UCRAINA
Una democrazia ancora giovane e con tanti problemi
È ancora viva l’eco della sciagura che il 18 novembre ha causato la morte di 72 minatori nella miniera di Zasyadko, in Ucraina, mentre altri 28 mancano ancora all’appello. Per l’occasione, tramite un messaggio al presidente della repubblica Victor Yushchenko, Benedetto XVI ha espresso il proprio cordoglio ai familiari e alle autorità di governo. Della situazione politica del Paese, delle sue aspettative nei confronti dell’Unione europea, del sentimento religioso della popolazione, dei problemi della globalizzazione e della diffusione di una mentalità edonistica tra i giovani, Sir Europa ha parlato con il vescovo ucraino mons. VASYLIY SEMENYUK , dell’eparchia di Ternopil (Zboriv), durante la sua recente visita a Genova dove ha incontrato l’arcivescovo e presidente della Cei, mons. Angelo Bagnasco. EDUCAZIONE CRISTIANA. “Sono passate da poco le elezioni in parlamento e adesso aspettiamo che si crei la coalizione di forze democratiche per far ulteriormente progredire i valori democratici già radicati in Ucraina. Ci auguriamo che tali valori possano progredire anche nel futuro” ha affermato mons. Semenyuk, riferendosi alla situazione politica del Paese. “In diverse occasioni – ha aggiunto – il presidente ha affermato che i nostri concittadini sperano che anche l’Ucraina possa fare parte, al più presto, della Comunità europea per cui dalla Ue ci aspettiamo che possa accogliere e sostenere la crescita del nostro Paese in tale direzione”. Certo, il Paese attraversa “un processo sociale ed economico di una certa difficoltà” ma “noi, come Chiesa, su questo non possiamo influire direttamente, né possiamo controllare direttamente il fenomeno dell’emigrazione”. “Molte persone emigrano in cerca di lavoro con la speranza di una vita più sicura”. In tale contesto “il nostro compito è prima di tutto quello di dare adeguata assistenza a chi ne ha bisogno”. FEDE “A PIENI POLMONI”. A proposito della situazione religiosa, mons. Semenyuk ha affermato: “In questo periodo la fede è segnata da diversi processi positivi”. Anzitutto la libertà religiosa “per cui oggi c’è la possibilità di svolgere la pastorale in maniera normale”. Altri aspetti positivi sono la restituzione delle chiese “o almeno di buona parte di quelle che ci sono state confiscate dallo Stato nel 1946”. “La gente può venire in chiesa la domenica e nei giorni di festa, e può partecipare ai sacramenti” ha continuato. Pastoralmente parlando “le chiese, grazie a Dio, sono piene e si lavora molto con la catechesi dei giovani e degli adulti che in un passato non molto lontano hanno perso la possibilità di conoscere il messaggio del vangelo”. Non mancano però i problemi. “Vi sono poche chiese soprattutto nelle parti orientali dell’Ucraina – ha affermato il presule – dove il regime sovietico è arrivato prima rispetto alle aree occidentali”. Mons. Semenyuk ha infine espresso preoccupazione per “i problemi legati alla globalizzazione e ad una certa mentalità consumistica, che influiscono anche sui giovani ucraini” ma “la speranza è grande – ha concluso – “perché la fede, che è stata mantenuta, può adesso respirare a pieni polmoni, e questo ci rallegra”. SchedaSITUAZIONE POLITICA. Il 30 settembre i cittadini ucraini si sono recati alle urne per la quinta volta in quattro anni per eleggere il nuovo Parlamento nazionale (Verkhovna Rada). Si è confermato purtroppo lo scenario di una Rada ancora spaccata tra il fronte filo-europeo guidato dal presidente Viktor Yushchenko e da Yulia Tymoshenko e quello filo-russo del premier Viktor Yanukovic. Il problema principale risiede nella giovane costituzione che non delinea con chiarezza le competenze tra i diversi poteri dello Stato. Un caos costituzionale cui bisognerà porre rimedio per rendere il Paese una democrazia funzionante.SITUAZIONE RELIGIOSA. La maggioranza della popolazione fa riferimento alla Chiesa ortodossa. Ma la fine dell’Urss ha avviato una fase di divisioni che ha portato oggi alla presenza di tre diverse Chiese ortodosse: la Chiesa ortodossa ucraina che fa capo al Patriarcato di Mosca (Alessio II) e che prima era l’unica presente; la Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Kiev, creata nel giugno del 1992 (guidata dal patriarca Filerete, scomunicato però dalla Chiesa di Mosca); la Chiesa ortodossa ucraina autocefala formatasi su basi spiccatamente nazionalistiche. La seconda presenza numerica è quella cattolica, divisa nell’osservanza di due riti: la Chiesa greco-cattolico ucraina di rito bizantino (chiamata, non benevolmente “uniate” dagli ortodossi) e la Chiesa di rito cattolico latino. Due cardinali, una scelta che esprime l’importanza che Roma attribuisce a quell’area, guidano le due Chiese: il card. Lubomyr Husar la greco-cattolica; il card. Marian Jaworski la latina.