SVIZZERA
“Solo se il Concilio viene considerato come grandiosa evoluzione nella tradizione, anziché come rottura con la tradizione della Chiesa e se la riforma liturgica post-conciliare viene valutata in modo analogo, si potrà valutare correttamente anche l’obiettivo perseguito dal Papa col Motu Proprio”. Lo ha detto mons. Kurt Koch presidente della Conferenza episcopale svizzera parlando del “Summorum Pontificum” emanato dal Papa il 7 luglio scorso. Per questo motivo, ha auspicato il vescovo, “occorre un rinnovamento della consapevolezza liturgica che percepisca l’identità e l’unità della storia liturgica pur nella sua molteplicità storica. In questo senso, dal punto di vista di Benedetto XVI, diverse forme riconosciute del rito liturgico potrebbero convivere, reciprocamente riconciliate o perlomeno l’una a fianco all’altra”. È dunque evidente che “il Papa non ha inteso scatenare alcuna disputa sulla liturgia, ma piuttosto promuovere la riconciliazione all’interno della Chiesa. Perciò non è ora di litigare in materia di liturgia, quanto piuttosto di ripensare insieme ai principi teologico-liturgici del Concilio Vaticano II che devono essere validi e vincolanti per tutti. Solo così, il Motu Proprio avrà assolto alla sua vera funzione”. Delle “questioni pratiche” legate all’applicazione del Motu Proprio i vescovi svizzeri parleranno nel corso della plenaria autunnale che si svolgerà dal 3 al 5 settembre a Givisiez, presso il seminario della diocesi di Sion. La sessione invernale si terrà invece dal 3 al 5 dicembre a St-Maurice nel foyer franciscain.