CCEE

L’altro nome del futuro

Famiglia: una scelta irrinunciabile per l’Europa

Aumento dei divorzi e degli aborti, diminuzione delle coppie che contraggono il matrimonio, aumento delle unioni di fatto, delle famiglie monoparentali e dei bambini nati fuori dal matrimonio, crescita delle forme di convivenze con o senza riconoscimento civile, allungamento dell’età in cui i giovani contraggono il matrimonio. Sono questi gli elementi che delineano l’attuale scenario europeo. Di questa situazione hanno trattato dal 3 al 7 ottobre a Fatima i presidenti delle 36 Conferenze episcopali europee (Ccee). “Se in teoria i sondaggi testimoniano come il matrimonio e la famiglia siano gli ideali prioritari dei giovani nella prassi aumentano i fallimenti e diminuiscono i matrimoni. È in crisi, di fatto, la forma tradizionale della famiglia. In Europa, le famiglie vivono in un contesto dominato da una mentalità individualista e secolarizzata, in un ambiente che minimizza il ruolo primordiale della famiglia e lo sottopone agli interessi effimeri e materialisti della società. Molti considerano oggi il matrimonio come un semplice contratto tra due persone”. Si aggiungono anche le sfide dei matrimoni misti (diverse confessioni cristiane) o tra persone di diverse religioni, il fenomeno delle migrazioni per cui alcuni Paesi vedono molte famiglie in movimento, espatriate alla ricerca di un lavoro: realtà che sta divenendo una delle principali cause di separazioni e di divorzi. “Ci sono tuttavia segni di ripresa – hanno affermato i presidenti delle Conferenze episcopali europee – specie per la questione demografica, per il contributo della famiglia alla coesione sociale e per l’educazione dei figli. Si incontrano sempre più giovani coppie decise a vivere il loro matrimonio ed avere più figli”. Nel confermare il primato della formazione dei fidanzati e degli sposi, i vescovi aggiungono che “oggi più che mai la Chiesa in Europa è decisa a riaffermare che il futuro della società europea passa attraverso la famiglia. L’Europa perderà il suo futuro se perderà la famiglia”.FORMARE LE COSCIENZE. Pastorale familiare “non come una delle dimensioni particolari della pastorale, ma quale elemento fondamentale che tocca gli altri campi della pastorale” così da essere “più efficace”. E’ stata questa l’esortazione del presidente dei vescovi francesi, il card. JEAN-PIERRE RICARD , che è anche vicepresidente Ccee. “Il primo obiettivo che deve porsi una pastorale del matrimonio e della famiglia – ha aggiunto – è aiutare le coppie e le famiglie ad aprirsi al dono di Dio e accogliere la visione evangelica di coppia e di vita familiare. E’ l’esperienza di essere amati personalmente da Dio, di essere perdonati e di essere sostenuti dalla sua stessa fedeltà che fonda l’amore coniugale e familiare”. A riguardo Ricard ha ricordato “quanto nei Paesi europei viene fatto dalle Chiese nel campo della preparazione al matrimonio, nel sostegno alle coppie, nell’aiuto psicologico alle donne davanti alla scelta dell’aborto, al sostegno delle vedove e delle persone divorziate. La testimonianza delle stesse coppie in questo settore appare irrinunciabile”. “La preparazione al matrimonio per molte coppie di fidanzati può trasformarsi in un luogo di prima evangelizzazione e ciò richiede un investimento più grande di quello di preparare una semplice celebrazione”. Questa visione della famiglia e del matrimonio, ha proseguito Ricard, “non è puramente confessionale e non è indirizzata solo ai cattolici. Siamo portatori di una visione della persona e del matrimonio che riguarda tutto l’uomo”. “E’ dovere della Chiesa e dei cristiani insistere sull’unicità dell’istituto familiare, sulla sua stabilità e fedeltà, sul diritto del bambino ad avere un padre ed una madre, sul rifiuto dell’eutanasia e dell’aborto. Non si tratta – ha concluso – di fare solo interventi pubblici ma di formare le coscienze”.UNA CULTURA CHE VIENE MENO. “Il governo inglese si rende conto dei costi – economico e sociale – delle separazioni e dei divorzi. Questa consapevolezza sta facendo emergere la necessità di un maggior sostegno alla famiglia”. Il card. CORMAC MURPHY-O’CONNOR , arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, ha portato l’esperienza inglese. “Non si tratta solo di pragmatismo ma di una coscienza che si sta risvegliando alla luce dei risultati negativi che le fratture familiari hanno portato alla società inglese. L’indebolimento della famiglia è il segnale preoccupante del venir meno della nostra cultura”. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, mons. ANGELO BAGNASCO ha sottolineato: “la Chiesa é in Europa una coscienza critica propositiva rispetto a quella libertà assoluta e senza riferimenti che sempre più viene considerata come istanza ultima anche per scelte che riguardano la vita e la famiglia. Nell’attuale contesto culturale e politico occorre ribadire che quelli proposti dalla Chiesa non sono valori confessionali ma valori umani, universali”.