ECUMENISMO
Il “documento di Ravenna” sul dialogo cattolico-ortodosso
La dichiarazione sottoscritta in ottobre a Ravenna da ortodossi e cattolici sulla comunione ecclesiale, la conciliarità e l’autorità rappresenta “un positivo e significativo progresso” nel dialogo perché fornisce “una solida base per la discussione futura sulla questione del primato nella Chiesa ad un livello universale”. Ma sono “molte” le questione “difficili che restano da chiarire”. Si conclude con questa doppia lettura – di speranza ma anche di consapevolezza di un cammino ancora lungo da percorrere – il “Documento di Ravenna”, discusso e approvato “all’unanimità” dai membri della “Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa”. Il testo è stato ufficialmente reso noto giovedì 15 novembre anche se era stato pubblicato precedentemente in lingua inglese dall’agenzia “Europaica” della rappresentanza del Patriarcato russo a Strasburgo e pertanto anticipato da alcuni organi di informazione.IL PRIMATO DEL PAPA. Il documento si suddivide in 46 paragrafi ed è nella parte finale che si affronta il nodo cruciale del primato del Papa. Al paragrafo 41, si afferma che ortodossi e cattolici “concordano” sul fatto che “Roma, in quanto Chiesa che presiede nella carità”, occupava – nell’epoca della Chiesa indivisa – “il primo posto” nell’ordine canonico. “Il vescovo di Roma è pertanto il protos tra i patriarchi”. Tuttavia – si legge nel documento – cattolici e ortodossi “non sono d’accordo sull’interpretazione delle testimonianze storiche di quest’epoca per ciò che riguarda le prerogative del vescovo di Roma in quanto protos“. Ortodossi e cattolici ricordano nel documento che nei primi secoli il vescovo di Roma non ha mai convocato e presieduto i Concili ecumenici sebbene però “fu strettamente coinvolto nel processo decisionale”. Pertanto “primato e conciliarità sono reciprocamente interdipendenti”. Ciò significa che “il primato ai diversi livelli della vita della Chiesa, locale, regionale e universale, deve essere sempre considerato nel contesto della conciliarità e, analogamente, la conciliarità nel contesto del primato”. Ciò affermato come linea di principio, restano aperte le questioni di ordine pratico. Lo spiegano i membri della Commissione mista nella “conclusione”: “Resta da studiare in modo più approfondito la questione del ruolo del vescovo di Roma nella comunione di tutte le chiese” e soprattutto la sua “funzione specifica di vescovo della prima sede in una ecclesiologia di koinonia”. “Si tratta di interrogativi cruciali per il nostro dialogo e per le nostre speranze di ristabilire la piena comunione tra di noi”.L’AUTORITÀ. Perfetta sintonia invece si registra tra cattolici e ortodossi sul modo in cui si percepisce il valore della autorità nella Chiesa. È quanto emerge nella prima parte del documento dove si affronta la questione. “Non è – si legge nel paragrafo 13 – possesso privato di coloro che la ricevono né è qualcosa che la comunità dà in delega; al contrario, è un dono dello Spirito Santo destinato al servizio ( diakonia ) della comunità e mai esercitato al di fuori di essa. Il suo esercizio comporta la partecipazione di tutta la comunità, essendo il vescovo nella Chiesa e la Chiesa nel vescovo”. L’esercizio della autorità – prosegue il documento – è “in ogni sua forma ed a tutti i livelli, un servizio d’amore, al pari di quello che fu di Cristo. L’autorità di cui parliamo, in quanto esprime l’autorità divina, può sussistere nella Chiesa soltanto nell’amore tra colui che la esercita e coloro che sono soggetti ad essa”. Si tratta pertanto di una “autorità senza dominazione, senza coercizione”, e quindi “radicalmente diversa da quella esercitata dai Capi delle nazioni e dai Grandi di questo mondo”. “Per i cristiani – scrivono ortodossi e cattolici – governare equivale a servire. Ne consegue che l’esercizio e l’efficacia spirituale dell’autorità ecclesiale sono assicurati attraverso il libero consenso e la collaborazione volontaria”.IL CAMMINO FUTURO. La prossima sessione della Commissione teologica mista si terrà tra due anni. Si tornerà a parlare in quella occasione del ruolo del vescovo di Roma nel nella Chiesa universale del primo millennio. In seguito, si affronteranno il Concilio Vaticano Primo e Secondo. “E questo – ha detto il card. WALTER KASPER , parlando a Radio Vaticana – non sarà facile”. Pertanto, ha aggiunto il cardinale, “la strada è molto lunga e difficile ma questo documento ci dà speranza, abbiamo raggiunto un primo passo importante”. C’è poi la questione del ritiro a Ravenna della delegazione ortodossa russa a causa della presenza in Commissione della Chiesa estone (legata a Costantinopoli). “Per noi – ha detto Kasper – è importante che la Chiesa ortodossa russa partecipi anche nel futuro al nostro dialogo”. “Non possiamo interferire ma vogliamo chiedere a Mosca e Costantinopoli di fare del loro meglio per trovare una soluzione”.