GERMANIA

Dove abita Dio?

Domande dei bambini della scuola materna e insegnamento della religione

Nell’intervista, condotta da Stefan Orth per l’edizione di agosto della Herder Korrespondenz, FRIEDRICH SCHWEITZER , dal 1995 professore di teologia pratica/pedagogia della religione presso la facoltà di teologia evangelica dell’università di Tubinga e presidente della camera per l’istruzione ed educazione della Ekd-chiesa evangelica tedesca, delinea la situazione attuale in Germania riguardo all’istruzione religiosa ed indica il ruolo delle Chiese cristiane in questo ambito. Irene Vogt propone una sintesi dell’intervista. LE DOMANDE DEI BAMBINI. “L’istruzione è un processo che dura tutta la vita” e, come hanno dimostrato gli studi sul cervello, già nei primi anni di vita gli sviluppi sono veloci ed estremamente intensi. “È quindi una logica conseguenza – a giudizio di Schweitzer – che, per la prima volta, in Germania siano stati sviluppati piani di orientamento e formazione” per la scuola materna, basati sull’accordo raggiunto nella conferenza dei ministri della Pubblica istruzione dei Länder nel 2004 in cui religione e valori etici trovano il posto a loro dovuto. Anche se quanto concordato nella conferenza è solo un accordo di base, la maggior parte dei Länder , nei suddetti piani fa riferimento alla religione e ciò vale per tutte le scuole materne, indipendentemente da quali istituzioni, statali, laiche o ecclesiastiche vengano sostenute. I “bambini – sottolinea Schweitzer – fanno esperienze già dall’inizio della loro vita, compresa la fase prenatale” e pertanto anche “lo sviluppo religioso comincia nella primissima infanzia”. “È importante far partecipare i bambini a rituali, ad esempio preghiere” e leggere la Bibbia. Verso il quarto anno di età comincia il periodo in cui bambini pongono domande e le domande possono essere concrete anche in campo religioso (Dove abita Dio, cosa fa Dio mentre noi dormiamo) a cui gli adulti devono rispondere: “I bambini – chiarisce Schweitzer – vogliono sentire dagli adulti quali idee hanno loro e accertarsi se le proprie idee sono davvero così errate”. LA FORMAZIONE DELLE MAESTRE. “Spesso la religione viene vista semplicemente come una questione di valori e norme”, ma “dal punto di vista cristiano in primo piano deve esserci la fede o la questione della verità. I valori nascono dalla fede e sono pertanto solo in secondo piano”. Alla domanda su quanto realisticamente ci si può attendere dalle maestre d’oggi, Schweizer sottolinea il fatto che le maestre formate in istituzioni dipendenti dalle chiese cristiane sono meglio preparate a rispondere alle domande dei bambini di quelle che hanno frequentato istituzioni laiche, ma, se avessero poi a che fare con gruppi di bambini di religione diversa, anche la loro preparazione è carente. Lo Stato, nonostante i noti e svariati problemi d’integrazione, continua purtroppo a non affrontare il tema della didattica delle religioni. In alcuni Länder si prevede, almeno per le direttrici delle scuole materne, una formazione migliore, a livello di baccalaureato; ma anche qui sarebbe opportuno dare più rilievo all’istruzione interculturale includendo ovviamente l’aspetto religioso. CONOSCENZA DELL’ALTRO. “È importante – precisa Schweitzer – che i bambini nella scuola materna incontrino rappresentanti di religioni diverse” e sarebbe auspicabile che in Germania tra il personale didattico ci fossero rappresentanti almeno delle chiese cattolica ed evangelica e dell’islam. “In alcune scuole materne ci sono stati tentativi di festeggiare durante l’anno tutte le feste religiose, ma noi cristiani non riusciamo a partecipare con entusiasmo alla festa dello zucchero come d’altra parte i musulmani non possono partecipare con convinzione alla Pasqua o a Natale. Ma che oggigiorno tutti i bambini in Germania conoscano le feste che vengono qui festeggiate ed il loro significato è un compito di istruzione generale sempre più importante per la convivenza”. Dal 1968 in Germania è avvenuta la rottura con la tradizione pedagogica di impronta cristiana fino allora diffusa e solo adesso nel mondo della pedagogia “si incomincia di nuovo a percepire la religione come una sfida del presente”. NO A DELEGHE. Spesso i genitori, per mancanza di interesse o per incapacità, sono contenti di delegare alla scuola materna l’istruzione religiosa – in genere da loro intesa come educazione a valori buoni – e, anche se ultimamente lo Stato sta intervenendo per cercare di soddisfare la richiesta di un numero maggiore di scuole materne, “non è auspicabile un aumento della statalizzazione in questo campo”. “Dedicarsi ai bambini è uno dei compiti peculiari della Chiesa. Già nel Vangelo di Marco viene affermato: il servizio al bambino è un servizio a Dio”. Fa parte di una società democratica che lo Stato non voglia fare tutto da solo; le istituzioni sostenute dalla Chiesa devono però essere all’altezza del compito”. Infine “dovrebbe essere ovvio che con i bambini si visita non solo la panetteria o l’ufficio postale ma anche chiese, moschee e, se possibile, sinagoghe”.