PORTOGALLO
I rapporti Chiesa e Stato. La preoccupazione dell’episcopato
Al termine del Consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese (Cep), riunitosi recentemente a Fatima, il segretario, mons. Carlos Azevedo, ha lamentato la “mancanza di dialogo” nelle relazioni del governo portoghese con la Chiesa Cattolica, ammettendo un certo “malessere” di fronte all’accumularsi di situazioni che permangono irrisolte. In particolare, i vescovi si riferiscono alle “problematiche riguardanti l’educazione, la solidarietà sociale, il settore dei mezzi di comunicazione di massa, l’accompagnamento spirituale dei malati e dei detenuti, il sostegno alla famiglia e alla natalità, oltre all’assenza di aiuti nella costruzione di luoghi liturgici”. Laicismo senza futuro. Alla base della “preoccupazione” della Cep ci sono soprattutto “la mentalità laicista e i ritardi nella regolamentazione del Concordato firmato nel 2004”: il vescovo ausiliare di Lisbona ha ricordato che “ancora non si trovano le premesse di un dialogo che faccia procedere l’adattamento alla nuova configurazione giuridica prevista dall’accordo, lasciando specifici settori in attesa di regolamentazione, come avviene nel caso delle cappellanie carcerarie ed ospedaliere”. D’altra parte – ha proseguito – “ancora non si sono riunite né la Commissione paritaria, né la Commissione bilaterale, e la determinazione del governo nell’applicare la recente legge sulla libertà religiosa, ha collocato su un piano secondario tutto ciò che è necessario istituire per l’attuazione del regime concordatario”. All’interno della società portoghese, i vescovi criticano anche la presenza di un’agguerrita minoranza profondamente attaccata ad un modello sociale antiquato, i cui esiti negativi sono evidenti nella storia del Portogallo, che pretende di rifiutare la dimensione religiosa della società”. “Tale dimensione – ha osservato mons. Azevedo – fa invece parte della pienezza dell’essere umano, è essenziale alla sua armonia, ed uno stato che possegga una coscienza storica non può lasciarsi guidare dall’influenza di correnti laiciste prive di futuro”. “Siamo d’accordo che gli Stati siano laici; essi devono però rispettare la realtà nazionale e il pluralismo espresso della componente religiosa della società”.Educazione e libertà d’informazione. Il segretario della Cep si è detto inoltre preoccupato dalla “mancanza di libertà d’informazione e dal pregiudizio arrecato alla stampa regionale, molta della quale è d’ispirazione cristiana, capace di svolgere un’importante funzione di avvicinamento sociale”. Di fronte ai progetti legislativi annunciati, ha affermato che “intervenire sullo statuto editoriale dei mezzi di comunicazione di massa costituisce un attentato alla libertà d’informazione”. Relativamente alla delicata situazione delle Associazioni di insegnanti e lettori (Atl’s), i vescovi temono che la decisione di prolungare l’orario scolastico e la mancanza di accordi in merito porteranno a migliaia di licenziamenti”. “Sono i genitori – ha detto padre Lino Maio, presidente della Confederazione nazionale delle istituzioni di Solidarietà (Cnis) – che devono scegliere tra il prolungamento dell’orario proposto dalla scuola pubblica e gli Atl’s delle nostre Istituzioni private di solidarietà sociale (Ipss)”. In area educativa il Consiglio della Cep ha anche rilevato “la mancanza di sostegno alle scuole cattoliche”, indicando che “sarebbe di fondamentale importanza concedere un sussidio economico alle famiglie, affinché possano scegliere d’iscrivere i propri figli negli istituti in cui pensano che siano meglio educati”. “L’attuale ministra dell’Educazione non ha nemmeno risposto alle richieste avanzate dalla Commissione episcopale dell’educazione riguardanti l’insegnamento della religione nelle scuole”. Non potendo nascondere la realtà di tutte queste “preoccupazioni”, una delegazione di vescovi, guidata da mons. Policarpo, ha ufficialmente incontrato il primo ministro portoghese José Socrates per manifestargli direttamente “il malessere sociale determinatosi dopo la firma del Concordato”, chiedendo che “il vuoto legislativo sia colmato il più rapidamente possibile mediante nuove e rapide misure”.