ECUMENISMO
Il documento comune della Commissione mista cattolici-ortodossi
Un “passo importante” sulla via dell’unità tra le Chiese. È il messaggio che emerge dai lavori della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa, che si è riunita a Ravenna (Italia) dall’8 al 14 ottobre, nella sua decima assemblea plenaria, per discutere sul tema “Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: comunione ecclesiale, conciliarità e autorità nella Chiesa”. All’incontro, guidato dai due co-presidenti della Commissione, il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e il metropolita Ioannis di Pergamo del Patriarcato ecumenico, hanno partecipato 27 dei 30 membri cattolici della Commissione e i membri ortodossi in rappresentanza del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, dei Patriarcati di Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Mosca (ritiratosi durante i lavori), Serbia, Romania e Georgia, e delle Chiese di Cipro, Grecia, Polonia, Albania, terre Ceche e di Slovacchia, Finlandia ed Estonia. UN DOCUMENTO COMUNE. L’incontro “si è distinto per lo spirito di amicizia e la collaborazione improntata a reciproca fiducia”, recita il comunicato diffuso al termine dei lavori. Al centro vi è stata la questione della conciliarità e sinodalità nella Chiesa, espressa su tre livelli: da quello locale (diocesi) alla dimensione regionale (metropolia e Patriarcato), fino al terzo livello, quello del primato universale. Lo studio dell’argomento, iniziato nel 2006 a Belgrado, nel corso della settimana è stato portato a compimento, giungendo all’approvazione di un documento comune sulla natura sacramentale della Chiesa, che “offre una solida base per il futuro lavoro della Commissione”. Secondo il card. WALTER KASPER , questo testo, che sebbene ancora coperto da segreto è già definitivo, rappresenta un “messaggio positivo per il futuro”, segno che “Oriente e Occidente sono sulla strada del riavvicinamento” ed è premessa affinché “la Chiesa possa tornare a respirare con due polmoni”. “Sul rapporto tra primazia e sinodalità – ha precisato il card. Kasper – abbiamo costituito basi comuni da cui partire la prossima volta. È questo il vero passo in avanti, molto promettente”. LA QUESTIONE DEL PRIMATO. La prossima sessione plenaria, nel 2009 in un Paese a maggioranza ortodossa, partirà proprio dai risultati raggiunti ora e avrà per tema “Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa del primo millennio”. Un tema, ha evidenziato il metropolita di Pergamo IOANNIS ZIZIOULAS , “cruciale per piena comunione e l’unità”. Già Giovanni Paolo II, ha ricordato il metropolita, “aveva invitato tutti i cristiani a studiare a fondo il problema del primato del vescovo di Roma”. Questione importantissima, che l’appuntamento di Ravenna ha permesso di affrontare “in modo positivo”, gettando le basi, ha rimarcato l’esponente ortodosso, per “poter in futuro, con la grazia di Dio, compiere dei progressi”. IL LUOGO E LA PREGHIERA. I lavori della Commissione sono stati scanditi dalla preghiera, a partire dai vespri nella basilica di Sant’Apollinare in Classe, l’8 ottobre, presieduti dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. GIUSEPPE VERUCCHI , e seguiti da una preghiera dei membri ortodossi. “Siamo lieti di avevi qui”, ha affermato l’arcivescovo, assicurando l’affetto e la preghiera della locale comunità cristiana. Mentre, al termine dei lavori, sabato 13 ottobre, i cattolici hanno celebrato l’Eucaristia nella cattedrale di Ravenna, alla presenza dei membri ortodossi, e domenica 14, questi ultimi hanno celebrato la Divina Liturgia nella basilica di San Vitale, alla presenza dei membri cattolici. Un modo, ha sottolineato il card. Kasper nell’omelia di sabato sera (13 ottobre), per “esprimere gratitudine a Dio”, poiché “anche se in passato non siamo sempre rimasti fedeli al comandamento della carità fraterna, Cristo è rimasto fedele, e lo scisma non è arrivato fino in fondo”, salvaguardando “i pilastri” della comune fede. La scelta del luogo è stata “particolarmente significativa”, ha sottolineato Zizioulas, ricordando il primo millennio del cristianesimo, quando Occidente e Oriente non erano ancora divisi. “Ravenna – ha evidenziato – è un legame tra Est e Ovest, tra Costantinopoli e Bisanzio da un lato e la Chiesa occidentale dall’altro”. LO STRAPPO DI MOSCA. Durante l’assemblea, il delegato del Patriarcato di Mosca ha abbandonato i lavori a motivo della presenza dei delegati della Chiesa d’Estonia, dichiarata “autonoma” dal Patriarcato ecumenico, status non riconosciuto da quello russo. I due presidenti hanno deplorato l’accaduto, e se Kasper ha sottolineato come si tratti di “una vicenda intra-ortodossa”, auspicando “che possa essere risolta prima della prossima sessione”, Ioannis ha rimarcato come quanto accaduto non mina il dialogo ecumenico, dal momento che “esiste un accordo panortodosso, per cui il dialogo va avanti anche quando uno dei membri abbandona i lavori”.