CECENIA

Il silenzio dell’Europa

Un Paese ferito e disorientato

“Ufficialmente in Cecenia la guerra è finita già da sei, sette anni. Invece per me questa guerra, adesso, ha una faccia ancora più terribile. Nessuno crede più a nessuno. C’è tanta diffidenza e sembra di essere tornati al periodo di Stalin, quando non ci si fidava dell’altro o si era quasi costretti ad essere spie, magari anche dei vicini di casa”. A parlare è MAJNAT ABDULLAEVA , giornalista che ha vissuto a Grozny (capitale della Cecenia) fino al 2004, dove scriveva per la Novaja Gazeta e collaborava con alcuni mass media stranieri come corrispondente locale. Autrice di un programma in lingua cecena di Radio Libertà nel 2003 è stata finalista del concorso intitolato ad Andrej Sakharov “Per il giornalismo come azione” organizzato dal Fondo di difesa della trasparenza a Mosca. Quando le minacce rivolte a lei e alla sua famiglia si sono fatte insostenibili, ha dovuto lasciare la Cecenia per la Germania. Ora è inserita nel programma del centro Pen “Scrittori in esilio”, fondato per dare sostegno a scrittori e giornalisti perseguitati per ragioni politiche. Laura Mandolini l’ha intervistata. Majnat, che effetto le fa la parola Europa? “Dell’Europa sapevo poco. Sono cresciuta in un mondo – quello sovietico – che la considerava come una prigione. Ora che sono ‘costretta’ a vivere in Germania, che è un luogo dove ci sono valori umani, dove tutti, giornalisti, scrittori, politici e persone semplici hanno gli stessi diritti. Avevo un amico regista che sognava di realizzare uno spettacolo in Europa occidentale, in un teatro non sovietico. Nei primi giorni di guerra, 1994, è stato ucciso da un cecchino. Quando si parla d’Europa, mi viene in mente. E sento il silenzio dell’Europa quando si parla di noi, della guerra cecena”. Un ceceno si sente europeo? “Dal punto di vista geografico sì. Basti pensare che l’emigrazione dei ceceni, durante la guerra, è stata verso l’Europa occidentale, non verso l’Arabia Saudita o la Turchia, nonostante siamo musulmani, perché il modo di pensarsi e vedersi dentro è europeo. Il problema è che per settant’anni siamo stati nell’Unione sovietica e dopo il suo crollo siamo stati tagliati fuori dall’Europa, dal resto del mondo”. Come è la Cecenia vista da così lontano? Come la immagina oggi? “Oggi subisce la mancanza di giustizia, la perdita del senso di appartenenza alla stessa comunità. Le persone che hanno sbagliato non sono state punite, anzi sono state premiate. Ho paura di questa società”. Si è data una spiegazione di quello che è successo nel suo Paese? “Nel mio paese è stata combattuta l’ultima guerra coloniale ed imperialista europea e tutte le forze stanno provando a tenere questa colonia sotto pressione per non farla diventare libera. Una guerra insensata, iniziata ben 400 anni fa e che è proseguita con fasi alterne, con intensità diversa. Si combatte fino a quando il popolo ceceno, sfinito, smette di fare ‘resistenza’ per poter sopravvivere. Subito dopo si ricomincia daccapo. E a seconda dei periodi storici, questa guerra ha assunto nomi e motivazioni diverse. Adesso la chiamano ‘lotta contro gli islamici, contro i terroristi’. Nel 1944 il popolo ceceno è stato deportato in Siberia, con il risultato che un quarto della popolazione è morta, perché accusato di collaborazionismo con la Germania nazista. Strano, visto che nessun soldato nazista era sul territorio ceceno e che, soprattutto, i ceceni, come tutti gli uomini dell’Armata rossa, presero parte alla guerra contro l’invasione tedesca. Forse fra cinquant’anni inventeranno nuovi modi per giustificare il massacro ceceno”. Ora è di moda l’equazione ceceni uguale terroristi… “Già, ed è su questo assunto che si stringono accordi, strategie e contratti Est-Ovest. Nessuno dice invece che i ceceni si sono convertiti all’islam circa duecento anni fa e invece la guerra tra la Russia e la Cecenia è una storia molto più vecchia. Si spera che si arriverà al punto che i due paesi troveranno un accordo che andrà bene per entrambi. Intanto, duecentomila persone sono morte e la propaganda di odio verso i ceceni non accenna a diminuire. Non aiutano di certo la Russia le migliaia di soldati russi morti in guerra: non sarà facile trovare questo compromesso. Chi potrà aiutarci?”. Qualcuno racconta tutto questo ai russi? “Loro credono in quello che vedono e che sentono in televisione. Non c’è giornalismo, c’è soltanto propaganda. E l’unica tv indipendente è stata chiusa. Ma chi vuole sapere la verità trova il modo di conoscerla, soprattutto grazie ad internet. Fino a che la guerra non bussa alla tua porta, è più facile chiudersi in se stessi, far finta di non sapere niente. La verità di quello che sta succedendo in Cecenia è molto dura, violenta e la gente non vuole conoscerla per non sentirsi in colpa. Troppo dura anche per loro”.