Un appello al governo irlandese perché legalizzi la situazione degli immigrati che, arrivati in Irlanda con la promessa di un lavoro, si ritrovano senza. L’ha lanciato il card. Sean Brady, primate irlandese, al recente convegno dedicato dalla Commissione per gli emigrati della Conferenza episcopale cattolica irlandese al problema dell’immigrazione e intitolato “Dalla cura pastorale alla politica pubblica, in viaggio con chi emigra”. Paragonando la situazione di questi emigrati a quella degli irlandesi che arrivavano negli Stati Uniti e si ritrovavano senza documenti legali il card. Brady ha dichiarato: “Quando sei debole e vulnerabile, come queste persone, non sei nella posizione di integrarti. Per questo è nell’interesse stesso della società garantire che non si formi un sistema a due piani”. Il cardinale ha ricordato che l’Irlanda, “che ha inviato milioni di emigrati in tutto il mondo nei secoli passati, si trova ad essere per la prima volta terra di accoglienza di stranieri”. “Qualsiasi legge o politica che divide i membri di una stessa famiglia è una seria minaccia all’integrazione e distrugge un diritto umano fondamentale, il diritto alla vita famigliare”, ha dichiarato il porporato chiedendo ai politici di tenere conto dell’importanza della vita famigliare nella nuova legislazione sull’immigrazione. Al convegno, che si è tenuto a Dunboyne, vicino a Dublino, hanno partecipato anche il vescovo Seamus Hegarty, responsabile della diocesi di Derry e presidente della Commissione per gli emigrati della Conferenza episcopale irlandese, il ministro per l’Integrazione irlandese Conor Lenihan e l’ex commissario dell’Unione europea e rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per l’emigrazione e lo sviluppo Peter Sutherland.