CCEE-IR

Tre nodi cruciali

L’insegnamento della religione nella scuola pubblica in Europa

In Europa l’insegnamento della religione (Ir) nella scuola pubblica deve confrontarsi con “tre nodi cruciali: l’attuale clima culturale, sfavorevole alla religione ma che, al tempo stesso, fa intravedere un nuovo interesse per il fatto religioso”; la ricerca di una sua definizione come “disciplina scientifica”; il suo ruolo e le sue modalità di attuazione “all’interno di una società pluralista e multireligiosa”. A spiegarlo al Sir è mons. ALDO GIORDANO segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), a Roma per il Simposio sull’insegnamento della religione nelle scuole del continente che si chiude oggi. L’incontro si è svolto a conclusione di una ricerca avviata dal Ccee nel 2005 e promossa dal Servizio Irc (insegnamento religione cattolica) della Conferenza episcopale italiana. UN PANORAMA VARIEGATO. Dall’indagine “emerge un panorama variegato – prosegue il segretario Ccee – a motivo della pluralità delle esperienze religiose nel continente (Paesi a maggioranza cattolica, protestante, ortodossa, musulmana o con due confessioni paritarie, o che si dichiarano non appartenenti ad alcuna religione), e delle diverse situazioni normative dell’Ir, regolato da concordati, intese, convenzioni con la Santa Sede o le Conferenze episcopali, oppure dalla Costituzione o da norme statali sull’istruzione. Secondo i Paesi, l’Ir può essere obbligatorio, opzionale, facoltativo”. A titolo esemplificativo, e in un modo necessariamente schematico che non tiene conto delle diverse sfumature, in Austria, Cipro e Germania l’Ir è obbligatorio, pur con possibilità di dispensa; in Belgio, Lettonia, Lituania e Polonia si configura come scelta opzionale obbligatoria tra diverse materie; in Italia, Irlanda e Ungheria è facoltativo. Un insegnamento che, commenta mons. Giordano, “viene ritenuto importante e trova spazio nella maggior parte delle scuole pubbliche, ancorché in Europa si stia facendo strada una cultura sfavorevole e sospettosa nei confronti della religione, considerata come un fatto privato che non dovrebbe avere diritto di cittadinanza nella didattica. Eppure il suo insegnamento è indispensabile per capire l’identità, l’agire, la cultura di un popolo. La religione, inoltre, risponde alle domande cruciali sulla visione dell’uomo, il senso della vita, la convivenza tra i popoli ed è oggetto di studio e di interesse da parte di molti”. SCIENZA DELL’EVENTO RELIGIOSO . Per mons. Giordano l’Ir ha la “scientificità” delle altre discipline scolastiche. “Non si tratta – chiarisce – di un itinerario di fede o di una catechesi; è, piuttosto, una scienza che studia l’evento religioso” e, in quanto tale, “richiede insegnanti competenti ma, al tempo stesso, inseriti personalmente in un’esperienza di fede”. È pertanto giusto “che sia la Chiesa a concedere loro l’idoneità e la missio canonica“. Questi i Paesi Ue che riconoscono un ruolo statale ai docenti Ir: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Svezia. “Il confronto con la società pluralista e multireligiosa – osserva ancora mons. Giordano – pone infine l’interrogativo se sia preferibile un insegnamento confessionale secondo la confessione maggioritaria di ogni Paese, oppure un insegnamento che si differenzi secondo le diverse confessioni – all’interno dello stesso Paese ogni confessione offre il proprio – o, ancora, un insegnamento di tipo etico, neutro, che può andare bene per tutti”. “Noi siamo convinti – afferma il segretario Ccee – che la via migliore sia quella dell’insegnamento confessionale secondo la confessione maggioritaria di ogni singolo Paese, che è quella che ha inciso in modo più significativo sulla formazione della cultura e dell’identità del Paese stesso”. Per mons. Giordano, inoltre, “a livello metodologico l’approfondimento di un aspetto da parte di una disciplina scientifica appare più serio e interessante di una generica informazione”. Assumere, infine, “il punto di vista di una specifica confessione implica comunque il riferimento e l’apertura alle altre confessioni e religioni, alla dimensione etica, alla posizione di chi non crede”. UN’AZIONE COMUNE. Dai 29 (sui 35 richiesti) rapporti nazionali pervenuti, sintetizza il coordinatore della ricerca, ALBERTO CAMPOLEONI, “emergono le molte e differenti caratteristiche che l’insegnamento religioso assume nelle scuole d’Europa e, soprattutto, le tante sensibilità presenti”. Oggi, prosegue, “verrà approvato dai delegati delle Chiese d’Europa un documento finale che raccoglie i temi generali, le preoccupazioni condivise dalle stesse Chiese e le prospettive emerse dall’indagine: una sintesi finale da ‘restituire’, insieme ai rapporti e agli studi degli esperti che hanno partecipato alla ricerca, alla Commissione scuola del Ccee, perché ne valuti la portata, e alle Conferenze episcopali”. Materiale che “costituisce il primo passo per ulteriori analisi e approfondimenti per un’azione comune delle Chiese in tema di Ir”.