Costantinopoli: alla Corte europea

Il patriarcato ortodosso di Costantinopoli ha illustrato davanti alla Corte europea per i diritti dell’uomo il suo ricorso contro la Turchia per una disputa riguardante la proprietà dell’antico orfanotrofio dell’isola di Buyukada, nei pressi di Istanbul. L’orfanotrofio, considerato il più grande edificio in legno d’Europa, di proprietà del patriarcato dal 1902, è passato alla direzione delle fondazioni turca nel 1997, con una decisione nella quale si stabiliva che l’orfanotrofio aveva cessato di avere una funzione caritativa. L’edificio era stato fatto evacuare dalle autorità turche nel 1964 per motivi di sicurezza e da allora, sostengono gli avvocati di parte, non è stato fatto nulla al punto che l’orfanotrofio è a rischio. La disputa è stata oggetto di vari ricorsi, che si succeduti davanti ai tribunali turchi dal 1999 e che si è conclusa con una sentenza della corte di cassazione, che ha dato torto al patriarcato. Di qui la scelta di ricorrere in sede europea, invocando gli articoli della convenzione europea dei diritti dell’uomo, che riguardano il divieto di discriminazione, la protezione della proprietà e il diritto ad un processo equo. Il patriarcato greco ortodosso di Istanbul, che rappresenta una comunità di meno di tremila persone, rivendica la restituzione di centinaia di beni che negli anni sono stati confiscati dalle autorità turche. Un contenzioso che si riallaccia al problema della libertà religiosa e sul quale la Turchia è stata più volte sollecitata dall’Ue, nell’ambito del negoziato sull’adesione di Ankara.