PARLAMENTO UE
Via libera al bilancio 2008
Con la maratona di voto della scorsa settimana, durante la plenaria di Strasburgo, il Parlamento ha dato il via libera al bilancio generale Ue per il 2008. Il documento fissa il livello dei pagamenti a 120,3 miliardi di euro (0,96% del Prodotto interno lordo europeo). Tra le poste del budget si confermano più fondi per lo sviluppo e la crescita (anche se i deputati avrebbero voluto maggiori stanziamenti), per la politica estera e gli aiuti (Kosovo, Palestina, Fondo mondiale per la lotta contro l’Aids), per il controllo delle frontiere esterne e per realizzare l’Istituto europeo di tecnologia.I SOLDI DEGLI EUROPEI. La procedura di bilancio è una delle più complesse a livello istituzionale Ue. Commissione, Parlamento e Consiglio hanno, ciascuno, un proprio ruolo, ma le vere autorità budgetarie sono le ultime due, che devono giungere, mediante lunghe trattative, a un accordo entro il dicembre di ogni anno. Il bilancio comune è sostenuto per oltre i due terzi dalle rimesse degli Stati membri, in base al reddito nazionale, e da risorse proprie (dazi esterni, Iva). L’Unione “costa” circa 240 euro per ogni cittadino europeo: con questi soldi si costruiscono infrastrutture, si sostiene l’economia (dalle piccole e medie imprese alla concorrenza internazionale), si aiutano le aree meno sviluppate dell’Unione; si difendono l’ambiente rurale e la natura, si punta alla formazione (ad esempio con il progetto Erasmus), alla ricerca e alla cultura, alla tutela dei consumatori; si combatte il terrorismo… DIFESA DELLE FRONTIERE E COMPETITIVITà. Nella relazione al bilancio, stesa dal deputato finlandese KYOSTI VIRRANKOSKI , assumono crescente importanza alcuni capitoli di spesa, a partire da quello per la libertà, sicurezza e giustizia, cui vanno 533 milioni di euro. Il Parlamento in questo caso ha sottolineato “l’importanza delle attività dell’agenzia Frontex”, ritenendo che essa “debba svolgere un ruolo più efficace nel rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione”. Virrankoski ha spiegato in aula le chiavi di lettura dei conti finanziari, che per la prima volta dedicano più risorse alla competitività e alla crescita rispetto all’agricoltura; ognuna di queste due voci occupa oltre il 40% delle risorse disponibili. Il resto dei fondi è assorbito dalle iniziative dell’Ue per la “politica esterna” (compresi gli aiuti umanitari), per accrescere il senso di cittadinanza e per le spese amministrative e immobiliari (circa il 5% del totale). MONTENEGRO, PRIMO PASSO VERSO L’ADESIONE. Nella seduta di Strasburgo, l’Eurocamera ha anche votato per la conclusione dell’accordo di associazione con il Montenegro. L'”associazione” è intesa ad aiutare il paese “a consolidare la democrazia e lo Stato di diritto”; alla stabilizzazione politica e istituzionale; a completare la transizione verso un’economia di mercato; a “promuovere la cooperazione” con gli altri Stati balcanici. Si tratta di una mossa di avvicinamento tra Bruxelles e la piccola repubblica balcanica: ma per l’Assemblea restano molti “progressi da realizzare” in svariati campi: indipendenza della magistratura, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, alla tratta di esseri umani, al traffico di armi, di sigarette e di droga. Compiacendosi della “adozione da parte del parlamento montenegrino di un nuovo testo costituzionale”, gli eurodeputati ritengono che la nuova Carta “offra garanzie sufficienti alle minoranze nazionali”. Occorre invece garantire la libertà di stampa. “COLTIVARE” LA STORIA COMUNITARIA. Prende intanto quota fra Strasburgo e Bruxelles il progetto della “Casa della storia europea”, lanciato dal presidente dell’Europarlamento, intesa a dare nuovo impulso alla dimensione storica, culturale e spirituale dell’Unione, focalizzandosi in particolare sul processo di integrazione comunitaria degli ultimi cinquant’anni. Il presidente HANS-GERT POETTERING aveva spiegato durante il suo discorso di insediamento il 13 febbraio 2007: “Vorrei promuovere un luogo della memoria e del futuro in cui l’idea d’Europa possa crescere ulteriormente. Vorrei proporre la costituzione di una Casa della storia europea, che non dovrebbe diventare un museo noioso e asettico, ma un luogo che alimenti il nostro ricordo della storia”, “aperto alla ulteriore formazione dell’identità dell’Europa”. L’idea si sta concretizzando: i vertici dell’Assemblea hanno infatti approvato la formazione di un Comitato di esperti, composto da 8 docenti universitari e dirigenti di musei di varie nazioni. Tale Comitato (composto dal polacco Wlodzimierz Borodzjei, dall’italiano Giorgo Cracco, dal belga Michel Dumuolin, dall’inglese Timothy Garton Ash, dal tedesco Walter Hutter, dalla francese Marie-Hélène Joly, dal finlandese Matti Klinge e dall’olandese Ronald de Leeuw) inizierà a operare da gennaio e dovrà riferire entro il giugno 2008 rispetto a un progetto della Casa (contenuti, obiettivi, strumenti, budget), la quale verrebbe poi istituita nel corso della successiva legislatura.