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Il segreto di una crescita

Europa: la rete dei rapporti umani

A scuola abbiamo imparato a conoscere l’Europa, ad esempio studiando la geografia. “Europa” era una sorta di termine generico indicante nazioni ben distinte, come accade nell’espressione “tempo libero” dove si comprendono attività diversissime fra loro. Studiando la storia abbiamo appreso che in Europa è andato tutto piuttosto a catafascio, che i confini sono stati modificati e che le dinastie regnanti si sono più o meno imparentate fra loro. Qual è la mia immagine dell’Europa di allora? Difficile da descrivere. Prendiamo in considerazione le lingue: il tedesco mi garantiva la comunicazione con persone provenienti dalla Germania Est e dell’Ovest, da alcune regioni della Svizzera, del Liechtenstein e dell’Alto Adige. L’inglese veniva studiato per il grande mondo lontano ed eventualmente anche il francese. Il latino ed il greco, per la loro natura linguistica, riguardavano in modo minore la realtà contemporanea. Non ho avuto la fortuna di trovarmi in una classe “internazionale” come accade molto spesso a Vienna ai giorni nostri. Il fatto che una ragazza polacca ed un ragazzo vietnamita desiderassero in ogni caso diventare austriaci ha solo una chiave di lettura: contrasto uguale a zero. Il rifugiato ceco rimaneva solo per sei mesi. Un austriaco studiava volontariamente la lingua ceca e quella ungherese: folle o profetico? In breve: rimanendo nel proprio Paese, non si riceveva la formazione per la qualifica di cittadino europeo e non lo si diventava neppure da solo. Io non avevo niente a che fare con un ragazzo di Stoccolma e lo stesso valeva per lui nei miei confronti, così come con una persona di Sofia o di Lione. Questo mancato feeling con il concetto di Europa è cambiato in modo non significativo, nonostante le centinaia di programmi televisivi, Internet ed i campionati europei di calcio. Ciò che invece si sta pian piano sviluppando è il senso per l’Unione europea poiché l’Europa diventa più concreta: i giovani ne sentono parlare al telegiornale, il problema del cambio delle valute emerge quasi solo facendo l’autostop, nelle scuole vengono studiate più lingue straniere, i programmi di scambio culturale sono stati intensificati, è stato effettuato un adeguamento agli standard formativi, le tesi sono disponibili anche in inglese e i lavori occasionali sono reperibili anche in altri Paesi membri dell’Ue. Tutto ciò riunisce le persone e talvolta si instaurano anche delle amicizie. I rapporti umani sono in realtà il segreto dell’Europa che sta crescendo. Sono i rapporti a fare la differenza: in questo modo i termini come “straniero” e “nativo” perdono di significato, l’aggettivo “mio” e “tuo” diventa “nostro”, e il forestiero è solo colui che è semplicemente diverso… Il mio parroco di Roma, dove ho trascorso un anno di studi universitari e sono diventato un europeo entusiasta, ha affermato: “con Cristo non esistono forestieri. Il rapporto con Lui costruisce fondamenta che sono più profonde delle differenze linguistiche, culturali e geografiche. I giovani che si recano alla comunità di Taizé oppure che prendono parte ad altri incontri di dimensione europea, come il pellegrinaggio internazionale dei giovani a Mariazell (agosto 2007) oppure l'”Agorà dei giovani” a Loreto (settembre 2007), percepiscono tutto questo: forse folle ma sicuramente profetico. L’Europa si sentirà diversa per una volta? Penso di sì. Se gli stati membri dell’Ue non costruiranno solo l’economia, se la Chiesa realizzerà ciò che lei è nel profondo, allora assisteremo ad un riscaldamento del clima di tutt’altro tipo.