INFRASTRUTTURE

Per evitare il crollo

Urgono robusti investimenti con garanzie istituzionali

Telecomunicazioni, energia, elettricità, strade, ferrovie, acqua: sono i grandi sistemi infrastrutturali comuni a tutti i paesi e oggi particolarmente complessi ed interconnessi per quanto riguarda l’Europa, con la sua trentina di nazioni e una geografia particolarmente frastagliata. Quali sfide attendono l’Europa nei prossimi decenni? Se ne è parlato in un forum internazionale promosso a Roma dall’Esef (European Service Economic Forum) dal titolo “Regolamentazione e investimenti per lo sviluppo infrastrutturale”.GLI “STRESS” CHE CI ATTENDONO. Mai come oggi si avverte che il problema delle infrastrutture assume una dimensione “globale”. L’Europa, con i suoi oltre 30 stati, le sue lingue, le sue culture, è chiamata ad uno sforzo di organizzazione, ammodernamento e sistematizzazione delle principali reti infrastrutturali (ferrovie, porti, autostrade, aeroporti, canali, bacini idrici, reti telefoniche, gasdotti), pena l’intasamento e diseconomie così gravi da ritardare lo sviluppo e mangiarsi percentuali crescenti di Pil (prodotto interno lordo) complessivo. Secondo BARRIE STEVENS , vice-direttore della sezione dei Programmi di sviluppo futuro dell’Ocse, “entro l’orizzonte temporale di una ventina di anni, cioé al 2030, i principali sistemi infrastrutturali europei e dell’area mediterranea, saranno sottoposti a stress particolarmente accentuati”. “Basti pensare – ha detto – alle conseguenze a cascata dello ‘stress idrico’ che investe i principali Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo (Spagna, Italia, Grecia) oltre a quelli nord-africani e del medio-oriente”. Da questa evoluzione “pesante” della situazione delle acque, se non interverranno robusti investimenti internazionali in acquedotti, depuratori, disalinizzatori, si avranno, tra gli altri problemi, forti emigrazioni dalle zone più ‘stressate’ dal punto di vista idrico. Le ricadute per l’Europa saranno – come è facile immaginare – quanto mai pesanti sotto tutti i punti di vista: umano, sociale, ambientale, economico, politico, occupazionale.EUROPA “INTASATA”. Sull’altro lato, le previsioni Ocse sulla crescita economica mondiale non appaiono negative, anzi. Sempre dai dati forniti da Stevens, nell’ipotesi di una “globalizzazione accentuata” la crescita del Pil europeo (UE) nel periodo 2006-2025 dovrebbe attestarsi su un 1,8% medio annuo, contro il 2,8% degli Usa, l’1,5% del Giappone, il 7,5% della Cina e il 6% dei paesi non -Ocse. Nell’ipotesi di “globalizzazione moderata” tali percentuali si riducono: 1,6% UE, 2,5% Usa, 1,4% Giappone, 7% Cina, 5,5% paesi non Ocse. Questi incrementi, piuttosto significativi per il “resto del mondo”, escluso che per l’Europa che mostra una sua singolare “lentezza”, dipendono non dall’apparato produttivo europeo, che è molto sviluppato, ma piuttosto dall’arretratezza, vetustà, oppure dalla inadeguatezza delle principali reti infrastrutturali europee e dalla loro ancora mancata “interconnessione”. DINAMISMO DELLE ALTRE AREE. In sostanza, mentre “l’intasamento strutturale” europeo continentale condurrà a una crescita dello spostamento delle merci da qui al 2050 nell’ordine del 10%, nei prossimi 40 anni si assisterà a crescite esponenziali per aree quali l’est-Europa (+ 27%), America Latina (+28%), Africa (+31%), Cina (+33%), Asia (+37%), India (+38%). Simili standard di crescita a livello mondiale, implicano per l’Europa in particolare la pianificazione di investimenti in ammodernamento e potenziamento delle proprie reti nell’ordine di centinaia di miliardi di euro, per i quali – ha detto JAMES DOUGLAS HAMILTON , della Direzione generale finanziamenti infrastrutturali della Rothchild – sono disponibili ingenti capitali che però hanno bisogno di garanzie di tipo pubblico e normativo per essere impiegati produttivamente. Stesso discorso vale per le reti telefoniche e internet-banda larga. Gli ordini di grandezza mondiali sono iperbolici: dai calcoli Ocse si parla di 800 miliardi di dollari di investimenti in strade, 150 mld in ferrovie, 1500 mld in reti telecom, 600 mld in elettricità, 2200 mld per le acque. Anche su scala europea l’acqua la fa da padrona: da qui al 2025 assorbirà oltre 400 mld di dollari, rispetto agli 80 delle ferrovie, ai 1250 delle strade e ai 75 dell’elettricità. Secondo ANTONINO LO BIANCO , responsabile Infrastrutture per l’Europa di “Babcock & Brown”, società euro-australiana che gestisce fondi infrastrutturali nei cinque continenti, lo strumento dei fondi pensione appare adatto a pianificare, accanto ad altri investitori istituzionali, programmi di ammodernamento infrastrutturale europeo di lungo periodo. La condizione è che i diversi paesi regolino i propri apparati concessori e normativi, unificandoli e rendendo l’investimento stesso appetibile, remunerativo e capace di generare utile non solo per gli azionisti ma per tutto il sistema finanziario e imprenditoriale.