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In coincidenza con l’inizio del semestre di presidenza portoghese, diverse personalità cattoliche auspicano il forte impegno dell’Unione Europea nella ricerca di soluzione delle sfide umanitarie più urgenti. Mons. Carlos Azevedo, segretario della Cep, ritiene che la presidenza lusitana possa “creare dei ponti con l’Africa, approfittando dello speciale rapporto storico che lega il Portogallo a tale continente”. Egli afferma che “la Chiesa è una delle istituzioni che maggiormente appoggia tutto ciò che concerne l’unificazione europea”, tuttavia si dice dispiaciuto che “una parte della legislazione comunitaria sia contrassegnata da uno spirito laicista che progressivamente si sta affermando, soprattutto in riferimento alla famiglia e alla cultura della vita”. Anche Francisco Sarsfield Cabral, direttore dell’informazione di Radio Renascença, auspica che le relazioni con l’Africa diventino una priorità: “L’Ue deve preoccuparsi dei paesi africani con lo stesso grado di improrogabilità attribuito alle esigenze dei paesi europei”. In tal senso, “il lodevole impegno che il Portogallo porrà in dicembre per la realizzazione di un vertice tra l’Ue e l’Unione Africana, non dovrà portare a chiudere gli occhi di fronte alla tragica violazione dei diritti umani in quel continente”. Padre Agostinho Jardim Moreira, presidente della Rete europea Anti-Povertà/Portogallo (Reapn), si augura che “Lisbona 2007 segni l’inizio di un nuovo indirizzo in termini di coesione sociale, un’occasione in cui la lotta alla povertà e all’esclusione possa ottenere uno slancio veramente decisivo e concreto, mediante il quale l’Ue possa tornare al suo progetto fondante: un’Europa dei cittadini, di tutti, per tutti e con tutti”. Infine, secondo padre Rui Pedro, che negli ultimi anni ha diretto l’Opera cattolica portoghese delle migrazioni (Ocpm), “il fenomeno migratorio costituisce un dossier critico capace di porre il dito nella piaga di un’Europa che, dando segnali di amnesia, mostra difficoltà nella cooperazione interna, nell’assumere il proprio ruolo di corresponsabilità storica, nel gestire la diversità religiosa e culturale, e nel condividere il suo modello economico, la sua ricchezza e le proprie risorse”.