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Euroscettici e radici cristiane
Ho osservato con crescente frustrazione nel Regno Unito il “dibattito” del mese scorso sull’Europa e sulle nuove disposizioni per la gestione dell’Unione europea. Penso che l’oltraggio degli euro-scettici, che vediamo rappresentato sulla stampa britannica, sia in parte il retaggio di un secolare sospetto nei confronti delle radici e della cultura cattolica del continente. L’Unione europea è cresciuta su un terreno inequivocabilmente cattolico; il suo spirito fondante – uno spirito che è sopravvissuto, benché un po’ acciaccato, fino ai giorni nostri – è stato forgiato dalla dottrina sociale cattolica. Il suo Dna (non ufficiale) è più la Rerum Novarum di Leone XIII che il Das Kapital di Marx o il Wealth of Nations di Adam Smith. La bandiera europea con le dodici stelle dorate su sfondo blu richiama l’immagine della Vergine che si trova nel libro dell’Apocalisse; l’inno è l’Ode alla gioia di Beethoven, meglio nota in Inghilterra come God we Praise you.Il nuovo Trattato sottoscritto anche da Gordon Brown afferma: “L’Unione rispetta e non pregiudica lo status previsto dalle legislazioni nazionali per le Chiese e le associazioni o comunità religiose degli Stati membri. Nel riconoscerne l’identità e il contributo specifico, l’Unione deve mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali Chiese e organizzazioni”. Per dire le cose come stanno, le radici cattoliche dell’Europa, anche se non riconosciute in nessun modo formale, rimangono molto evidenti nella vita dell’Unione europea.Non tutti si trovano a proprio agio con queste tracce. Poco dopo la presentazione da parte del governo del Regno Unito della domanda di ammissione al “club” europeo, il poeta W.H. Auden scrisse: “Se i Paesi del Mercato comune fossero formati soltanto dalla Scandinavia, la gente comune sarebbe probabilmente assai meno ostile all’ingresso della Gran Bretagna. Ho il sospetto che essa nutra, anche se probabilmente in modo inconscio, forti sentimenti antipapisti”. Bisogna concedere ad Auden qualche licenza poetica, ma penso che il suo pensiero contenga un’eco di verità. Più recentemente, il giornalista Hugo Young, riferendosi all’euro-scetticismo di Margaret Thatcher, ha detto: “La dottrina sociale cattolica, se non addirittura la minaccia di una cospirazione pontificia, incombe sul progetto di una leader indirizzata ad un’economia di mercato liberale”.E a sinistra Tony Berm ha pronunciato alla House of Commons una battuta rivelatrice: “Se in Gran Bretagna non c’è una democrazia efficace, l’Europa dirà, guarda la House of Commons! Non sembra che si dia tanta pena, perciò saremo noi a governare la Gran Bretagna. E torneremo al Sacro romano impero e a tutto il resto”.Quando perciò ho letto le invettive del Partito dell’indipendenza del Regno Unito e il veleno dei principali scrittori di alcuni quotidiani ‘di qualità’ nei confronti di qualsiasi avvicinamento all’integrazione europea, ho avvertito il vecchio pregiudizio anticattolico. Di fronte a questo assalto da parte degli euro-scettici, è importante che i cattolici siano consapevoli delle origini dell’Unione europea e siano a conoscenza, anche con la lettura di documenti del magistero, dell’approccio positivo della Chiesa nei confronti del progetto europeo. Fin dall’inizio, la Santa Sede ha stabilito una sorta di ufficio parlamentare a Bruxelles, esiste un nunzio apostolico presso le Istituzioni europee, e Giovanni Paolo II ha parlato al Parlamento europeo.L’Unione europea è nata principalmente come garante di pace e di stabilità. Perciò, in occasione di un nuovo Trattato che è segno di una più stretta collaborazione, per quanto mi riguarda, io sono piuttosto soddisfatto.