UE
Economia europea: le “previsioni intermedie”
I “fondamentali” che misurano lo stato di salute dell’economia reale sono solidi; il contesto internazionale è favorevole (gli Usa frenano ma Cina e India volano); la crisi finanziaria generata dai mutui americani subprime erode ma non sovverte. Tutto considerato, la crescita può continuare, anche se con ritmi leggermente più blandi di quelli prospettati prima dell’estate. Sono questi i dati essenziali che emergono dalle “previsioni intermedie”, documento di analisi economica presentato martedì 11 settembre a Bruxelles dal commissario JOAQUIN ALMUNIA , che non ha rinunciato a mettere in guardia i governi degli Stati Ue. PER LO SVILUPPO, RIFORME E BILANCI SOTTO CONTROLLO. Gli economisti della Commissione ritengono che produzione sostenuta, vivacità dei mercati, ripresa dei consumi interni, investimenti e capacità concorrenziale “ci aiuteranno a superare l’attuale fase di turbolenza sui mercati finanziari”. Ma, aggiunge subito Almunia, “i maggiori rischi che pesano sulle prospettive richiedono ai governi di proseguire sulla strada delle riforme e del risanamento di bilancio, proprio per accrescere la capacità dell’economia Ue di sopportare gli shock”. Il responsabile per gli affari economici e monetari ha reso note le previsioni di metà percorso (tra le due “ufficiali”, rispettivamente attese in primavera e in autunno), riguardanti i soli “sette maggiori Stati membri dell’Unione europea”, ossia i sistemi economico-produttivi trainanti, che da soli rappresentano l’80% del Prodotto interno lordo Ue: Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi. L’Esecutivo prevede dunque nel corso del 2007 “una crescita economica del 2,8% nell’Ue e del 2,5% nell’area euro”: si tratta di una revisione al ribasso di 0,1 punti percentuali rispetto ai dati diffusi quattro mesi fa. CRESCONO DOMANDA INTERNA E POSTI DI LAVORO. Il rappresentante spagnolo collega il lieve rallentamento con la crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti. “La crescita dovrebbe continuare – spiega -, sorretta da fondamentali solidi e da un contesto mondiale ancora favorevole”. Per quanto riguarda l’inflazione, nel 2007 “i prezzi al consumo dovrebbero aumentare del 2,2%” nei ventisette Stati Ue e del 2,0% nei tredici che hanno aderito alla moneta unica: un aumento dello 0,1% sulle previsioni di primavera, causato “dall’aumento dei prezzi delle materie prime”. Il documento con le previsioni intermedie puntualizza: “La domanda interna dovrebbe continuare a dare il maggiore contributo alla crescita del Pil”, e “la produzione sarà sempre più trainata dai consumi privati”. Una osservazione di rilievo, soprattutto perché connessa ai “persistenti segnali di miglioramento sul mercato del lavoro in Europa, non ultimo quello tedesco”. Negli ultimi mesi, infatti, il tasso di disoccupazione media in Europa è sceso al di sotto del 7%, collocandosi ai livelli più bassi dagli inizi degli anni ’80. I DATI NAZIONALI: CHI SALE E CHI SCENDE. Il commissario Almunia non rinuncia a uno sguardo in avanti, dove intravede “una spinta alla crescita leggermente ridotta nel 2008 rispetto a quanto previsto”, con il punto interrogativo rappresentato da ulteriori problemi sui mercati finanziari e da un rialzo dei costi delle materie prime. Le cifre presentate nel documento intermedio denotano però performances assai differenti tra i singoli Paesi. Nell’area euro la Spagna segnala un Pil in forte crescita, con una previsione stabile al 3,7%, seguita da Paesi Bassi (2,5%) e Germania (2,4%). L’Italia si vede confermato l’1,9%, mentre è la Francia che subisce una “bocciatura”, con una percentuale di sviluppo dell’1,9%, mezzo punto in meno rispetto al maggio scorso: la Commissione si mostra scettica sulla politica di riforme avviate dal neo presidente Nicolas Sarkozy. Fuori dalla zona della moneta unica, la Polonia evidenzia un dato di crescita robusto (6,5% su base annua), che lascia ben sperare anche sul piano occupazionale. Il Regno Unito prosegue la sua corsa e la Commissione ne ritocca verso l’alto il Pil (2,9%). Sui prezzi vigila invece la Banca centrale europea: la stretta creditizia in atto, voluta dal presidente Jean-Claude Trichet, mira proprio a tenere sotto controllo le pressioni inflazionistiche. “MADE IN” PER TUTELARE IMPRESE E CONSUMATORI. Tra le azioni politiche in atto nell’Unione in campo economico in questa fase, se ne segnala una in particolare. Essa mira a “introdurre l’indicazione obbligatoria del paese d’origine per alcuni prodotti importati da paesi terzi”, così da tutelare i consumatori e le imprese europee. I principali settori interessati sono il tessile-abbigliamento, il calzaturiero, l’arredamento e la gioielleria. Il “made in” non muove, secondo i promotori (i deputati Joseph Daul, Enrique Baròn Crespo, Graham Watson e Heide Ruhle), da un intento protezionistico, mentre realizzerebbe un provvedimento già in atto negli Stati Uniti, in Giappone e in Canada.