RASSEGNA DELLE IDEE

Con una sola voce

Herder Korrispondenz: Chiese cristiane insieme nell’annuncio

Di fronte alle sfide del mondo contemporaneo l’idea missionaria, già determinante per il movimento ecumenico moderno, esige dalle chiese cristiane una collaborazione più intensa, al di là delle differenze confessionali. Questa le tesi di WALTER KLAIBER (teologo, dal 1989 al 2005 vescovo della chiesa evangelica metodista in Germania e, fino a poco fa, presidente della ACK -comunità lavorativa delle chiese cristiane in Germania-) in un articolo per l’edizione di luglio della Herder Korrispondenz.MISSIONE COMUNE. “Che i cristiani di fronte alle sfide del nostro tempo debbano parlare con una voce, è una necessità cogente”. Ognuno condivide questa opinione ma Klaiber ha l’impressione che non sia chiara la meta della missione. “La meta più semplice è che rientri nella chiesa, ma possibilmente nella nostra, chi si è allontanato dal cristianesimo”. Questo è il motivo per cui la missione delle chiese cristiane è caratterizzata spesso da un “egoismo di confessione”. Nel campo sociale la collaborazione tra le diverse chiese cristiane funziona in genere bene, “ma com’è la situazione quando si tratta di predicare il Vangelo? È più semplice distribuire assieme una minestra calda che dividere insieme il pane della vita?”. “Nonostante tutte le differenze tra le confessioni ci unisce il fatto di avere in comune il Credo”. Per Klaiber, festeggiare assieme “un giorno della creazione” non solo per lodare insieme il nostro creatore ma nello stesso tempo per denunciare la distruzione del creato causata dall’irresponsabilità umana e cercare vie per proteggere il creato “sarebbe una possibile conseguenza del Credo comune in Dio creatore”.STRUMENTI DI PACE. Se noi come chiese cristiane crediamo in Gesù Cristo nostro Salvatore, per Klaiber significa che abbiamo il dovere di annunciare al nostro prossimo che “Dio in Gesù di Nazareth è venuto anche per lui e per la sua salvezza”, “che Dio in Cristo si rivolge a tutta l’umanità”, che il valore e la dignità della nostra vita non sono opera nostra ma un dono gratuito di Dio e che quindi da parte nostra dobbiamo impegnarci per una convivenza umana più giusta. Così, credere nello Spirito Santo significa avere il dovere di annunciare al nostro prossimo che “Dio attraverso lo Spirito ci dona vita, riconciliazione e pace”. Il Nuovo Testamento descrive la chiesa come un luogo dove è presente lo Spirito Santo. “Perciò nel Credo si dà testimonianza del dono della chiesa, una, santa, cattolica e apostolica”. “Pertanto – afferma Klaiber – se crediamo assieme – pur nelle differenti interpretazioni – nella chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, abbiamo il dovere di ammettere non solo reciprocamente ma soprattutto anche all’interno della nostra chiesa che non possiamo reclamare unicamente per noi questa verità e che dobbiamo essere umilmente disposti ad aprirci all’opera pacificatrice e unificatrice dello Spirito Santo. Se le chiese stesse sono aperte per il miracolo della riconciliazione possono diventare messaggeri di riconciliazione e strumenti di pace”. NECESSARIA CHIAREZZA. Finora la missione ecumenica non è, per le statistiche, una storia di successo. Anzi, si riscontra efficienza missionaria e crescita proprio in quelle comunità che cercano di evidenziarsi prendendo posizione contro le altre chiese e soprattutto contro l’ecumenismo. Da un punto di vista psicologico è comprensibile: chi decide di entrare in una chiesa vuole essere sicuro di possedere l’unica verità. Ma “successo non è uno degli attributi di Dio”, ha spiegato il teologo rifacendosi a quanto “sembra abbia detto Martin Buber”, e “rifiutare una testimonianza comune non giova a propagare il vangelo ma a falsificarlo per la propria ideologia imprenditoriale”. Però non dobbiamo dimenticare che una testimonianza comune richiede chiarezza: le varie interpretazioni del Vangelo non devono condurre ad un pluralismo disorientante. Testimonianza e azioni in comune non devono distruggere l’identità dei singoli: “nella casa del Padre nostro” devono rimanere evidenti “i vari stili architettonici” dei diversi gruppi che coabitano sotto lo stesso tetto. Ma, precisa il teologo, curare e conservare le proprie tradizioni non deve avvenire profilandosi a spese degli altri. “Una testimonianza comune è possibile perché così si comincia a realizzare quanto Gesù chiedeva a Dio nella sua preghiera: essere tutti una cosa sola perché il mondo creda. Una testimonianza comune è necessaria perché solo così rimane credibile che per noi nella nostra missione non ha importanza il reclutamento di membri, la sopravvivenza della tradizione della nostra chiesa o la salvaguardia del nostro influsso nella società ma piuttosto il messaggio dell’amore di Dio nella creazione, nella liberazione e nella riconciliazione e che gli uomini in questo messaggio trovino spazio e sostegno per la loro vita”.