PRINCIPATO DI MONACO

Il primo impegno

Risvegliare la coscienza cristiana

“Una Chiesa certamente piccola, sia per superficie geografica, sia per numero di abitanti che la compongono, ma molto dinamica e aperta al mondo e alla Chiesa universale”. Mons BERNARD BARSI, arcivescovo del Principato di Monaco, definisce in questi termini al Sir la sua Chiesa che, in occasione dell’Assemblea plenaria del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), svoltasi dal 3 al 7 ottobre a Fatima, è entrata insieme alla diocesi di Chisinau (Moldavia) a far parte dell’organismo episcopale, che si è così allargato a 36 membri. Secondo l’Annuario Pontificio, nel Principato di Monaco, su 32 mila abitanti, i cattolici sono 29mila. Mons. Barsi rende noto che la Chiesa monegasca “è costituita da 6 parrocchie, e conta altrettante comunità di immigrati cattolici”. Sono 27 i preti e 3 i diaconi permanenti. Ad essi si aggiungono 10 religiose, mentre 3 seminaristi stanno compiendo i loro studi nel seminario diocesano di Nizza. Nell’arcidiocesi sono attive due scuole cattoliche, con circa 1.300 allievi, e 17 tra movimenti e associazioni laicali. FAMIGLIA E LAICATO . “La Costituzione – spiega mons. Barsi – afferma (art.9) che la religione cattolica, apostolica e romana è religione di Stato. Nel nostro inno nazionale cantiamo ‘non abbiamo che un’unica religione’, tuttavia, poiché la libertà religiosa è garantita, a Monaco hanno spazio anche la Chiesa riformata, la Comunione anglicana, una comunità di greco-ortodossi e una comunità ebraica con la propria sinagoga”. L’arcivescovo definisce “eccellenti le relazioni ecumeniche”, e “regolare e cordiale il dialogo interreligioso con il giudaismo”. Quali sono le priorità pastorali? “L’anno 2006-07 è stato dedicato al tema dell’evangelizzazione della famiglia oggi” spiega mons. Barsi, che a breve pubblicherà degli “Orientamenti pastorali” al riguardo e fa sapere di aver inviato “un prete a studiare a Roma all’Istituto Giovanni Paolo II (della Pontificia Università Lateranense) sulla famiglia”. “Quest’anno 2007-08 – prosegue – ci occuperemo invece della formazione dei laici: quali attese? Quali domande? Ritengo buono il lavoro svolto dal servizio diocesano competente, ma esso riesce a riunire solo un centinaio di cristiani. Come raggiungere gli altri?” si chiede allora mons. Barsi. GIOVANI E DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA. “La catechesi per i giovani e gli adulti – sottolinea ancora l’arcivescovo di Monaco – rimane comunque una costante nelle priorità pastorali. Per questo ho mandato un altro prete a formarsi specificamente a Parigi”. “Grazie alla pubblicazione del Compendio della dottrina sociale della Chiesa – aggiunge il presule -, abbiamo avuto modo di approfondire questo insegnamento che impegna, in particolare, i laici a vivere il Vangelo nelle diverse realtà sociali e economiche. Di qui la costituzione di tre équipe di imprenditori e dirigenti cristiani (Edc), che si riuniscono con regolarità”. Un ulteriore punto su cui insiste l’arcivescovo è la cooperazione tra “preti, religiosi e laici, che non mi stanco mai di incoraggiare”. RISVEGLIARE LE COSCIENZE. Quali difficoltà si incontrano maggiormente oggi nell’annuncio del Vangelo a Monaco? “Quelle, credo, di tutti i Paesi dell’Europa occidentale: perdita del senso della fede, secolarizzazione, edonismo, individualismo, adorazione di quel nuovo vitello d’oro che è il denaro…”. “Per risvegliare la coscienza cristiana – prosegue mons. Barsi – ho pubblicato nel novembre 2005 una lettera pastorale sull’urgenza della missione nel nostro Paese, Prendi il largo e annuncia il Vangelo”. L’arcivescovo si dice quindi seriamente preoccupato per la volontà di alcuni membri del Consiglio nazionale (il Parlamento monegasco) di legalizzare l’aborto nel Principato, fino ad oggi proibito dall’art. 248 del Codice penale. “A questo fine – spiega – è stato creato un comitato diocesano consultivo di bioetica, composto da medici, farmacisti, giuristi e intellettuali, incaricato di aiutare l’arcivescovo e la comunità diocesana ad informarsi in modo esauriente e corretto su questa grave questione che coinvolge il futuro e la dignità dell’uomo e della donna”.