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L’assemblea plenaria della Comece
“Il dialogo della ragione, il dialogo importante benché non esclusivo con i musulmani d’Europa, il dialogo aperto, trasparente e regolare tra la Chiesa e le istituzioni europee costituiscono, ciascuno a proprio modo, forme di realizzazione del dialogo della Chiesa con il mondo, di cui il Concilio ci ha incaricati con tanta insistenza. Dovremmo allora lasciarci guidare dall’imperativo della chiarezza, dall’invito alla moderazione, dal consiglio della fiducia e dalla virtù della prudenza. Nonostante ciò, qualunque sia l’ambito di impegno della Chiesa, essa non gode di alcun diritto particolare, di alcun privilegio”. È un passaggio della prolusione con la quale, il 21 novembre, mons. ADRIANUS VAN LUYN , vescovo di Rotterdam e presidente della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), ha aperto a Bruxelles i lavori dell’assemblea plenaria che si chiude oggi. Riportiamo il testo integrale della riflessione che mons. Van Luyn ha dedicato al dialogo Chiesa-istituzioni europee.Desidero concludere con una terza forma di dialogo, quello con le autorità politiche dell’Unione Europea. Anche se le relazioni amichevoli e informali tra la Chiesa Cattolica e i rappresentanti delle istituzioni europee tramite la Comece e a margine di essa hanno una lunga tradizione, una certa formalizzazione di tale dialogo è comparsa soltanto negli ultimi tempi. Oltre ai seminari che la Commissione Europea organizza a Bruxelles da qualche anno sui problemi fondamentali con le rappresentanze delle varie confessioni e le tradizionali discussioni tra queste rappresentanze, le rispettive chiese locali e i governi nell’ambito della presidenza semestrale del Consiglio europeo, mi riferisco in questo caso alle tre principali discussioni di questi ultimi tre anni, alle quali i presidenti delle istituzioni europee hanno invitato i leader religiosi. L’ultima si è tenuta il 15 maggio scorso e, per la prima volta, vi hanno preso parte i presidenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione. Un altro incontro al vertice è previsto per fine aprile o inizio maggio del prossimo anno.Nonostante le molte critiche, vorrei esprimere un’opinione favorevole su queste discussioni. Esse testimoniano la grande stima dell’Unione Europea per i rappresentanti delle Chiese e delle comunità religiose, e coloro che, come me, hanno avuto la possibilità di lavorare qualche anno all’interno della Comece si ricorderanno certamente delle difficoltà dei primi anni, contraddistinti dall’ignoranza istituzionale. Ciò non significa che queste discussioni al vertice non possano divenire oggetto di una migliore organizzazione, ad esempio riflettendo anticipatamente sul numero dei rappresentanti delle chiese e delle comunità religiose di volte in volta invitate. Queste discussioni sono certamente necessarie, ma, dal nostro punto di vista, esse non sono di per sé sufficienti a soddisfare il principio contenuto nel trattato, di un dialogo aperto, trasparente e regolare.Cari confratelli, l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona eleverà il riconoscimento delle relazioni tra Chiesa e Stato al livello degli Stati membri e il dialogo tra l’Unione Europea e le Chiese e le comunità religiose al livello delle norme di diritto fondamentali dell’Unione Europea. E’ per questo motivo che si dovrebbe fin d’ora riflettere in modo più approfondito sulla forma di tale dialogo. Questo è, innanzitutto, compito delle istituzioni europee e in particolare della Commissione. Tuttavia, nell’ambito della Comece, siamo naturalmente pronti ad esporre i nostri concetti e le nostre idee, ma anche i nostri interrogativi, durante le discussioni preparatorie sul dialogo dell’Unione con le Chiese e le comunità religiose.