La commissione storica della metropoli di Katowice, dopo aver esaminato le cartelle riguardanti circa 500 sacerdoti che prestano la loro opera pastorale sul territorio diocesano ha rivelato che solo in 2 o 3 casi il loro atteggiamento nei confronti di servizi di sicurezza del regime comunista era tale da giustificare nei loro confronti l’apertura di un procedimento ecclesiastico. I servizi segreti hanno registrato come collaboratori soli 17 sacerdoti della diocesi ma, come ha ribadito il presidente della commissione mons. Stanislaw Sierla, si trattava sempre di una valutazione soggettiva da parte dei funzionari. Nella documentazione analizzata non è stata trovata nessuna dichiarazione di collaborazione sottoscritta da un sacerdote. Mons. Sierla, durante una conferenza stampa del 9 ottobre, ha affermato che tra i 17 sacerdoti solo alcuni avrebbero potuto arrecare dei danni alla Chiesa, ma più spesso, a suo parere, si trattava solo di imprudenza. Molti tra i sacerdoti, ha rilevato mons. Sierla, non appena si sono resi conto del carattere collusivo dei contatti con i funzionari dei servizi, hanno avuto coraggio di rifiutare un qualsiasi ulteriore contatto. Mons. Sierla ha anche sottolineato che alcuni fra i sacerdoti, nonostante repressioni subite da parte delle autorità di comuniste, hanno saputo assumere l’atteggiamento eroico nei confronti del regime. Adesso l’arcivescovo di Katowice mons. Damian Zimon dovrà decidere il futuro dei pochi sacerdoti collaborazionisti, sospendendoli dall’esercizio delle funzioni pastorali nel caso di colpa grave. Il portavoce della commissione, il reverendo Pawel Buchta ha ricordato ai giornalisti che “la Chiesa condanna il male, ma affida alla Divina misericordia le persone da esso colpite”.