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Una regola per l’oggi

11 luglio: San Benedetto, Patrono d’Europa

“Pacis Nuntius” (messagero di pace): con queste parole inizia il documento della proclamazione, il 24 ottobre 1964 da parte di Paolo VI, di san Benedetto a “patrono d’Europa”. Senza dubbio questo è allo stesso tempo uno dei tratti più caratteristici della Regola del Santo di Norcia ed uno dei beni di cui maggiormente il nostro mondo avverte il bisogno. Nel Prologo della Regola si legge questo versetto del salmo 33: “Cerca la pace e perseguila”. Perseguire la pace vuol dire tendere all’unità per vivere in pace con sé, con gli altri e, quindi, con Dio. Un altro passo della Regola, nel capitolo sugli “strumenti delle buone opere” san Benedetto sottolinea l’importanza della pace, ma in relazione al perdono. La pace è possibile solo quando gli uomini sono disposti a perdo­narsi gli uni gli altri, ma senza scambiarsi una pace falsa. Se questo è vero per la vita di ogni uomo, non lo è da meno per la vita delle Nazioni. Quindici secoli di storia europea dalla nascita di san Benedetto, possono dunque spiegare il perché di questo titolo di patrono d’Europa? I benedettini non hanno cristianizzato l’Europa ancora pagana da soli, ma il loro ruolo è stato preponderante. E’ paradossale, se si consi­dera che Benedetto ha composto la sua Regola per uomini la cui vita intera doveva essere consacrata alla preghiera, dentro le mura del monastero, nel silenzio, nella soli­tudine e nella separazione dal mondo. I figli di san Benedetto sono stati gli artefici di uno di quei valori fondamentali che troviamo espressi nella Regola: l’unità. Unità dentro la comunità, unità tra le varie comunità, unità nella cristianità, che essi hanno contribuito a formare, conser­vare e trasmettere. Guardando oggi, in retrospettiva, bisogna però aggiungere ancora due valori fonda­mentali, contenuti nella Regola e che in questo momento storico hanno una note­vole risonanza, in particolar modo per l’Europa. In primo luogo il rispetto per la per­sona: “Nel monastero, l’Abate eviti ogni forma di parzialità… Eguale carità eserciti dunque l’A­bate per tutti». Con questo, viene eliminata ogni pretesa giustificazione di discriminazione, razziale o di classe che sia, spesso fonte di divisione e d’ingiustizia. Questa unità non solo permette la diver­sità fra i suoi membri, ma piuttosto la pre­suppone e la incoraggia. Con sano reali­smo Benedetto insegna ai suoi discepoli ad accettare tutti così come sono, con i loro doni e i loro carismi e prevede che “ciascuno riceva ciò che occorre secondo il proprio bisogno”. Questa è la virtù designata comunemente con il termine latino discre­tio , traducibile con prudenza e che san Benedetto chiama “madre di tutte le virtù”. Estendendo il discorso, si può dire che la Regola mette in luce ciò che spesso manca, nelle civiltà occidentali: la modestia della vita, accontentandosi del necessario, la condivisione con l’al­tro e l’accoglienza. La pace, l’unità, il rispetto per la persona, la modestia e la condivisione, tutte cose che sottintendono una vita che include una dimensione spirituale e che perciò ha un senso; senza dubbio è quest’insieme di valori che fa sì che si possa dire oggi che san Benedetto, come patrono d’Europa, è real­mente un modello da tenere presente, e non soltanto per il Vecchio Continente, ma per tutti e cinque e per le stesse, universali, ragioni.