COMECE
Europe infos: mercato del lavoro, dialogo interculturale e politica di vicinato
“I mercati europei del lavoro si trovano a confrontarsi con diverse e urgenti sfide: prima tra tutte la disoccupazione”, ma anche la crisi di “alcune attività tradizionali” e “una segmentazione” che conduce “all’esistenza di lavoratori altamente o scarsamente qualificati, protetti o del tutto privi di tutele”. E’ quanto afferma, dalle colonne del numero di settembre di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa), JOANNA LOPATOWSKA che, avviando la riflessione dal Libro verde della Commissione europea “Modernizzare il diritto del lavoro per vincere le sfide del XXI secolo” (novembre 2006), analizza l’impegno al riguardo dell’esecutivo nell’ultimo anno. FLESSIBILITÀ E SICUREZZA. Dopo il Libro verde, la “Comunicazione” in materia di flessibilità e sicurezza (giugno 2007) con la proposta di “quattro percorsi di flexicurité (flessibilità e sicurezza, appunto)” che tengono conto “della diversità dei bisogni e delle esperienze degli Stati membri”. È di metà luglio il “Rapporto d’iniziativa” del Parlamento europeo tramite il quale, spiega Lopatowska, “gli eurodeputati insistono affinché i contratti a tempo indeterminato vengano riconosciuti come la norma in materia di impiego”. “Elemento importante” la sottolineatura, da parte della presidenza portoghese, “della dimensione sociale della Strategia di Lisbona”. Per l’esperta in diritti umani, oggi “la protezione e l’assistenza sociale sono tra le preoccupazioni maggiori dei cittadini” e l’Ue “si trova a confrontarsi con il difficile compito che ne consegue, ossia il conciliare gli interessi di sindacati e datori di lavoro”. “Una parte dei 214 milioni di persone che costituiscono la popolazione attiva in Europa – aggiunge – lavora per le Chiese e le istituzioni ad esse legate. L’evoluzione del diritto del lavoro interessa dunque in modo diretto anche le Chiese e sottolinea, al tempo stesso, l’importanza che esse rafforzino il proprio messaggio sugli aspetti sociali, etici e antropologici del lavoro stesso”. NON SOLO ISLAM. “In seno all’Europa, poche questioni dividono come quella dell’identità europea. Esiste? E in che cosa consiste?”. A porre l’interrogativo è MICHAEL KUHN che , elencando le diverse posizioni al riguardo, definisce “spaventosa l’incapacità, o la cattiva volontà da parte di alcuni, di riconoscere il contributo apportato dalle diverse culture a questa nascente identità”. “Se la nostra cultura che si dice pluralista, è davvero una cultura fatta di diverse culture” argomenta Kuhn, “allora i diversi gruppi della società dovrebbero ottenere riconoscimento nella loro differenza e per il contributo che offrono a questa cultura, e non essere giudicati esclusivamente in base alla capacità di conformarsi all’una o all’altra opinione cosiddetta corretta o attualmente in vigore”. “Se il dialogo tra le culture vuole essere coerente – conclude Kuhn mentre si avvicina il 2008, Anno europeo del dialogo interculturale -, esso non va ricercato solo con i musulmani, ma anche con i diversi gruppi e correnti della nostra società europea”. UNA STRATEGIA PER L’ASIA CENTRALE. “Sostenere i Paesi dell’Asia centrale – Kazakistan, Repubblica kirghisa, Tagikistan, Turkmenistan e Ubzekistan – nella loro modernizzazione politica ed economica, resa necessaria dall’avvicinamento di questi Paesi all’Ue a seguito dell’allargamento alla Romania e alla Bulgaria”: questo, precisa MARKUS MERK, uno degli obiettivi della politica di vicinato europea (Pve). In questo ambito, prosegue Merk, “le relazioni economiche giocano un ruolo primario, e l’Ue si concentra in particolare sul settore dell’energia, data la situazione strategica di questi Paesi sul Mar Nero”, ma “prende in considerazione anche questioni come l’acqua e l’istruzione”. A questo proposito, avverte l’autore dell’articolo, “grazie alla costruzione di una via della seta elettronica, l’Asia centrale dovrebbe essere connessa alla rete informatica dell’Ue per consentire agli studenti, agli insegnanti e ai ricercatori di accedere e prendere parte alle odierne modalità di formazione permanente”. Diverso il caso della Russia, precisa Merk, “che non rientra né della Pve, né nella strategia per l’Asia centrale”. “Per la sua storia e per il suo ruolo politico-economico, è evidente che la Russia occupa un posto particolare per l’Ue. Ma è tuttavia urgente che essa risponda alle stesse esigenze di Stato di diritto, di democrazia e diritti dell’uomo dei suoi vicini. In caso contrario – avverte Merk – la credibilità dell’Unione europea rischia di soffrirne. Il semplice fatto che i vicini della Russia osservino con attenzione i rapporti Russia-Ue ne fa già una necessità assoluta”.