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Costruire speranza

Europa: dopo il primo semestre 2007

Il primo semestre del 2007 è stato caratterizzato da due date cruciali: il cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma, celebrato il 25 marzo, e il risultato positivo della riforma del Trattato dell’Unione europea il 23 giugno, durante il Consiglio europeo di Bruxelles. Si spera che il mandato conferito alla Conferenza intergovernativa, con inizio il 23 luglio a margine del Consiglio affari generali, approdi ad un esito che tragga vantaggio dal sostegno dei capi di Stato e di Governo dell’Unione, oltre che dei suoi cittadini.A distanza di 50 anni, il progetto europeo è giunto a un punto in cui ha bisogno di una nuova iniezione di questa energia morale e spirituale che ha permesso ai suoi fondatori di acquistare fiducia e affrontare con determinazione l’immenso compito della ricostruzione.A tale proposito, sarebbe consigliabile che i nostri lettori consultassero due recenti allocuzioni sull’Europa pronunciate da Benedetto XVI, il cui ambito è stato definito dalle celebrazioni del cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma: il congresso della Comece a Roma dal 23 al 25 marzo e l’incontro dei rettori e dei professori delle università europee, anch’esso tenutosi a Roma dal 21 al 24 giugno. La prima di queste allocuzioni ha portato alcuni ad attribuire a Benedetto XVI un atteggiamento negativo nei confronti dell’Unione europea. Ma una lettura imparziale dei due testi non lascia assolutamente spazio a dubbi: il Santo Padre incoraggia direttamente i credenti a fare “il proprio dovere, con l’aiuto di Dio, per contribuire al consolidamento di una nuova Europa”. Egli preconizza una partecipazione attiva al dibattito pubblico sulla costruzione europea e assicura il proprio “ sostegno e il più fervido incoraggiamento”. I due testi sollevano questioni di importanza fondamentale per la società. Si fa riferimento in particolare a problemi quali la necessità di un buon equilibrio tra la dimensione sociale e la dimensione economica, l’identità europea da radicare nei valori universali che il cristianesimo ha contribuito a forgiare, il ruolo dei cittadini e le loro aspirazioni, l’esistenza di una natura umana permanente come fonte dei diritti comuni a tutti gli individui, la relazione tra teismo e autentico umanesimo, l’ampliamento della nostra comprensione della razionalità nel settore delle scienze e della ricerca, e l’urgenza del perseguimento di un nuovo umanesimo di fronte all'” evoluzione culturale massiccia” che si sta attualmente verificando in Europa. Nella sua allocuzione di marzo, Benedetto XVI pone questioni profonde che meritano di essere dibattute: egli si chiede in particolare se l’Europa, pur aspirando a essere considerata una comunità di valori, non sembri piuttosto negare l’esistenza stessa dei valori universali e morali. Egli ha perfino tacciato di apostasia questa tendenza a negare i valori universali. E’ dunque un segnale d’allarme quello che ha lanciato il Papa, si potrebbe persino dire un giudizio estremamente duro. Ma questa diagnosi merita un dibattito e discussioni a diversi livelli. Nella sua allocuzione di giugno, il Pontefice ha parlato dell’importanza di costruire un avvenire di speranza per un’Europa che mostra una certa instabilità sociale e un atteggiamento di pusillanimità verso i valori tradizionali.Il mandato conferito alla Conferenza intergovernativa, che è stato il frutto di molti negoziati, è una delle fonti di speranza per l’Europa. Speriamo che questa Conferenza sia rapida e che approdi a un risultato che possa essere sostenuto dai Governi e dai cittadini. Perché questa speranza acquisisca un peso critico maggiore, le questioni sollevate da Benedetto XVI meritano di essere studiate dalle istituzioni dell’Unione, dalla società civile e dai cristiani d’Europa.