Germania: Paesi poveri e cambiamenti climatici

I Paesi poveri sono i più esposti alle conseguenze delle mutazioni climatiche, con il maggior rischio di catastrofi naturali. Una situazione che è stata stigmatizzata a Potsdam il 18 settembre scorso durante una conferenza stampa tenuta dall’opera assistenziale cattolica Misereor e la fondazione Münchener Rück Stiftung per presentare l’avvio di uno studio sulle relazioni tra mutazioni climatiche e povertà, elaborato dall’Istituto di Potsdam per lo studio delle conseguenze climatiche (Pik) e dall’Istituto per la politica sociale (Igp) presso la facoltà di Filosofia dell’università di Monaco. “Una sfida importante”: questo il giudizio di Joachim Schellnhuber, direttore dell’Igp, sullo studio interdisciplinare che intende “elaborare nuove basi scientifiche per la lotta alla povertà in tempi di mutazioni climatiche”. Josef Sayer, direttore di Misereor, ha criticato come finora l’opinione pubblica abbia considerato questi due temi come problemi separati. “Esiste invece una forte sinergia che deve essere spiegata con lo studio”, ha osservato. “Per mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici”, ha aggiunto, “secondo le prime stime sarà necessario sostenere spese per decine di miliardi oltre ai fondi già stanziati”. Ottmar Edenhofer dell’Istituto di Potsdam ha invece evidenziato la responsabilità dei Paesi ricchi che “hanno accumulato ricchezze a spese dei cambiamenti climatici. I Paesi industrializzati devono pertanto diminuire sostanzialmente le emissioni e consentire ai Paesi poveri uno sviluppo a basso tenore di emissioni”. Occorrono a tal fine “un’adeguata politica tecnologica, l’introduzione di una gestione globale delle emissioni, nonché la costituzione di un fondo di adeguamento”. Gli interventi immediati in tal senso, finalizzati a ridurre il rischio di povertà per i ceti più svantaggiati, sono stati delineati da Thomas Loster della Münchener Rück Stiftung: “sono particolarmente promettenti le microassicurazione e i prodotti innovativi nel settore agricolo e pastorale. Nel 2005, in Etiopia è stato realizzato per la prima volta un programma di copertura che ha attutito le conseguenze di una siccità per oltre 15 milioni di agricoltori”, ha spiegato.