DIALOGO
TURCHIA E ALBANIA: la gioia condivisa tra cristiani e musulmani
Dalla Turchia e Albania, paesi a maggioranza musulmana, due testimonianze di dialogo e di tolleranza religiosa: una risposta a quella asettica correttezza, tipica di una certa cultura laicista occidentale, troppo sbrigativa nel chiedere la rimozione di tradizioni e di culti per non urtare l’altrui sensibilità religiosa. A scrivere da Istanbul, padre Ruben Tierrablanca, animatore di una fraternità ecumenica nella città turca e da Scutari (per Fides), padre Flavio Cavallini, ex ministro provinciale dei frati minori dell’Albania.TURCHIA. “Si può ben immaginare che dopo la visita di Benedetto XVI in Turchia abbiamo vissuto a Istanbul il tempo di Avvento e di Natale con grande entusiasmo. Ci siamo resi conto di tanti dettagli che si sono vissuti dietro le quinte; tutti attivi nel proprio servizio, siamo stati testimoni de la cordialità e la gioia che in ogni momento il Papa ha manifestato, la familiarità con cui trattava le guardie, fotografi, traduttori ed ogni persona che salutava nei suoi percorsi. In Turchia le feste natalizie, che si chiuderanno nell’Epifania, non si sentono così forte come nei nostri Paesi di origine. Qui i negozi e i municipi annunciano l’anno nuovo 2007 e la propaganda religiosa musulmana promuove lo spirito di “kurban bayram” (festa del sacrificio … di Abramo al figlio Isacco). Tuttavia quest’anno il Natale ci ha riservato un incontro di dialogo e di tolleranza. Qualche giorno fa il sindaco del nostro municipio di Beyoglu, Ahmet Misbah Demircan, aveva annunciato la sua visita alla nostra chiesa per salutare i fedeli cristiani alla fine della Messa. Abbiamo saputo poi che aveva fatto altrettanto con le altre due chiese cattoliche della zona. Perciò dopo il canto della “Kalenda Nativitatis” e la Messa natalizia, Ahmet Misbah si è presentato per salutare l’assemblea riunita augurando ai cristiani del suo municipio “iyi Noeler!” (Buon Natale”) e invitandoli a continuare nella costruzione di una città dove prevalga la amicizia, il rispetto e la gioia di vivere insieme. Già negli anni scorsi Ahmet Misbah aveva mostrato la sua amicizia e simpatia mandando dei doni natalizi per tutti i fedeli della parrocchia, e anche per la Pasqua. Questa volta ha voluto venire personalmente. Ciò che è davvero sorprendente è che lui musulmano, figlio di “imàm”, ha preso l’iniziativa dell’incontro con tutti. Stiamo vivendo il tempo in cui si aprono le porte della speranza”.ALBANIA. ” In Albania gli slanci di laica tolleranza religiosa, che siamo soliti annotare leggendo le cronache quotidiane, fanno un po’ sorridere. Parlo di un Paese a larga maggioranza musulmana uscito recentemente da una singolare, quanto truce, esperienza di ateismo di Stato. Qui, in cinquecento anni di più o meno problematica convivenza tra Islam e Cristianesimo sia ortodosso che cattolico, nessuno si è mai sognato, né oggi si sognerebbe, di pretendere che la minoranza cristiana, si autocensuri di qualche aspetto delle proprie feste in nome del buon vivere comune. A Scutari una consumata saggezza orientale consiglia di coltivare l’armonia sociale evitando di ricorrere necessariamente a forme di autosterilizzazione preventiva. Viene la festa del Grande Bajram, ogni cristiano che abbia un minimo di buona educazione indossa l’abito buono e con moglie e figli fa il giro di amici e colleghi musulmani. A Natale o a Pasqua, nessun musulmano, che tra i suoi conoscenti abbia dei cristiani, trascura di bere un caffè a casa loro. Ricorre il Piccolo Bajram, colleghi ed amici cristiani restituiscono la cortesia, onorando i conoscenti musulmani con un segno di partecipazione al loro giorno festivo. I rappresentanti delle varie realtà religiose e le principali cariche dello Stato considerano un preciso dovere la cortesia di una visita nel corso delle principali feste religiose delle diverse comunità. Il principio che guida questa civilissima condotta è molto semplice e vale per credenti e i non credenti. Pur appartenenti a identità culturali e religiose diverse si gioisce perché l’altro è in festa, nonostante gli orizzonti filosofici o teologici possano essere lontani. Nel suo riproporsi periodico la festa invita ed educa ad un incontro squisitamente e nobilmente umano. Tutto ciò è molto più che semplice tolleranza reciproca, è, piuttosto, partecipazione. Lunedì 25 dicembre, per i cattolici è Natale. Il Presidente della Repubblica d’Albania, cristiano ortodosso, trova venti minuti per andare a casa del Vescovo per fargli visita. Lo fa anche il mufti. Il tentativo occidentale di superare un modello finora sostanzialmente monocolore, proponendone un altro molto più sbiadito e insapore a tinte neutre, visto da qui, sembra l’incedere goffo e impacciato di un’Europa adolescente, ancora incapace di far davvero posto agli altri. Forse anche i Re Magi, certamente non cristiani, con la loro visita a una famiglia di Betlemme, per uno scambio di doni, possono essere ancora oggi fonte d’ispirazione”.