Annapolis: il messaggio di Samuel Kobia

Onde evitare l’insuccesso di Annapolis è necessario che “tutte le parti in causa agiscano nella buona fede”: è quanto si auspica Samuel Kobia, pastore metodista del Kenya e segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), in una lettera inviata a Condoleezza Rice, segretario di Stato Usa, Ehud Olmert, primo ministro israeliano, e Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese. Alla vigilia del vertice sul Medio Oriente di Annapolis nel Maryland (Usa), al quale hanno partecipato oltre 50 Stati ed organismi per rilanciare il processo di pace, Kobia chiede a Rice, Olmert e Abbas di coinvolgere e riconoscere nei negoziati quelle parti che hanno un qualche legittimo interesse nella risoluzione del conflitto. “Tutto questo – si auspica Kobia – dovrà avvenire nel più scrupoloso rispetto delle leggi del diritto internazionale”. Secondo Kobia, “mettere fine senza indugio all’isolamento di Gaza e alla punizione collettiva dei suoi 1,5 milioni di residenti; porre fine agli attacchi sui civili da entrambe le parti; liberare i prigionieri a cui non è stato concesso un giusto processo; congelare l’espansione degli insediamenti di ogni tipo; cessare gli espropri della terra; interrompere i lavori del muro di sicurezza; aprire i negoziati circa le alture del Golan, e altre misure ben note, se intraprese, potenzieranno il processo di Annapolis. Se non rispettate non faranno altro che indebolire e ostacolare il processo di pace”. Il Cec è una comunione di oltre 340 chiese anglicane, protestanti e ortodosse in più di 100 paesi, in rappresentanza di circa 550 milioni di cristiani. è stato fondato nel 1948 e ha sede a Ginevra (Svizzera).