JEAN-MARIE LUSTIGER
Alcuni pensieri ad un mese dalla morte
“Sono nato ebreo, sono diventato cristiano per la fede e per il battesimo rimanendo ebreo come gli apostoli. Ho avuto per patroni il grande sacerdote Aronne, san Giovanni e la Madonna piena di grazia”. Così ha lasciato scritto di sé il card. Jean-Marie Lustiger, arcivescovo di Parigi dal 1981 al 2005, nato nel 1926 da una famiglia ebrea di origine polacca, convertitosi al cristianesimo a 14 anni e scomparso dopo una lunga malattia lo scorso 5 agosto. La sua ultima apparizione pubblica porta la data del 1° giugno, giorno in cui l’arcivescovo emerito e accademico di Francia si era recato, visibilmente provato e in sedia a rotelle, a salutare i colleghi dell’Académie Française. “Sarò più assiduo con le mie preghiere dal cielo di quanto non lo sono stato con la mia presenza tra voi” aveva assicurato congedandosi. Nel trigesimo della sua scomparsa, proponiamo una breve “antologia” dei pensieri.AI GIOVANI. Durante “i cinque anni di guerra e occupazione noi (ventenni nel 1946, ndr) siamo stati ingannati da chi aveva il compito di dire la verità. Alcuni di noi sono affondati nel cinismo… ma la maggior parte ha voluto credere alla forza della verità e nel fondo della prova abbiamo scovato una speranza un po’ rattrappita e piena di cicatrici, modesta forse, ma che è ciò che ci ha consentito di impegnarci nella ricostruzione. Voi che avete oggi vent’anni, frugate nel vostro zaino; vi troverete la stessa speranza nascostavi” da Cristo. “Vi appare rattrappita? Raccoglietela ugualmente e lasciate che vi afferri: vi darà il coraggio del futuro e l’audacia necessaria”. LA MISSIONE. “Questo avvenimento (la missione urbana di Parigi nel 2004, ndr) inaugura la nuova evangelizzazione di questa grande città. I nostri contemporanei comprendono le domande loro poste dal Vangelo, anche se le rifiutano. Le comprendono non perché esse siano state abbellite o adattate, ma perché toccano i punti essenziali della condizione umana… Occorre spingersi sempre più lontano con coraggio e tenacia giacché Dio ha aperto la porta della fede”. SCIENZA E CULTURA. “Siamo sempre più consapevoli che la scienza viene orientata dall’uomo, e non solo secondo il desiderio del suo spirito, ma soprattutto in base ai suoi interessi: il denaro è uno dei principali fattori della ricerca, insieme agli investimenti che essa richiede. Una cultura tecnologica come la nostra gioca il proprio valore cristiano sulla capacità di riflettere su questi investimenti e assumere decisioni appropriate… Quando affermo che esiste una cultura cristiana universale, mi riferisco al modo di vivere la vita nella fede” e nella “libertà che si dispiega nel dono dello Spirito”. Oggi “la questione cruciale è sapere dove si situa questa libertà” e “come si possa incidere sulla cultura affinché i suoi fondamenti e le sue scelte siano più rispettosi della dignità dell’uomo”. LA VOCAZIONE COMUNE. “Ebrei e cristiani, incontrandosi e valutando le differenze reciproche, possono meglio comprendere” la responsabilità loro “affidata dalla parola di Dio, a ciascuno secondo la propria chiamata e tradizione”, di “condurre l’umanità frammentata alla consapevolezza della sua unità, più forte e più grande delle sue immense diversità. Evocare tali prospettive non significa minacciare né l’originalità ebraica né l’identità cristiana… L’incontro tra ebrei e cristiani è necessario a entrambi per comprendere quel che forse Dio esige da ciascuno di essi”. Ciò “non si riduce a limitare il possibile contenzioso. Non può accontentarsi di una pacifica comprensione reciproca, e neppure di una solidarietà a servizio dell’umanità. Sono in gioco l’equilibrio e la pace nel mondo”.IL PROGETTO EUROPEO. “L’Europa preesiste alle costruzioni politiche che hanno modellato il suo volto. L’Europa esiste come storia, cultura, comunità di destini ben prima del progetto di comunità politica europea oggi in fase di realizzazione… Popoli diversi, già uniti da Atene e da Roma, sono nati a nuova fraternità ricevendo il battesimo… In altre parole, il progetto politico dell’Europa” avviato all’indomani della seconda guerra mondiale “si fonda sull’esistenza di una famiglia di popoli che la Parola di Dio ha costituito, che la volontà di potenza dei suoi membri ha diviso e che trova nella sua stessa origine (memoria biblica e fede cristiana) la forza della sua riconciliazione”.ECUMENISMO ED EUROPA. “La comunione delle Chiese e l’unità dell’Europa sono indissolubilmente legate. Si tratta di una questione primaria che i politici e gli storici possono ritenere accidentale o di poco conto, ma che in realtà orienta in profondità i comportamenti dei popoli. Questi, infatti, sono legati alla propria memoria storica, all’organizzazione dei valori che ne guidano l’esistenza e ne determinano le scelte… Si tratta di un problema di storia e di culture assolutamente fondamentale, che per noi europei è difficile identificare poiché ci mette profondamente in discussione”.