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Finalmente la Carta

Diritti fondamentali: il documento assumerà un valore vincolante

Sono occorsi molti anni, ma finalmente la Carta dei diritti fondamentali assumerà un valore vincolante per gli Stati membri. Nella sessione del 28-29 novembre, l’Europarlamento ha dato il proprio sostegno alla proclamazione ufficiale del documento – approvato a Nizza nel 2000 -, così da affiancare il Trattato di Lisbona come nuovo quadro giuridico di base dell’Unione europea.IL SÌ DELL’AULA ALLA CARTA. I lavori dell’Assemblea, tenutisi a Bruxelles, hanno affrontato numerosi punti: la direttiva sulle trasmissioni e la pubblicità televisiva, le regole per il finanziamento dei partiti europei, una serie di normative sulla “interoperabilità” delle ferrovie comunitarie, una risoluzione sulla “flessicurezza” e la regolamentazione delle armi. A questo proposito, la relatrice GISELA KALLENBACH ha esposto la necessità di fissare “rigorose condizioni” per acquistare e detenere pistole e fucili, di introdurre un “rigido regime di marcatura” delle armi e delle loro parti e “un archivio informatico che permetteranno di rintracciare i loro proprietari”, al fine di contrastare il crimine e il terrorismo. Gli eurodeputati hanno quindi approvato a larghissima maggioranza (534 voti favorevoli, 85 “no”, 21 astenuti) la Carta dei diritti fondamentali Ue, dando mandato al presidente Hans-Gert Poettering “di proclamarla solennemente, prima della firma del Trattato di riforma, congiuntamente al presidente del Consiglio europeo e al presidente della Commissione”. La relazione, stesa dal deputato JO LEINEN, comprendeva la data della cerimonia, fissata per il 12 dicembre a Strasburgo; il giorno successivo il Trattato sarà firmato nella capitale portoghese. Il processo di ratifica nei 27 Stati dovrebbe tenersi nel 2008 per far entrare in vigore Trattato e Carta il 1° gennaio 2009. APPELLO A POLONIA E REGNO UNITO. Nel testo passato in aula si sottolinea “lo status giuridicamente vincolante della Carta”, elemento che renderebbe – come ha sostenuto nel dibattito il relatore – il Trattato di Lisbona in grado di salvaguardare “la sostanza” della Costituzione europea firmata nel 2004 e non ratificata. Approvando poi un emendamento proposto dai Verdi, l’Assemblea “rivolge un urgente appello” alla Polonia e al Regno Unito (che con la clausola opt-out avevano ottenuto una deroga sulla Carta) “a compiere ogni sforzo per poter comunque pervenire a un consenso sull’applicazione illimitata della Carta dei diritti”. L’emiciclo ha invece respinto (115 favorevoli, 513 contrari, 8 astensioni) una risoluzione alternativa, presentata dal gruppo “euroscettico” Indipendenza e democrazia, che disapprovava il carattere vincolante del testo.TV, LIVE STREAMING, WEBCASTING. Il Parlamento ha poi votato a favore della nuova direttiva sulle attività televisive (ex “Tv senza frontiere”) che attualizza o introduce norme su interruzioni pubblicitarie, pubblicità occulte, televendite. L’impegno fondamentale voleva essere di assegnare margini precisi alla “invasione pubblicitaria”, anche se i risultati appaiono tutto sommato modesti e comunque inferiori alle attese di chi da tempo chiede un freno agli spot e alla commercializzazione dei programmi. La direttiva sui “media audiovisivi” intende adeguare la precedente, del 1997, agli sviluppi tecnologici e a quelli intervenuti nel mercato della pubblicità. La relatrice, RUTH HIERONYMI , ha spiegato che il testo sarà applicabile solo “verso la fine del 2009”. Nel campo di applicazione della direttiva rientrano la televisione analogica e digitale, le trasmissioni continue in diretta (live streaming), la tv via internet (webcasting) e i servizi di media audiovisivi “a richiesta” (video on demand). QUALCHE LIMITE ALLA PUBBLICITÀ. In base a tale normativa, gli Stati membri “devono garantire la libertà di ricezione” sul proprio territorio di servizi provenienti da altri Stati membri. Sono invece autorizzati a farlo a titolo provvisorio se una trasmissione viola “in maniera evidente, grave e seria” il divieto di contenere programmi che possano “nuocere allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minorenni, in particolare programmi che contengano scene pornografiche o di violenza gratuita”. Possono essere oscurate emissioni che contengono “incitamento all’odio basato su razza, sesso, religione o nazionalità”. La direttiva regola poi la “comunicazione commerciale audiovisiva”, espressione più articolata per parlare della pubblicità e delle nuove forme in cui essa viene esercitata. La pubblicità, dunque, non potrà superare 12 minuti per ogni ora di trasmissione. Essa deve sempre essere “riconoscibile come tale”, quindi non occulta, non può nuocere alla salute (è vietata, ad esempio, per le sigarette e gli altri prodotti a base di tabacco), non può “esortare i minori ad acquistare un prodotto o un servizio sfruttando la loro inesperienza o credulità”. Positivo il divieto delle “sponsorizzazioni” per i programmi di informazione, per bambini, i documentari e i programmi religiosi.