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Moldavia e Principato di Monaco nel Ccee
Nel corso dell’Assemblea plenaria del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) che si è svolta dal 3 al 7 ottobre a Fatima (Portogallo), i presidenti delle Conferenze episcopali hanno accolto la richiesta dell’unica diocesi cattolica della Repubblica di Moldavia, Chisinau, e dell’arcidiocesi del Principato di Monaco (Francia) di entrare nel Ccee, che si allarga così a 36 membri. Qui di seguito il commento e il pensiero dei vescovi delle due Chiese. Siamo finalmente arrivati nel posto giusto: come rammentava Giovanni Paolo II, l’Europa ha bisogno di due polmoni per respirare, e così anche la Chiesa del continente. Noi facciamo parte del suo secondo polmone. È stato come entrare in un forum, un luogo in cui incontrare, attraverso la Chiesa d’Europa, la Chiesa universale. È quasi un sinodo permanente all’interno del quale è possibile confrontarsi e discutere dei nostri problemi imparando dall’esperienza altrui. Ho sentito a lungo la mancanza di questo tipo di dialogo. Per la nostra Chiesa, il Ccee è anche un ambone dal quale esporre i nostri problemi. Vorremmo, inoltre, che la Moldavia facesse del suo meglio per entrare nell’Unione europea e il Ccee ci offre la possibilità, tramite la Comece, di essere informati e seguire i processi istituzionali, al fine di creare una sensibilità “europea” laddove ancora non c’è e imprimere impulsi in questa direzione alla nostra società, almeno negli ambiti nei quali possiamo operare. Personalmente ho provato una grande gioia nell’incontrare persone per le quali nutro profonda stima, in particolare il card. Schönborn, uomo di grande cultura e spiritualità. Avere contatti regolari con figure di questo tipo costituisce per me un’autentica grazia e una bella opportunità di crescita personale. Che cosa può offrire, a sua volta, la Chiesa moldava alle Chiese d’Europa? La propria esperienza in ambito sociale con la testimonianza delle nostre attività. Abbiamo molto da dire su bambini, anziani ed emergenze come la tratta delle persone, nuova forma di schiavitù che conosciamo e viviamo all’origine. Spetta a noi, Chiesa, far prendere coscienza al mondo di questa drammatica emergenza e dire un forte “no”.Anton Cosavescovo di Chisinau (Repubblica di Moldavia) Stato sovrano e indipendente, il Principato di Monaco fa parte dal 1993 dell’Onu, dal 2004 del Consiglio d’Europa e intrattiene relazioni diplomatiche e consolari (71 Paesi hanno un’ambasciata o un consolato sul suo territorio). Esso, inoltre, ha rappresentanti permanenti presso la Fao e l’Unesco; non era dunque possibile che la Chiesa rimanesse al di fuori delle relazioni europee. La Chiesa monegasca ha chiesto di essere ammessa nel Ccee in ragione dei suoi legami multisecolari con la Santa Sede, e del ruolo del Principato in seno alla comunità internazionale. Questa ammissione rafforzerà la collegialità affettiva ed effettiva dei vescovi tra loro – così cara al grande papa Giovanni Paolo II – e permetterà alla nostra Chiesa di far sentire la sua specificità in seno al continente e di apportare il suo modesto contributo alla costruzione di un’Europa fiera delle sue radici cristiane. La Chiesa di Monaco ha sempre avuto particolari legami con le Chiese di Francia, Italia, Spagna, Georgia e Libano. Con le diocesi di Nizza (Francia) e Ventimiglia-San Remo (Italia) esiste già una struttura permanente, dal nome “Fede senza frontiere”, che consente ai tre vescovi, ai preti e ai laici di riunirsi regolarmente per affrontare alcune questioni comuni.Sono felice che la richiesta di ammissione al Ccee sia andata a buon fine. I primi passi in tale direzione risalgono al novembre 2001, e allora si posero diverse questioni giuridiche: tra queste il fatto che Monaco – come il Lussemburgo e la Moldavia – non ha diritto ad una Conferenza episcopale poiché sul suo territorio non vi è che un unico vescovo. Superate queste difficoltà, sono stato accolto in seno al Ccee con grande fraternità.Bernard Barsiarcivescovo del Principato di Monaco