PARLAMENTO EUROPEO
Dal 2009 dovrebbe avere 750 seggi
A partire dalle elezioni del 2009 il Parlamento europeo dovrebbe contare 750 seggi, con una nuova ripartizione nazionale rispetto a quella odierna. Questa almeno la decisione assunta dall’Assemblea, riunita il 10 e 11 ottobre a Bruxelles. Dopo i recenti allargamenti dell’Ue, i deputati erano saliti agli attuali 785, mentre il Trattato di Nizza ne prevederebbe 736. Ora la palla passa al Consiglio europeo di Lisbona (18-19 ottobre), che dovrà valutare il complesso di riforme istituzionali contenute nella bozza di Trattato, definita dalla Conferenza intergovernativa. NUOVA RIPARTIZIONE E LISTE TRANSNAZIONALI. L’Europarlamento ha approvato la relazione Lamassoure-Severin con 378 favorevoli, 154 contrari, 109 astensioni. Un testo che ha generato un confronto serrato sia in commissione che in aula, segnando divisioni trasversali nei gruppi politici. Tale relazione assegna i deputati a ciascun Paese in base alla popolazione residente in ogni Stato membro, compresi gli immigrati senza diritto di voto. Nessun paese potrà d’ora in avanti avere più di 96 rappresentanti o meno di 6. In base a tali criteri, le delegazioni dovrebbero essere così composte: Germania 96 deputati (-3 seggi rispetto al trattato di Nizza), Francia 74 seggi (+2), Regno Unito 73 (+1), Italia 72 (nessuna modifica). E inoltre: Spagna 54 deputati, Polonia 51, Romania 33, Paesi Bassi 26, Grecia, Portogallo, Belgio, Ungheria e Repubblica ceca 22 seggi, Svezia 20, Austria 19, Bulgaria 18, Danimarca, Slovacchia, Finlandia 13, Irlanda, Lituania e Lettonia 9, Slovenia 8, Estonia, Cipro, Lussemburgo e Malta 6 seggi. In caso di nuovi ingressi nell’Ue – ad esempio per la Croazia – il numero di deputati potrà essere temporaneamente aumentano. Invece, “per contribuire a conferire una vera dimensione europea al dibattito elettorale”, l’Assemblea “si ripropone di esaminare la possibilità di eleggere una parte dei deputati su liste transnazionali”, affidando “un ruolo centrale ai partiti politici europei”. IN AULA POSIZIONI CONTRAPPOSTE. Nel corso dell’animato dibattito svoltosi in emiciclo, ALAIN LAMASSOURE (Francia) ha spiegato che la soluzione adottata deve essere considerata “provvisoria” e “dovrà essere sostituita da una formula automatica da applicare dopo i prossimi ampliamenti Ue”. Ha dunque chiarito che la suddivisione dei posti “si fonda sui dati Eurostat relativi alla popolazione, non essendo disponibili i dati sui cittadini”. Il relatore ha infine lanciato un appello a “rinunciare agli egoismi nazionali”, rivolgendosi in particolare alla delegazione italiana, che in questo modo perderebbe la tradizionale parità di deputati rispetto a Francia e Regno Unito. Secondo ADRIAN SEVERIN (Romania), “tale sistema assicura maggiore rappresentatività demografica, maggiore solidarietà tra grandi e piccoli Stati membri e maggiore legittimità democratica”. Il popolare tedesco INGO FRIEDRICH ha dapprima ricordato che la Germania “è l’unico Stato membro che perde deputati”, segnalando però che la soluzione adottata privilegia l’interesse comunitario rispetto a quelli nazionali. L’italiana CRISTIANA MUSCARDINI (Europa delle nazioni) ha parlato delle “evidenti contraddizioni” contenute nella relazione, che “stravolge il concetto giuridico di cittadinanza così come da sempre codificato”. Il connazionale ALFONSO ANDRIA , liberaldemocratico, si è dichiarato “perplesso” del lavoro dei relatori, “sia dal punto di vista giuridico che sotto il profilo squisitamente politico”. Infine i relatori hanno presentato un emendamento di compromesso nel quale si chiede al Consiglio una precisa definizione del termine “cittadini”, al fine di applicare, o eventualmente rettificare, la formula per il calcolo dei seggi parlamentari da assegnare a ciascuno Stato. “PENA DI MORTE, UNA VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA VITA”. La sessione parlamentare ha affrontato – oltre a un dibattito sullo stesso vertice di Lisbona, alla presenza della presidenza di turno portoghese dell’Ue e della Commissione – vari argomenti, fra cui la crisi umanitaria a Gaza e il potenziamento del sistema aeroportuale europeo. In occasione della Giornata internazionale contro la pena di morte, svoltasi il 10 ottobre, si è registrato un intervento del presidente del Parlamento, HANS-GERT POETTERING . “La pena capitale è una grande violazione dei diritti umani” e “in particolare del diritto alla vita”, ha affermato il politico tedesco, ribadendo l’opposizione dell’Assemblea a “questo tipo di castigo”. Poettering ha rivolto un appello a quei paesi che ricorrono ancora alla iniezione letale, alla fucilazione o ad altri strumenti simili: “Seguite il nostro esempio, abrogate la pena di morte”. Il presidente ha affermato che “i prossimi giochi olimpici rappresentano un’occasione per rompere il muro di silenzio attorno alle sentenze capitali eseguite in Cina” e ha ricordato “l’iniziativa europea a livello Onu per una moratoria universale come primo passo verso l’abolizione della pena” in tutto il mondo.