Austria

Chiesa vicina a separati e risposatiLa Chiesa cattolica austriaca intende essere “attenta” alla questione dei separati e risposati. A tal fine, nei giorni scorsi, la “Piattaforma per separati e risposati” (Wige) di Vienna ha presentato un opuscolo che traccia indicazioni sull’approccio con queste persone. Fondata nel 1989, l’organizzazione opera con l’obiettivo di occuparsi di tutti coloro che per via delle vicende esistenziali non si trovino più a loro agio all’interno della Chiesa, pur volendo esserne parte ed offre consulenza, formazione e colloqui volti a promuovere il contatto pastorale con le persone separate. Il documento, articolato in cinque punti, è rivolto sia ad assistenti spirituali che agli stessi coinvolti e contiene argomenti su cui il card. Christoph Schönborn, presidente della conferenza episcopale, aveva offerto alcuni spunti. “La questione del fallimento delle relazioni è più che mai attuale ed è una realtà cui nessun assistente spirituale può sottrarsi”, recita la prefazione dell’opuscolo. Il documento ribadisce l’indissolubilità del matrimonio sacramentale, “che ha la dignità più alta davanti a Dio”, pur ipotizzando per i separati, il cui matrimonio sia naufragato, una specie di “seconda promessa solenne”. Questa promessa non avrebbe lo status di un matrimonio ecclesiastico ma conferirebbe alla nuova unione una certa dignità, che la distinguerebbe da un secondo matrimonio celebrato solo civilmente. Nell’opuscolo viene formulata la necessità di dare priorità assoluta ai bambini: “i bambini devono avere la certezza di essere amati dai genitori, indipendentemente da come la vita prosegua. Occorre dunque sempre chiedersi se i diritti dei bambini vengano rispettati”. La brochure tocca anche altri aspetti spesso collegati alle separazioni: il modo di relazionarsi con l’ex coniuge, che deve nascere dallo sforzo di creare un rapporto corretto e con la priorità del benessere dei figli; l’affrontare i sensi di colpa per il fallimento del matrimonio, tentando di ottenere una “riconciliazione con responsabilità”.Denunciare la violenza domesticaNo alla tabuizzazione della violenza tra le mura domestiche: questo l’obiettivo del movimento femminile cattolico austriaco (Kfbö) che il 23 novembre, in occasione dell’inizio della campagna internazionale “16 giorni contro la violenza nei confronti delle donne”, ha rivolto un appello alle circa 200.000 associate, affinché non nascondano la violenza perpetrata all’interno della famiglia ma si rivolgano al call center e ai centri di consulenza per il sostegno alle vittime. Il Kfbö ha inoltre sollecitato i politici a provvedere al finanziamento sufficiente e duraturo delle case-famiglia per le vittime, chiedendo in particolare la realizzazione della casa per giovani immigrate minacciate da matrimoni forzati oppure vittime di maltrattamenti, a lungo promessa. Margit Hauft, presidente dell’organizzazione, ha rivendicato un maggior lavoro di sensibilizzazione sul tema all’interno delle parrocchie: “questo problema non può essere taciuto. Richiede operatori spirituali sensibili, comprensivi, nonché persone coraggiose”, ha dichiarato, raccontando che nonostante la lunga attività del Kfbö per rompere il silenzio sulle violenze domestiche, numerose vittime continuano a tentare di salvaguardare l’immagine di pacifiche famiglie cristiane. La responsabile della casa-famiglia di St. Pölten, Maria Imlinger, ha auspicato pene più severe per le violenze commesse all’interno della famiglia: “la violenza perpetrata a lungo all’interno di una relazione, per esempio anche con minacce o ricatti nei confronti della donna, deve essere considerata un delitto e perseguita in modo più severo”, ha affermato. Imlinger ha ipotizzato l’introduzione di “programmi obbligatori di recupero per gli autori delle violenze, disposti dal giudice”, con la possibilità di sospendere la pena qualora l’uomo violento si dichiari disponibile ad ottemperare al programma di riabilitazione. 8 dicembre… chiuso per festaSoddisfazione è stata espressa dal card. Christoph Schönborn, presidente della conferenza episcopale, per la decisione di una catena di supermercati di tenere chiusi i punti vendita in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre. “Ci sono sempre segni che danno speranza e questa decisione è uno di questi”, ha dichiarato Schönborn. “Ringrazio i responsabili per questa decisione coraggiosa di cui mi rallegro e spero che questo esempio faccia scuola. Mi rallegro in particolare per il fatto che ai collaboratori di questa grande azienda sia consentito di vivere l’8 dicembre come festività”, ha aggiunto. “Le persone sono più che semplici produttori e consumatori. Sono prima di tutto uomini e donne che credono, sperano, amano. Hanno bisogno di tempi di riflessione e di pace. Il periodo dell’Avvento dovrebbe essere in realtà il ‘periodo più silenzioso dell’anno’. Siamo lontani da ciò: ma è bello se una grande azienda dà il proprio contributo affinché questo periodo di attesa e speranza recuperi un po’ del proprio carattere originario”, ha concluso.