La Corte costituzionale di Karsruhe ha deciso che i parlamentari dovranno documentare pubblicamente i redditi supplementari percepiti qualora essi superino i mille euro al mese. Così la SÜDDEUTSCHE ZEITUNG (04/07): “La decisione dei giudici si è fatta attendere ed è arrivata a malapena con quattro voti su quattro. Ma da un punto di vista del risultato, la sentenza comporta un rafforzamento della democrazia parlamentare. Le ragioni a favore e contro l’obbligo di pubblicazione sono numerose. L’argomento principale dei suoi sostenitori è inconfutabile: le attività collaterali – come nei consigli di amministrazione di grandi imprese – rappresentano ‘rischi particolari per l’indipendenza’ dei deputati”. “La sentenza… presenta tuttavia qualche svantaggio: l’obbligo di pubblicità dei redditi supplementari porterà con ogni probabilità all’ulteriore diminuzione in futuro delle candidature da parte di imprenditori e liberi professionisti….In altre parole: il numero dei politici di professione al Bundestag aumenterà ulteriormente, il contatto con i problemi della popolazione che lavora tenderà a diminuire”. E sulla FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG, Reinhart Müller commenta: “I giudici scrivono, a ragione che non è solo il libero professionista a non coincidere con il modello costituzionale di parlamentare indipendente. Ma è proprio qui il problema? Di quale modello si tratta? Fino a che punto il legislatore può intervenire nella libertà garantita costituzionalmente del mandato?”. “Al-Qaida ha perduto molti dei suoi militanti più anziani, ma al loro posto è arrivata un nuova ondata di giovani radicalizzati dalla propaganda” esordisce Jason Burke, esperto di fondamentalismo islamico, dalle colonne del quotidiano britannico THE GUARDIAN (03/07), sottolineando che “il dilettantismo degli attacchi è una magra consolazione”. Esiste un collegamento, per Burke, “tra gli attacchi di Londra e quelli di Glasgow”. “Alcuni dei nuovi adepti sono abbastanza giovani da avere un ricordo quasi infantile dell’11 settembre. Alcuni sono preparati ad agire. Talvolta con estrema violenza. Nessuno ha bisogno di indicazioni, e nonostante l’addestramento sia utile, non è tuttavia essenziale. L’obiettivo può essere infatti raggiunto senza far necessariamente precipitare un aereo passeggeri”. Per l’esperto, “con gli Stati Uniti praticamente inaccessibili, la Gran Bretagna è diventata il prossimo bersaglio preferito” e “Bin Laden non ha bisogno di mandarvi nessuno: i giovani pronti ad agire sono già qui”. “Tenere alta l’attenzione” costituisce “solo il primo atto. Servono anche azioni, prima che l’esodo tragicamente si completi”. È quanto afferma Andrea Lavazza nell’editoriale del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (05/07), all’indomani della manifestazione “Salviamo i cristiani”, promossa ieri sera a Roma dal giornalista musulmano di origine egiziana Magdi Allam. Strumento privilegiato, per Lavazza, “le relazioni tra Stati e gli accordi commerciali”, vero tasto “su cui si può agire, modulando fermezza e concessioni, con l’obiettivo di estendere progressivamente quei principi di tolleranza negati in molti Paesi. Quando ad esempio, si stanziano gli aiuti che evitano il collasso dell’Autorità palestinese, non sarebbe fuori luogo chiedere una maggiore tutela dei cristiani di Betlemme e di Gaza – rimarca il giornalista -. Senza dimenticare che a Beirut abbiamo inviato una consistente forza di pace e che a Kabul siamo impegnati a ricostruire il sistema giudiziario”. “Su altri tavoli, la leva sarà quella economica: pretendere garanzie per chi chiede solo libertà di professare la propria religione vale il sacrificio di qualche, pur lucrosa, commessa. Soltanto così le voci di ieri sera arriveranno a destinazione”. “Accusare di collusione con i servizi segreti comunisti (Sb) persone come padre. Andrzej Koprowski SJ è una palese ingiustizia” afferma mons. Jozef Zycinski in un’ intervista al maggiore quotidiano polacco “GAZETA WYBORCZA” (04/07). Secondo l’arcivescovo di Lublin i contatti con i servizi della Polonia comunista di padre Koprowski non hanno alcuna rilevanza e addirittura potrebbero non sempre corrispondere alla verità. “Nei documenti dei servizi i sacerdoti venivano spesso indicati come collaboratori a loro insaputa”, fa presente il presule, e ribadisce che secondo le testimonianze a lui pervenute il gesuita “spesso rischiava la pelle” per gli altri. Mons. Zycinski cita frammenti del rapporto stilato da uno dei funzionari che ha descritto padre Koprowski come “qualcuno che non aveva nessuna voglia di collaborare, che nutriva seri dubbi in merito ai nostri (della Sb) piani e che non è mai stato arruolato come informatore”. L’arcivescovo di Lublino definisce le opinioni attribuite a padre Koprowski sul cappellano di Solidarnosc, padre Jerzy Popieluszko, ucciso dai funzionari dei servizi, “non veritiere”, e riporta testimonianze secondo le quali “il gesuita non ha mai criticato le Messe per la patria celebrate da padre Popieluszko a Varsavia, che forse sono state la causa della sua morte”.