POLONIA

Per valori più alti

L’auspicio dei vescovi per l’unificazione europea

I vescovi polacchi, riunitisi verso fine novembre a Jasna Gora per la 342ª sessione plenaria, si sono occupati, tra l’altro, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e delle conclusioni della Commissione storica e del Gruppo di lavoro per la valutazione etico-legale, istituiti dalla Conferenze episcopale polacca, sui documenti degli organi di sicurezza della Polonia comunista riguardanti i vescovi.LUCI E OMBRE. “L’episcopato polacco valuta positivamente i tentativi volti a garantire in maniera istituzionale il processo di unificazione europea, attraverso la formazione del diritto che si richiama soprattutto a quelli valori che hanno l’origine cristiana e costituiscono, come nel caso dei diritti dell’uomo, la più eccelsa parte della tradizione religiosa, morale, culturale e civile dell’Europa”. I vescovi “con rammarico rilevano che nel preambolo del documento manca purtroppo il riferimento a Dio” ma si dicono “convinti che il richiamo al patrimonio storico europeo a carattere ‘spirituale, religioso e morale’ permetterà che i valori, i diritti, le libertà e i principi di cui nella Carta dei diritti fondamentali possano essere intesi nello spirito della plurisecolare tradizione cristiana che costituisce un’importante elemento della civiltà europea”. L’episcopato polacco è però del parere che “suscitano le riserve, se non addirittura l’opposizione, alcune formulazioni incomplete e, in qualche caso inaccettabili, come il restringimento del divieto di clonare la vita umana solamente ai casi di clonazione riproduttiva”.TROPPI COMPROMESSI. Mons. Tadeusz Pieronek ha definito “ragionevole” le dichiarazioni del nuovo capo del governo polacco Donald Tusk riguardanti la riforma del Trattato europeo. Il primo ministro polacco, che il 7 dicembre dovrebbe essere ricevuto in udienza da Benedetto XVI, nel suo discorso al Parlamento del 23 novembre ha affermato di voler sottoscrivere il Trattato con deroga adottata pure dal Regno Unito e riguardante la Carta dei diritti fondamentali. Secondo mons. Pieronek quella posizione tiene conto sia dei lavori del governo precedente sia delle riserve della Chiesa espresse in merito ad alcuni articoli della Carta. Mons. Henryk Muszynski, parlando a nome dell’episcopato polacco, ha rilevato che la Carta dei diritti fondamentali “è frutto di molti compromessi, e le formulazioni adottate non soddisfano nessuna delle parti”. I vescovi polacchi esprimono delle remore in merito all’incompletezza del’art. 2 sul diritto alla vita, affermando però che “niente impedisce di completarlo con: dal momento del concepimento alla morte naturale”. IL VALORE DELLA FAMIGLIA. L’altro articolo che suscita delle perplessità dell’episcopato polacco è quello che garantisce “il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia” (art. 9). Mons. Muszynski ha rilevato che da tale formulazione “si evince la differenziazione tra il diritto al matrimonio e il diritto a formare una famiglia”, mentre “nell’accezione cristiana, il matrimonio da inizio alla famiglia e ne costituisce l’elemento integrante e fondamentale”. La Carta, ha spiegato mons. Muszynski, sembra “suggerire la possibilità di un’altra famiglia, diversa da quella basata sull’unione tra uomo e donna”. Secondo i vescovi polacchi è inaccettabile l’affermazione, contenuta nell’articolo 21 della Carta che “pone allo stesso livello il divieto di discriminare le persone a causa della loro religione, del sesso e delle loro preferenze sessuali”. I vescovi polacchi rilevano che “il sesso è un elemento della natura, e porgerlo allo stesso livello delle preferenze sessuali costituisce un equivoco”. Secondo l’episcopato polacco però la Carta “è un importante tentativo di perseguire una più piena unità non solo sul piano organizzativo ma anche nella sfera dei valori fondamentali che uniscono gli europei”. Mons. Muszynski considera inoltre rilevante il fatto che la Carta “non solo afferma le libertà e i diritti dell’uomo, ma definisce come importanti valori europei i principi di sussidiarietà e solidarietà che scaturiscono direttamente dal magistero sociale della Chiesa”. “Questo permette di sperare che l’Unione europea desidera non solo costruire una comunità economica ma anche una comunità di persone basata sui valori più alti”.DISCORSO CHIUSO. Nella stessa sessione, i vescovi polacchi hanno evidenziato che “considerano chiusa la questione dei documenti degli organi di sicurezza della Polonia comunista riguardanti i vescovi”. Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale polacca ha deciso di pubblicare i risultati di tali esami. Le conclusioni e la relativa documentazione saranno trasmesse alla Santa Sede. I vescovi fanno notare che “nelle conclusioni del Gruppo di lavoro per la valutazione etico-legale si legge che le accuse formulate nei confronti dei vescovi menzionati nella documentazione dei servizi segreti, e riguardanti una loro consapevole e volontaria collaborazione con tali servizi, sono infondate nel merito, poiché prive di prove”.