“Che cosa può fare l’Occidente per promuovere la causa democratica nell’area post-sovietica?”: è l’interrogativo posto in uno degli editoriali del settimanale britannico THE ECONOMIST ( 6-12/10 ). “ La risposta è: in Russia non molto. Putin è sensibile alle critiche esterne, ma non abbastanza da diventare più democratico”. Per l’editorialista, invece, “l’Occidente potrebbe fare di più per promuovere e incoraggiare le democrazie ancora implumi di nazioni come l’Ucraina e la Georgia, attraverso migliori accessi commerciali, accordi per i visti più favorevoli e maggiore appoggio di fronte alla prepotenza russa”. “L’Unione europea, inoltre, farebbe a questi Paesi un grande favore se offrisse loro la prospettiva, ancorché lontana, di poterne diventare membri. Questo ha funzionato a meraviglia nell’Europa centrale e orientale, e nei Paesi baltici; non c’è ragione perché non possa funzionare in modo analogo in altre parti dell’ex Unione sovietica. Soprattutto – è la conclusione dell’editoriale – l’instaurazione di una democrazia efficiente in nazioni come l’Ucraina offre la migliore speranza che un giorno anche la Russia inizi a percorrere lo stesso cammino”. Sulla liberazione dell’ostaggio tedesco in Afghanistan Rudolf Blechschmidt, Frank Jansen osserva sul quotidiano tedesco TAGESZEITUNG (11/10) che”l’ultimo atto del dramma è difficilmente distinguibile dai mercanteggiamenti in un bazar”. “Al prolungarsi delle trattative e con il fallimento della consegna dell’ostaggio a fine settembre, le autorità afghane hanno agito come di consueto, arrestando amici dei rapitori. Rüdiger D., l’uomo d’affari sequestrato insieme a Rudolf B., è stato ucciso dai rapitori”. Sulla FRANKFURTER RUNDSCHAU Thomas Kröter afferma: “è libero. Questa la cosa più importante. L’opinione pubblica verrà sicuramente a conoscere i dettagli. Alcuni, non tutti. Il vero prezzo della libertà di Rudolf Blechschmidt resterà segreto. Ed è giusto così. L’Europa non può impedire la nascita di un’ in Afghanistan, ma non deve nemmeno favorirla con un ‘listino prezzi’… Questi rapimenti non sono peraltro un motivo per interrompere l’impegno” in Afghanistan. “Al contrario, dimostrano quanto sia importante sostenere l’Afghanistan nel lungo cammino verso una società disciplinata dallo Stato di diritto. Una riflessione, questa, non trascurabile, alla vigilia della decisione del parlamento sul mandato delle forze armate”. “La Chiesa tra gli artigli della politica”. così è intitolato l’articolo che Tomasz Terlikowski ha pubblicato sul quotidiano polacco RZECZPOSPOLITA (9/10) a poco meno di due settimane dalle elezioni parlamentari. In Polonia, afferma Terlikowski “Da una parte abbiamo Radio Maryja che sostiene il partito Legge e Giustizia (attualmente al governo) e dall’altra mons. Tadeusz Pieronek che afferma che il potere dei gemelli Kaczynski ‘costituisce un pericolo per la democrazia’”. “Proprio tali dichiarazioni” contribuiscono “a creare l’immagine di una Chiesa impegnata politicamente”, rileva Terlikowski, aggiungendo però che “lo sfruttamento sia da parte del governo che dell’opposizione dei contrasti intraecclesiali riguardanti la politica attuale, impedisce alla Chiesa di risolvere problemi come quello di Radio Maryja, e il conflitto che riguarda i limiti dell’impegno politico dei sacerdoti diventa il conflitto tra cattolici che dovrebbero essere per o contro la IV Repubblica”. Secondo Terlikowski “questo riguarda però soprattutto i media, mentre la maggior parte dei vescovi e dei sacerdoti (come mons. Nycz, Gadecki o Goclowski) sempre più spesso dimostrano che l’impegno politico della Chiesa può realizzarsi al di fuori dalla sfera politico-partitica”. “Gli scienziati, per essere tali e come tali credibili agli occhi della società, devono continuamente interrogarsi sulle possibili conseguenze delle loro scoperte, accettando il fatto che le scelte etiche trascendono il sapere scientifico e che nella società coesistono scelte etiche diverse dalla loro, tutte da rispettare”. Il richiamo viene dal fisico di fama internazionale Ugo Amaldi, intervistato dal quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (11/10), con riferimento agli annunci e alle polemiche delle ultime settimane su alcune controverse scoperte. Amaldi definisce “un passo in avanti ma non certo rivoluzionario” la sbandierata realizzazione, da parte di Craig Venter del cromosoma di sintesi, e sottolinea la perdita di fiducia della gente nella scienza: “Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di ricercatori ‘corrotti’, mentre molti non hanno chiarito le relazioni con la grande industria, relazioni che, nel caso di Venter, sono perlomeno esplicite”. Di qui l’urgenza di creare “luoghi della fiducia nei quali scienziati, scelti per competenza e serietà, possano essere considerati testimoni credibili di quello che sanno”. Per Amaldi è inoltre necessario “controllare il moto a spirale scienza-tecnologia-scienza-tecnologia su cui continua a svilupparsi il sapere scientifico” per “usarlo correttamente”. Un controllo che “non può essere fatto che dagli stessi scienziati”.