FEDERAZIONE RUSSA

Le strade migliori

Per continuare il dialogo tra Chiesa ortodossa e Chiesa cattolica

A margine del XV Convegno ecumenico internazionale “Il Cristo trasfigurato nella tradizione spirituale ortodossa”, che si è svolto nei giorni scorsi nel monastero di Bose (Italia), Chiara Santomiero per conto di SirEuropa ha rivolto alcune domande al nunzio apostolico presso la Federazione russa, mons. ANTONIO MENNINI , a proposito del dialogo tra cattolici ed ortodossi. Il patriarca Alessio II l’ha ringraziata per il lavoro svolto a favore delle buone relazioni tra Stati e Chiese con “affetto, apertura, fiducia”: sono queste le chiavi del dialogo tra Chiesa ortodossa e Chiesa cattolica nella Federazione russa? “Le strade migliori sono certamente quelle dell’amore, della comprensione, della pazienza reciproca. Visitando le chiese e gli esponenti ortodossi cerco di far capire come la Chiesa di Roma e il Santo Padre le amino, le rispettino, le comprendano e veramente le considerino chiese sorelle. In questo faccio mio l’itinerario tracciato da Giovanni XXIII, nella sua esperienza di nunzio in Bulgaria, per il quale ‘soltanto la strada della carità è la strada della verità'”. Questo itinerario come si traduce nella pratica? “In un atteggiamento di fondo di simpatia che è accettazione, vicinanza, valorizzazione di tanti aspetti della vita spirituale ortodossa come esortava Giovanni Paolo II nei documenti Orientali lumen e Ut Unum sint nei quali invitava i cattolici latini a nutrirsi delle ricchezze spirituali delle Chiese orientali. In un campo più operativo si traduce in visite reciproche, in convegni, negli itinerari stabiliti dalla Commissione mista locale che ha affrontato già diversi problemi risolvendone alcuni e continuando a confrontarsi su altri con un comune impegno. Diversi seminaristi russi, inoltre, vengono mandati – con il consenso del Patriarcato di Mosca – a studiare a Roma, affinché possano conoscere e comprendere anche i nostri valori. Uno dei problemi fondamentali tra cattolici e ortodossi, almeno in Russia, è la mancanza di conoscenza reciproca; non a caso il metropolita Kirill propose qualche tempo fa che suore, sacerdoti, teologi cattolici scrivessero sulle riviste della Chiesa ortodossa per spiegare ai fedeli cosa sono la Chiesa cattolica, la sua spiritualità, i suoi santi e lo stesso avvenisse ad opera di ortodossi sulle riviste cattoliche. Quando nelle nostre parrocchie mi si chiede come comportarsi con gli ortodossi, io ricordo che essi sono anzitutto quelli che vanno a scuola con i nostri figli, che incontriamo al lavoro, per strada: già questa vicinanza di vita comune dovrebbe portarci a sviluppare forme di comprensione e di solidarietà”. In un’altra intervista ha parlato della vicinanza tra cattolici e ortodossi rispetto alla maggior parte delle sfide moderne: cosa intendeva? “In Europa ci troviamo oggi a confrontarci con una scristianizzazione sia manifesta che latente, non solo per quanto riguarda la consistenza della famiglia, ma l’identità della persona, il venir meno di una coscienza dei doveri sociali del cristiano, di impegno nella storia, anche di quella che Paolo VI ha definito la “più alta forma di carità”, cioè il servizio in politica. Ci sono tante questioni che potremmo affrontare con gli ortodossi a livello europeo, ora che l’Europa si è allargata e ha incluso delle nazioni a maggioranza ortodossa come Romania, Bulgaria, come potrebbe essere, in futuro, il caso della Serbia. Ci sono valori etici fondamentali che nel profondo si rifanno al cristianesimo, che possono essere difesi, ma anche integrati e riesplorati insieme”. Qual è la presenza dei cattolici in Russia? “Una presenza minoritaria, come è sempre stata; tra l’altro, molti cattolici di origine tedesca sono andati via dalla regione del Volga, da Novosibirsk, perché fino a due-tre anni fa il governo tedesco continuando a riconoscere loro la cittadinanza tedesca garantiva a chi tornava una casa e una pensione. A questo vanno aggiunti i fenomeni legati alla denatalità che colpiscono anche i cattolici. Una presenza minoritaria, quindi, però con la sua identità, la sua consapevolezza e la fedeltà ai valori del Vangelo vissuti anche con comune sofferenza accanto ai fratelli ortodossi nella persecuzione dell’ateismo”. Le cronache ci mostrano una vicinanza tra le gerarchie ecclesiali e le istituzioni in Russia, ma qual è il grado della libertà religiosa nel Paese? “La Russia ha le sue particolarità; non possiamo immaginare che una certa visione della democrazia si possa applicare automaticamente anche alla Russia che certamente sta facendo grandi passi avanti in questo campo. Di fronte a un vuoto morale un po’ generalizzato, il governo e soprattutto il presidente Putin sono interessati a favorire nei giovani la formazione di una coscienza civica che comporta anche il riconoscimento dei valori religiosi, ovviamente segnati dalla maggioranza ortodossa del Paese. Tuttavia il presidente Putin ha affermato più volte che lo Stato è pronto ad aiutare la Chiesa ortodossa ma anche tutte le altre confessioni religiose che lavorano per il bene del Paese”.