Trattato, un passo significativo”Un gran successo” ma anche qualche critica: questo il giudizio del card. Karl Lehmann, vescovo di Magonza e presidente della Conferenza episcopale tedesca, sul futuro trattato dell’Unione europea, espresso nei giorni scorsi a Magonza al St. Martinsempfang, il tradizionale incontro annuale dei vescovi della Renania Palatinato con rappresentanti del governo del Land, del Parlamento e gruppi sociali del Land. Secondo Lehmann, con il trattato “si è compiuto un passo significativo verso un ordine interno funzionante” dell’Ue. Lehmann si è tuttavia detto “deluso” per il fatto che il trattato “non faccia alcun riferimento a Dio”. Il cardinale ha deplorato il fatto che non si sia riusciti “a trovare una formulazione nel preambolo del trattato, che tenga in giusto conto la storia dell’Europa e che riconosca il Cristianesimo come radice religiosa più significativa del Continente”. “L’eredità culturale, religiosa ed umanistica dell’Europa”, ha aggiunto, “è impensabile senza il contributo del Cristianesimo. Ci sembra pertanto incomprensibile come mai la tradizione religiosa dell’Europa non venga precisata con un riferimento al Cristianesimo. Inoltre avremmo voluto un riferimento a Dio nel preambolo”, ha sottolineato. Lehmann ha assicurato che “la Chiesa seguirà il processo di unificazione europea anche in futuro in modo critico, ma soprattutto costruttivo. Proprio perché abbiamo a cuore l’integrazione europea, continueremo a sostenere la costruzione e lo sviluppo della casa comune europea nell’ambito dei nostri compiti e delle nostre possibilità”. Il cardinale ha infine ricordato che le Chiese hanno già promosso la ratifica del trattato costituzionale presso gli Stati membri dell’Unione europea. “Non cesseremo di impegnarci per l’entrata in vigore del futuro trattato di Lisbona”, ha concluso.Ulm, i 10 giorni della pace”Il riconoscimento dell’altro in quanto tale è la chiave della pace”: così il vescovo ausiliario di Rottenburg, Johannes Kreidler il 10 novembre in occasione dell’inaugurazione dei dieci giorni per la pace nella cattedrale di Ulm. Il motto della manifestazione ecumenica di quest’anno è “Rispettare gli altri”: ciò vale per i singoli che hanno diritto a “portare altri valori e altri pesi culturali”, ha detto Kreidler. “Ciò che ci unisce profondamente è il fatto che siamo tutti diversi”, ha aggiunto. Il vescovo ha constatato le difficoltà della pace. “Le sollecitazioni rendono i singoli intolleranti e litigiosi”, ha affermato, esprimendo sconcerto per le frequenti aggressioni in Germania nei confronti di persone di altre razze e nazionalità. “Occorre una radicale conversione interiore”, iniziando “a pensare dal punto di vista dell’altro, ad accettare seriamente l’altro con il suo mondo e a voler comprenderlo con la sua mentalità”. “Chi prende sul serio questo slogan da un punto di vista politico, considera incompatibili determinate strategie che viviamo attualmente”, ha dichiarato. “Concetti come ‘guerra’ o persino ‘terza guerra mondiale’ ricorrono facilmente nel confronto politico”, ha deplorato Kreidler. “La guerra non è un mezzo politico di risolvere conflitti. Si tratta piuttosto di esercitarsi nella pace, ossia far di tutto per costruire la fiducia ed eliminare la paura. L’orientamento alla pace significa prendere sul serio e rispettare le altre culture e soprattutto lottare per la giustizia”, ha sottolineato. “Il valore ‘sicurezza’ ha ancora una grande importanza dal punto di vista geopolitico”, mentre si ignora ancora “che la giustizia rappresenta una base fondamentale per una maggior sicurezza”, ha concluso.Contro l’eutanasiaIl card. Georg Sterzinsky di Berlino contro l’associazione pro eutanasia “Dignitas”. “Se giuridicamente possibile, bisognerebbe proibire associazioni di questo genere”, ha dichiarato alla radio berlinese Rbb il 10 novembre. Il cardinale ha criticato Dignitas, che punta ad ottenere la legalizzazione in Germania dell’eutanasia attiva, puntando a rivalutare giuridicamente l’eutanasia con l’aiuto di un volontario. Nel mese di ottobre, l’organizzazione ha infatti rivolto un appello per trovare una persona disposta a morire nell’area di Berlino. Con un precedente giuridico, l’associazione otterrebbe la depenalizzazione dell’eutanasia e l’introduzione nel Paese del sodio pentobarbitale, la sostanza utilizzata in Svizzera per praticare l’eutanasia. “Dignitas spera che i giudici nella nostra regione siano più ‘aperti’ sull’eutanasia, rispetto all’area meridionale”, ha spiegato Sterzinsky. “I propugnatori dell’eutanasia attiva puntano su una morte rapida. E questo, per il cardinale, “è una tragedia, perché il desiderio dei malati incurabili non è di morire, bensì di non soffrire. Hanno paura del dolore e di rimanere soli nelle ultime fasi della vita. Chi si occupa di pastorale negli ospedali e negli ospizi conferma ciò che dico. Occorre pertanto una medicina palliativa consolidata, affinché la nostra società riesca ad accompagnare le persone verso la morte in modo indolore e dignitoso, in un ambiente conosciuto, con persone amorevoli e professionali”, ha concluso.