elezioni in russia

Tra molti dubbi

Putin oltre il 61%

Quelli ufficiali saranno pubblicati fra il 7 e l’8 dicembre ma i risultati delle elezioni in Russia del 2 dicembre, per il rinnovo della Duma, la Camera bassa del parlamento, hanno il sapore di un plebiscito per Putin ed il suo partito “Russia unita” che ha superato il 61% dei suffragi. Non hanno avuto lo stesso sapore per Garry Kasparov, leader del movimento di opposizione Altra Russia che parla di “funerali della democrazia” e per i 70 osservatori (europarlamentari di 28 Paesi) del Consiglio d’Europa e Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) per i quali “le elezioni non si sono svolte in un’atmosfera imparziale”.UN VOTO “NON CORRETTO”. La delegazione degli osservatori era guidata da LUC VAN DEN BRANDE , dell’Assemblea parlamentare CdE e da GÖRAN LENNMARKER , esponente dell’Osce. “Le votazioni erano state ben organizzate – hanno spiegato il 3 dicembre all’indomani delle elezioni, a Strasburgo i responsabili della missione -. Tuttavia, lo scrutinio si è svolto in un’atmosfera che ha seriamente limitato la competizione politica, in cui gli abusi delle risorse amministrative sono stati frequenti e la copertura mediatica era principalmente a favore del partito al potere”. Le critiche degli osservatori si sono soffermate sui seguenti punti: “la fusione dello Stato con un partito politico è un abuso di potere e una chiara violazione degli standard e degli impegni internazionali”; “i mass media si sono dimostrati ampiamente a favore del presidente Putin e del partito al potere, Russia Unita”; “a causa del nuovo codice elettorale, per i partiti nuovi e per i partiti minori è estremamente difficile svilupparsi e competere”. Infine, “diversi rapporti testimoniano molestie verso i partiti dell’opposizione”.MEDIA PARZIALI. Secondo gli osservatori, le autorità statali non hanno assunto un “atteggiamento neutrale”. “L’ampio ricorso alle risorse amministrative, come l’uso delle infrastrutture statali e del personale iscritto nell’elenco dei dipendenti pubblico, in favore di Russia Unita”, rappresenta “una chiara violazione” degli standard democratici europei. Inoltre, “la maggior parte dei governatori” risultava nelle liste di Russia Unita: “Questo è fuorviante per gli elettori, in quanto è improbabile che questi ufficiali abbandonino le loro alte cariche per sedere alla Duma”. E ancora: “Il ruolo attivo che il capo dello Stato ha assunto a favore di Russia Unita, pur non essendo membro del partito, ha trasformato le elezioni parlamentari in un referendum per il presidente”. Oltre che su Putin, le obiezioni di CdE e Osce si concentrano sul sistema di informazione russo: “i media, in particolare la televisione, sono sotto il controllo quasi totale dello Stato – hanno affermato gli osservatori internazionali -; durante la campagna, il presidente Putin e Russia Unita si sono assicurati gran parte della copertura mediatica”. Così “i media sovvenzionati dallo Stato non hanno rispettato il mandato pubblico di offrire una piattaforma obiettiva e ciò ha reso molto difficile avere una visione d’insieme imparziale dei partiti politici”. Per gli osservatori la stampa si è invece “mostrata più dinamica” rispetto alla tv e “si sono registrati esempi di copertura mediatica equilibrata in diverse testate giornalistiche. Tuttavia i giornali, in particolare i più indipendenti, non raggiungono un vasto pubblico”. Tra i problemi segnalati, si conferma anche il fatto che “la soglia di sbarramento del 7% e il divieto per i partiti di formare blocchi elettorali” ha di fatto limitato “la creazione di nuovi partiti politici e quindi la possibilità di una rappresentazione parlamentare più pluralistica”. La campagna preelettorale, poi, è stata segnata “dalle misure repressive delle autorità contro manifestanti e membri dell’opposizione”. Diverse ong “hanno incontrato ostacoli nello svolgimento del loro operato e altrettante hanno riferito di non aver avuto accesso ai seggi elettorali il giorno del voto”.UNA RUSSIA RITROVATA. Sui futuri scenari politici fino alle elezioni presidenziali (marzo 2008), SARA BARBIERI, dell’Istituto per l’Europa centro-orientale e balcanica, dice: “È chiaro che il risultato delle elezioni influirà sulle presidenziali, ma personalmente non credo che Putin forzerà la mano con la riforma della Costituzione: la Russia non evolverà nel breve periodo verso una forma di autoritarismo come è avvenuto in Bielorussia con Lukascenko. Putin stesso sa che non può rompere i rapporti con le cancellerie europee. D’altronde, egli controlla già i gangli politici ed economici del paese e potrebbe continuare a farlo pur in una posizione istituzionale differente”. “Sicuramente – prosegue – Putin è troppo giovane per uscire di scena. E poi in Russia il potere si personifica: è sempre stato così, prima con gli zar, poi con i leader comunisti. Putin è il leader incontrastato” e “offre quelle certezze che erano venute meno con la caduta del comunismo e con lo sfascio causato da Eltsin”. Egli “incarna una Russia ritrovata, forte”, nella quale, inoltre, “le pensioni vengono pagate e si notano piccoli miglioramenti nella vita di ogni giorno”.