Diritto d’asilo

Il diritto di asilo è una cosa: il dovere dello Stato di regolamentare l’immigrazione ai fini del bene comune è un’altra cosa”. Lo ha sottolineato il card. Christoph Schönborn, presidente della Conferenza episcopale austriaca, nel corso di un’intervista alla rivista austriaca News, pronunciandosi sul recente caso “Arigona”, la ragazzina kosovara che si rifiuta di essere espulsa dall’Austria. “Occorre ricordare sempre che si deve distinguere tra profughi e immigrati”, ha dichiarato il cardinale, respingendo l’ipotesi che nel caso in questione si sia fatto ricorso all’asilo ecclesiastico, “un concetto giuridico di altri tempi”. “Ma è un dovere ovvio della Chiesa adoperarsi per la misericordia”, ha aggiunto, dicendosi “contento che un parroco si sia occupato di Arigona”. “Il diritto di asilo è sacrosanto. Indubbiamente è però altrettanto necessario adeguare le formule della Convenzione di Ginevra, che risalgono ai tempi della guerra fredda, ai contesti attuali”, ha ammesso, evidenziando anche la necessità di avere “maggiori informazioni sui Paesi di origine dei richiedenti asilo”. Schönborn ha auspicato espressamente che i giovani tra i 14 e i 18 anni non vengano sottoposti alla procedura di espulsione, una realtà “che ha effetti traumatizzanti per i giovani coinvolti”. “L’immigrazione è sempre esistita”, ha ricordato. “Ma il modo in cui viene regolamentata cambia costantemente: per questo esiste il processo politico”. Tuttavia, ha avvertito, il tema asilo, immigrazione, integrazione non devono essere considerato “primariamente come un problema inerente alla sicurezza”. “Ovviamente l’abuso esiste, ad esempio anche del diritto di asilo. Ma sospettare in generale che gli immigrati che arrivano in Austria abbiano intenzioni criminali è profondamente ingiusto”, ha concluso.