MOLDAVIA
Testimonianza della carità e urgenza della formazione dei giovani
Un Paese a maggioranza ortodossa (95%) all’interno del quale, su una popolazione di 4 milioni e 300mila persone, i cattolici sono 20mila, appartenenti all’unica diocesi di Chisinau. Diocesi che, spiega al SIR il vescovo mons. ANTON COSA, “sta organizzando le sue strutture. Oggi abbiamo 15 parrocchie di rito latino e una di rito orientale”. Vivace e variegata, prosegue il vescovo che è anche amministratore apostolico della Moldavia, “l’identità religiosa dei fedeli, caratterizzata da un’etnia maggioritaria di origine polacca, cui si aggiungono cattolici di origine tedesca, ucraina, léttone e lituana. Ma non mancano gli inglesi e gli italiani per i quali viene celebrata ogni mese una Messa nelle rispettive lingue nazionali”. La lingua parlata nel Paese è il moldavo, “che in realtà – precisa mons. Cosa – è la lingua rumena”. In occasione dell’Assemblea plenaria del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), che si è svolta dal 3 al 7 ottobre a Fatima, la diocesi di Chisinau e l’arcidiocesi del Principato di Monaco sono entrate nel Ccee che conta ora 36 membri. LE “FORZE” DELLA CHIESA. “Oggi abbiamo 28 sacerdoti impegnati nell’attività pastorale, in maggioranza romeni; tra questi 9 sono fidei donum e 3 sono francescani conventuali della Provincia di Moldavia San Giuseppe”. Ma la Chiesa cattolica moldava può contare anche sulla collaborazione di sacerdoti di diocesi geograficamente lontane: “il presidente della nostra Caritas è austriaco, e diversi sacerdoti italiani ci aiutano nelle attività sociali, in particolare con i bambini di strada”. Le “forze” della Chiesa sono costituite inoltre da 50 suore di 12 congregazioni, impegnate in attività pastorali e in progetti sociali sul territorio. 3 i seminaristi che stanno studiando nel Paese; altri 7 si stanno formando in Polonia. UNA MASSICCIA EMIGRAZIONE. “ La Chiesa ortodossa russa è molto presente – dice ancora mons. Cosa – è anche forte l’appartenenza alla Chiesa ortodossa legata al patriarcato di Bucarest. Questa divisione della Chiesa si riflette sul governo e sul parlamento e, in ultima analisi, sull’intera società. Nel nostro Paese, forse l’unico guidato da un presidente comunista, la società è divisa tra i nostalgici che sognano un ritorno al passato – soprattutto anziani – e coloro che guardano con speranza all’Europa, in particolare i giovani”. “Uno dei maggiori problemi sociali – sottolinea il vescovo di Chisinau – è la massiccia emigrazione verso l’Occidente: addirittura il 25% della popolazione moldava è all’estero, occupata o in cerca di lavoro. Le rimesse dei lavoratori all’estero costituiscono quasi il 25% del Pil, ma al tempo stesso penalizza il nostro Paese e causa l’instabilità o addirittura la disgregazione di molte famiglie. In Moldavia il lavoro non manca ma sono i salari ad essere inadeguati e chi rimane è costretto a svolgere almeno due attività. Se si tratta di padri o madri essi non hanno quasi più tempo libero e la loro prolungata assenza ha conseguenza negative sull’educazione dei figli”. LE PRIORITÀ. Per il presule, il nodo cruciale della società moldava consiste nell’assenza della fascia anagrafica intermedia: “gli adulti in grado di lavorare lasciano il Paese; gli anziani, anziché fare i nonni, fanno le veci dei genitori con i propri nipoti i quali, terminati gli studi, tentano a loro volta di andarsene”. In questo scenario “sono inoltre numerosi i vecchi bisognosi di assistenza, spesso abbandonati a se stessi. Bambini e anziani sono dunque le emergenze sociali che più impegnano la nostra Chiesa – avverte il vescovo – sottraendo tempo e risorse all’attività più strettamente pastorale. Le nostre chiese, infatti, sembrano essere diventate agenzie di assistenza umanitaria; un lavoro che svolgiamo volentieri ma che non ci consente di dedicarci in modo adeguato all’attività di formazione spirituale e religiosa”. La Chiesa moldava è relativamente giovane: “nel 1990 – afferma mons. Cosa – vi era un’unica parrocchia in tutto il Paese. Da allora abbiamo compiuto molti passi: abbiamo costruito chiese, case e centri religiosi, ma occorre fare di più. Vorremmo creare una scuola cattolica perché, al di là di alcune scuole materne parrocchiali gestite da suore e frequentate da bambini cattolici e di altre religioni, non esiste altro. Sarebbe importante affrontare la sfida educativa dei giovani con una proposta formativa di alto livello spirituale e morale”. Per il presule “si tratta di una missione che non può più attendere. I nostri giovani ricevono una buona formazione culturale dalla scuola, ma occorre creare e conservare in loro un’identità religiosa forte che ne ispiri e renda coerenti stili e scelte di vita. Ogni anno promuoviamo un incontro in agosto e riusciamo a riunire 500/600 giovani ma occorre un impegno più profondo e capillare”.