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Preoccupazioni dei cittadini e risposte delle Istituzioni
Se prima di Natale per altri nove stati dell’Ue cadranno le frontiere interne, per molti si avvererà un sogno. Meno di quattro anni dopo essere entrati nell’Ue i cittadini di molti Stati dell’Europa centrale e dell’Est si considereranno di più membri dell’Europa a tutti gli effetti. Il fatto che 400 milioni di cittadini europei viaggeranno in futuro senza alcun controllo di frontiera dimostra che la “cortina di ferro” verrà definitivamente sepolta. E’ vero che in Germania esistono tuttora delle limitazioni per i lavoratori in merito alla libertà di stabilirvisi, ma al più tardi nel 2011 anche queste barriere dovranno essere abbattute. Allora l’ampliamento sarà veramente completo.Il fatto che i cittadini Ue dell’Europa centrale e dell’Est in futuro non verranno più controllati al passaggio di una frontiera suscita tuttavia paure in alcuni “vecchi” Stati europei. Come già accaduto per l’adesione dei nuovi Paesi del 2004, c’è la preoccupazione che i “nuovi” possano sottrarre posti di lavoro, oppure che l’immigrazione clandestina aumenti. In effetti, le esperienze della Gran Bretagna, dove dal 2004 i lavoratori dall’Europa dell’Est erano i benvenuti, mostrano che la popolazione è sempre più scettica quando sente parlare di “immigrazione”. Rispetto agli altri cittadini europei, sono soprattutto i britannici a considerare l’immigrazione come una minaccia. Anche l’Italia ha dovuto rendersi conto negli ultimi tempi che aprire le frontiere ha causato non pochi problemi.Le preoccupazioni dei cittadini sono comprensibili. D’altra parte l’Ue sta tentando di trovare una soluzione per contrastare l’immigrazione clandestina. Negli ultimi anni, l’Italia ed altri Paesi mediterranei hanno visto arrivare durante la stagione estiva numerosi profughi che a centinaia hanno perso la vita nelle tragedie del mare. La Ue sta cercando di rafforzare le pattuglie nel Mediterraneo. Si investe molto in denaro e in personale. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani e per i rifugiati, ma anche le autorità ecclesiastiche, parlano già di “Fortezza Europa”.Anche dall’Europa sud-orientale e orientale arrivano illegalmente profughi diretti verso la Germania, i Paesi scandinavi o la Gran Bretagna. Non è escluso che entro pochi anni nasca una polizia di frontiera dell’Ue per proteggere meglio le frontiere esterne dell’Ue anche nelle zone ad Est. Due, tuttavia, i problemi che ciò comporta. Innanzitutto, contrariamente a quanto viene promesso, si fa poco per contrastare i motivi alla base dell’immigrazione. Vengono conclusi accordi con i Paesi confinanti dell’Est e del Sud Europa per far sì che questi Paesi riprendano i loro rifugiati quando questi ultimi vengono espulsi dall’Europa, ma mancano veri aiuti che diano la possibilità alle persone di questi Paesi di vivere nella loro patria. Se ne parla da anni, ma in realtà si è fatto ben poco. L’Unione europea deve fare di più per diventare più credibile anche in materia di politiche economiche, dello sviluppo, dell’agricoltura e della pesca.Occorre inoltre chiedersi che cosa succederà ai veri rifugiati che cercano asilo in Europa. Non avranno quasi più chance di toccare la terra del nostro continente. Questa è un’altra cosa di cui l’Europa non può andare fiera.Togliere i controlli alle frontiere interne non deve significare che le frontiere debbano diventare completamente impenetrabili dall’esterno.