Tra ambiguità e paure

Il “no” all’insegnamento del creazionismo nelle scuole europee

La risoluzione approvata il 4 ottobre dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce) invita i governi dei 47 Stati membri a contrastare “fermamente” l’insegnamento del creazionismo nelle scuole europee. I voto sulla risoluzione ha diviso l’Apce: 48 i voti a favore, 25 i contrari.Nella risoluzione sono indicati “casi” di sostegno al creazionismo in numerosi Paesi, fra cui Germania, Belgio, Francia, Polonia, Italia, Serbia, Spagna, Svezia, Turchia. Sul tema pubblichiamo una nota del teologo italiano Marco Doldi, collaboratore di SIR Europa.L’Europa è preoccupata perché teorie religiose, riguardanti l’origine dell’universo, possano creare danni tra gli studenti. Ecco, così che la Commissione della cultura, della scienza e dell’educazione ha preparato un Progetto di risoluzione dal titolo “I danni del creazionismo nell’educazione”.Il testo è ambiguo, per il fatto che usa indistintamente il termine “creazione” e il termine “creazionismo”. E questo suscita non poche perplessità. Di per sé, infatti, il primo indica l’attività di Dio che crea e conserva le sue creature; il secondo termine indica una sorta di fissismo: Dio avrebbe creato le cose, così come sono.Il progetto europeo, invece, confonde i piani. Così appare fin dall’inizio: “per taluni, la creazione, fondandosi su una convinzione religiosa, conferisce un senso alla vita. Tuttavia, l’Assemblea parlamentare è preoccupata per l’influenza nefasta che potrebbe avere la diffusione di tesi creazioniste all’interno dei nostri sistemi educativi e le sue conseguenze sulle nostre democrazie. Il creazionismo, se non si prendono le distanze, può essere una minaccia per i diritti dell’uomo, che sono al cuore delle preoccupazioni del Consiglio d’Europa”.Si vede come il testo utilizzi indistintamente termini molto diversi: creazione, da una parte, teorie creazioniste e creazionismo, da un’altra. “Coloro che sostengono il creazionismo – continua il Progetto di risoluzione – rimettono in causa il carattere scientifico di talune conoscenze e presentano la teoria dell’evoluzione come un’interpretazione accanto alle altre. Accusano gli scienziati di non fornire prove sufficienti per confermare il carattere scientifico della teoria dell’evoluzione”. È evidente che, quasi due secoli dopo Ch. R. Darwin, si teme che qualcuno possa mettere in discussione in Europa la teoria dell’evoluzionismo. Insomma, al di là dei contenuti, si teme il confronto culturale.Secondo il documento europeo, saremmo alla presenza di un modo di pensare, che nasce da taluni dogmi religiosi e mette in discussione tutte le conoscenze, che abbiamo pazientemente accumulato al riguardo della natura, dell’evoluzione, delle nostre origini, del nostro posto nell’universo. Ora, è noto che in Europa queste concezioni nascono slegate dal riferimento a Dio proprio con l’Illuminismo, che, ancora oggi, non tollera confronti.Il Consiglio d’Europa sarebbe seriamente preoccupato perché “non si introduca nella mente dei nostri bambini una grave confusione tra il registro delle convinzioni, delle credenze, degli ideali di ogni tipo e il piano della scienza”. Aggiunge, poi, che i movimenti creazionisti avrebbero un reale potere politico, situandosi all’estrema destra.I bambini sarebbero turbati dal fatto che “la prima arma dei creazionisti, essenzialmente di obbedienza cristiana o musulmana, è l’insegnamento: i creazionisti si battono perché le loro tesi figurino nei programmi scolastici scientifici. Ora, il creazionismo non può pretendere di essere una disciplina scientifica” . Eppure, se l’uomo si guarda attorno, scopre che l’universo è strutturato in maniera intelligente parla alla sua mente in modo chiaro ed inequivocabile. Due ragioni si trovano a confronto: quella soggettiva dell’uomo e quella oggettiva della natura. “Diventa allora inevitabile – afferma Benedetto XVI – chiedersi se non debba esservi un’unica intelligenza originaria, che sia la comune fonte dell’una e dell’altra. Così proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il Logos creatore” (Discorso, 19/10/06). Che cosa esiste all’origine? La Ragione creatrice, lo Spirito Creatore che opera tutto e suscita lo sviluppo, o l’Irrazionalità che, “priva di ogni ragione, stranamente produce un cosmo ordinato in modo matematico e anche l’uomo, la sua ragione. Questa, però, sarebbe allora soltanto un risultato casuale dell’evoluzione e quindi, in fondo, anche una cosa irragionevole” (Omelia, 12/09/06).Per la Chiesa non può esserci opposizione tra evoluzione e creazione: l’evoluzione ha preparato la forma umana capace di ricevere l’atto divino creatore dell’anima; ma è in forza di questo atto divino che l’uomo è uomo. L’opposizione ci sarebbe solo se si continuasse a considerare l’evoluzione come un processo in cui agiscono forze cieche e casuali. Sì, dunque, alla evoluzione, ma nella creazione.