVI e l’Europa

Uno sguardo alla situazione internazionale per “esaminare le sfide che siamo chiamati ad affrontare insieme”. Africa, Asia, America Latina, Medio Oriente ed Europa sono state, infatti, al centro del discorso che Benedetto XVI ha rivolto, lo scorso 8 gennaio, al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, in occasione dello scambio di auguri per il nuovo anno. Riportiamo il testo integrale del passaggio relativo all’Europa. “Più vicino a noi, in Europa, nuovi paesi, la Bulgaria e la Romania, paesi di lunga tradizione cristiana, hanno fatto il loro ingresso nell’Unione europea. Nel momento in cui ci si appresta a celebrare il cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma, una riflessione si impone sul Trattato costituzionale. Mi auguro che i valori fondamentali che sono alla base della dignità umana siano pienamente protetti, in particolare la libertà religiosa in tutte le sue dimensioni e i diritti istituzionali delle Chiese. Allo stesso modo, non si può prescindere dall’innegabile patrimonio cristiano di questo continente, che ha largamente contribuito a modellare l’Europa delle nazioni e l’Europa dei popoli. Il cinquantesimo anniversario dell’insurrezione di Budapest, festeggiato nell’ottobre scorso, ci ha ricordato gli avvenimenti drammatici del ventesimo secolo che spingono tutti gli Europei a costruire un futuro libero da ogni oppressione e condizionamento ideologico, a tessere legami di amicizia e di fraternità, e a manifestare sollecitudine e solidarietà verso i più poveri e i più piccoli: allo stesso modo, è importante purificare le tensioni del passato, promuovendo la riconciliazione a tutti i livelli, perché essa sola permette di costruire il futuro e di aprirsi alla speranza. Faccio appello anche a tutti coloro che, nel continente europeo, sono tentati dal terrorismo, a cessare ogni attività di questo tipo, perché tali comportamenti, che fanno prevalere la violenza e che provocano paura presso le popolazioni, costituiscono una strada senza uscita. Penso anche ai diversi “conflitti congelati”, auspicando che possano trovare rapidamente una soluzione definitiva, e alle tensioni ricorrenti, legati ai nostri giorni soprattutto alle risorse energetiche. Mi auguro che la regione dei Balcani giunga alla stabilità che tutti sperano, in particolare grazie all’integrazione delle nazioni che la compongono nelle strutture continentali e al sostegno della comunità internazionale. L’allacciamento di relazioni diplomatiche con la Repubblica del Montenegro, appena entrata pacificamente nel concerto delle Nazioni, e l’Accordo di Base firmato con la Bosnia Erzegovina, costituiscono delle prove dell’attenzione costante della Santa Sede per la regione dei Balcani. Mentre si avvicina il momento in cui sarà definitivo lo statuto del Kosovo, la Santa Sede domanda a tutti coloro che sono coinvolti uno sforzo di saggezza lungimirante, di flessibilità e di moderazione affinché sia trovata una soluzione rispettosa dei diritti e della attese legittime di tutti”.